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"Dal Brasile con amore"... Splendida testimonianza dei giovani volontari al Valentino

“Come questa esperienza missionaria sta trasformando la tua vita?”. E’ questa una delle tante domande che si sono sentiti rivolgere i quattro giovani “missionari” protagonisti sabato scorso di una splendida e commovente testimonianza al Valentino. Presenti Veronica Pitzus, Beatrice Coppo, Alessandro Caccavo e Valeria Francescato, che insieme a Sabrina Verduci, Alba Giordano, Manuela Lantermino e don Danilo Allasia, hanno condiviso il mese di agosto come volontari in missione a San Carlos del Brasile. Insieme a loro per tre settimane anche don Sergio Accornero, sacerdote salesiano della comunità del Valentino e ormai “veterano” (questo era il 18° anno per lui in Brasile!), instancabile anche nelle sue vesti di traduttore per il gruppo, alle prese con il portoghese! Sincerità, commozione, grande desiderio di condivisione: con questo spirito i ragazzi e don Sergio hanno accompagnato i presenti alla scoperta dell’ambiente e delle situazioni nelle quali, dopo un anno di preparazione con il “Corso partenti” attivato da anni ormai dall’Ispettoria Salesiana e indispensabile premessa per ogni esperienza missionaria, si sono immersi per l’intero mese di agosto i9n terra Brasiliana. San Carlos, nello stato di San Paolo, è una città dell’entroterra posta su un altopiano a 800 metri di altezza, costellato di piantagioni di arance e canna da zucchero. Dei suoi 280 mila abitanti, ben 80 mila vivono in 7 raggruppamenti di favelas attorno alla città. I salesiani sono presenti nella zona da ben 50 anni e hanno 4 opere: una in città che accoglie quotidianamente 400 bambini delle elementari e delle medie per il doposcuola più una scuola professionale; l’Opera “Don Luciano”, aperta 6 anni fa direttamente in favelas, offre accoglienza a 140 bambini; un distaccamento ad Araraquara (50 chilometri da san Carlos), ospita un centinaio di bambini i cui genitori per la maggior parte sono in carcere; da ultimo il Comune ha affidato da qualche anno un orfanotrofio che ospita 30 bambini e ragazzi (i più piccoli hanno poche settimane di vita, i più grandi 16 anni). Inoltre i Salesiani hanno la responsabilità anche del prenoviziato, che ospita attualmente 7 ragazzi in cammino di formazione per diventare salesiani, e con i quali i ragazzi volontari hanno da subito istaurato un autentico clima di famiglia e di confidenza. I 5 salesiani di San Carlos mandano avanti queste opere, e sono supportati in estate da gruppi di volontari, il primo dei quali, un po’ per caso, ha iniziato 20 anni fa, “dirottando” la destinazione su San Carlos perché impossibilitato a raggiungere la Nigeria, a causa del clima politico non sereno… Partiti con la convinzione di donare tempo ed energie alla missione, ben presto i ragazzi, come è emerso dai loro racconti, si sono resi conto di ricevere molto di più: l’accoglienza loro riservata dai bambini e ragazzi, l’affetto rinnovato ogni giorno, il clima di famiglia che si è costruito da subito hanno dapprima “messo in crisi” i giovani missionari, e successivamente rimotivati a vivere al 100% questa splendida opportunità di portare soprattutto ai più piccoli l’abbraccio di don Bosco e del Signore. “La cosa che più sorprende bambini e adulti – hanno raccontato sabato sera – è che qualcuno decida a sue spese di trascorrere le proprie vacanze presso di loro… e soprattutto dedichi tempo ai bambini, che sono considerati poco e niente, almeno fino a che non si rivelino in grado di “produrre” e portare a casa qualche soldo”. Le povertà che si trovano in Brasile sono tante: il miraggio del guadagno facile spinge anche i più giovani sulle strade dello spaccio, della prostituzione… I bambini sono lasciati a loro stessi, mentre gli adulti magari già pagano in carcere gli sbagli commessi. L’amore gratuito e incondizionato è il regalo più bello che li rende sereni e gli può far sperare in un’esistenza più dignitosa. “E tornati a casa – proseguono i giovani testimoni – la missione riprende qui: con un senso infinito di gratitudine per ciò che si ha, per il dono della famiglia e degli affetti, per le opportunità che noi abbiamo di crescere umanamente, professionalmente… E il desiderio di spendersi per le povertà che troviamo anche qui, che non sono solo materiali, ma esistenziali: solitudine, mancanza di senso… Ci proviamo non senza fatica, conservando nel cuore quanto di grande e di bello abbiamo condiviso in terra brasiliana, dove sappiamo di avere una famiglia che ci pensa e prega per noi”.

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Barbara Marini

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