Nella “Stalla” di Moleto, un grande pubblico ha partecipato alla serata dedicata a Pinocchio e all’artista casalese Paolo Novelli.
Circa duecento appassionati del “burattino”, molti arrivati da Milano e Torino, hanno assistito alla serata (iniziata alle 21.30 e terminata dopo mezzanotte).
Caterina e Cecilia Barbieri di «Escudama» con Bernard Glenat di «Cave di Moleto» hanno introdotto la serata culturale coordinata da Roberto Coaloa, ideatore delle serate di «Undicimila Verbi» a Moleto.
Artisti, scrittori, collezionisti, critici d’arte e filosofi hanno discusso sulla figura di Pinocchio, che negli ultimi anni è stata assai presente nella produzione di artisti monferrini d’adozione. Nel 2007, ha ricordato Coaloa, il burattino di legno ha ispirato i disegni di Enrico Colombotto Rosso, il cui libro «Le bugie di Enrico Colombotto Rosso» è stato edito da Antonio Attini (presente alla serata). Inoltre, Klaus G. Renner, che vive a Ottiglio, è l’editore della traduzione tedesca del «Pinocchio» di Luigi Malerba.
Il critico d’arte Carlo Pesce (Insegnante al Liceo Cesare Balbo di Casale, ha scritto numerosi articoli per riviste specializzate come Tema Celeste o Segno. Ha descritto e fatto rivivere i quadri di Novelli, la cui vena fiabesca gli è valsa una collaborazione con il Museo Luzzati di Genova. Pesce ha notato come nello stile di Novelli non vi sia solo un coté naif ma anche una tecnica pittorica che lo avvicina a Chagall, Klee e Klimt.
È seguita una dotta analisi delle edizioni di Pinocchio di Daniela Di Spirito (collezionista di Pinocchio) e Antonio Attini (fotografo ed editore). Probabilmente la più grande interpretazione di Pinocchio è stata quella della disegnatrice Maria Augusta Cavalieri che pubblicò la sua versione ne 1924 per le edizioni Salani; quantunque macabro e decadente, quel Pinocchio fu davvero splendido. La versione di Benito Jacovitti è un’altra interpretazione memorabile.
Lo storico Roberto Coaloa (Docente all'Università statale di Milano. Giornalista a "IlSole-24Ore". Specializzato in storia dell'Ottocento e d'inizio Novecento, ha compiuto i propri studi nelle università di Milano, Heidelberg, Città del Messico e Aix-en-Provence, dove ha conseguito il « Diplôme européen d'Histoire des Idées et des Doctrines Politiques » alla Faculté de droit et des sciences politiques d'Aix-Marseille. All’Università Orientale di Napoli, è docente alla Summer School “L’impresa culturale nel Mediterraneo” per la creazione di eventi, promozione e sviluppo del marketing nel territorio mediterraneo) ha introdotto il tema della serata: Pinocchio. Ripercorrendo la vita del suo inventore Carlo Collodi (pseudomino di Carlo Lorenzini 1826-1890), figura tipicamente risorgimentale, il cui capolavoro, Le avventure di Pinocchio, è tra le opere italiane più conosciute all’estero. Coaloa ha raccontato come il libro ha influenzato la letteratura mondiale, in particolare quella russa. Aleksej Tolstoj, parente del grande autore di Guerra e Pace, ne ha fatto un sublime hommage, scrivendo una variazione sul tema delle avventure di Pinocchio. In realtà, già le favole russe contengono spunti magici ed esoterici vicini al tema trattato da Collodi. L’esempio è la favola del russo Afanas’ev, intitolata Terjosecka: due vecchi sposi desiderosi di avere un figlio anche nella tarda età avvolgono un pezzo di legno nelle fasce, lo mettono in una culla, gli cantano la ninna-nanna ed il semplice pezzo di legno si trasforma in un bambino che avrà molte disavventure a causa d’una strega che vorrebbe mangiarlo.
I filosofi Giorgio Seita (insegnate e copywriter) e Valerio Giacometto Papas (ricercatore e scrittore) hanno inquadrato la figura di Pinocchio nell’ambito delle influenze suscitate nella letteratura italiana. Seita si è poi soffermato sul «Libro parallelo» di Manganelli e Giacometto Papas ha illustrato uno straordinario lavoro letterario, artistico e creativo su Pinocchio: la rivisitazione del capolavoro di Collodi insieme a ventisette ragazzi dell’Istituto di Istruzione Superiore “Felice Faccio” di Castellamonte; un esperimento didattico dal quale è nato il libro, Pitócio. Le avventure di un burattino di terracotta. L’opera è uscita nel 2009, riscuotendo un grandissimo successo di pubblico, diventando uno spettacolo teatrale (con la collaborazione di Mauro Stante e della Compagnia ET: Esperimenti Teatrali).
Ha concluso la serata una “lectio” del filosofo casalese Glauco Tiengo (docente universitario all’Università di Roma III e in altre università europee, direttore della collana filosofica “Synesis” della casa editrice francese Harmattan, segretario editoriale delle collane “Il pensiero occidentale con testi a fronte” di Bompiani. È specialista del pensiero filosofico-religioso ed esistenzialista russo del Novecento, in particolare di Florenskij, Svestov e Solov’ëv. Specialista del pensiero fenomenologico francese. È direttore del Centro Studi sul Pensiero Religioso Cristiano e dell’Osservatorio Permanente sul Dialogo Interreligioso. È direttore di “Synagoghè – Quaderni Ecumenici” e attualmente è impegnato in una approfondita ricerca sui temi del tempo e della verità nel pensiero contemporaneo nell’elaborazione, originale e autonoma, di una teoria dell’eventità). «La figura di Pinocchio, - ha esordito Tiengo - fa riflettere su svariati temi. Ad esempio: cos’è la bugia? Un allontanamento dalla verità o il principale inganno con cui vediamo il mondo? Un ‘eccesso’ esistenziale oppure l’unica metafora del linguaggio che ci pre-dispone alla salvezza? E ancora: chi (ci) indica il bugiardo? Chi, in buona sostanza, può dirsi portare della verità, ammesso che possa essercene una… Difficile dirlo in quanto dalla ‘falsità’ o ‘verità’ della realtà che viviamo dipende tutta la qualità del nostro percepirla senza o con la cognizione di inventarla o viverla. E il simbolo (o la metafora) non ri-uniscono forse ciò che la bugia separa e disperde?». Sulla ‘falsariga’ di queste intenzioni si è mosso Glauco Tiengo introducendo il tema della bugia (comune denominatore nelle avventure di Pinocchio) dal punto vista filosofico, riflettendo sulle implicazioni etiche del ‘dire bugie’ e ripercorrendo alcuni momenti storici nei quali la bugia stessa è divenuta ‘sistema’ nell’indirizzare le abitudini antropologiche dell’uomo: dal ‘paradosso del mentitore’ di Aristotele al consiglio di Platone (mentire nell’interesse del popolo), dalla morale (legittimità) del ‘dir bugia’ di Agostino alla spregiudicatezza del pensiero di Machiavelli fino all’inganno della realtà virtuale. Perché, al limite, la bugia può anche salvare (è il caso di Ulisse) oppure insegnare redimendo, come per Pinocchio.
I prossimi appuntamenti di «Undicimila Verbi» alle Cave di Moleto sono a dicembre e a gennaio con il filosofo Armando Massarenti (curatore delle pagine di Scienza e Filosofia del Domenicale de IlSole-24Ore) e con il docente universitario Gian Piero Piretto.