Gian Marco Savio, trinese ma residente a Castel San Pietro di Camino, di professione antiquario, è salito alla ribalta della cronaca per la sua recente apparizione alla trasmissione televisiva “Mi manda Rai Tre”.
La vicenda è abbastanza curiosa, non tanto per il contenzioso affrontato durante la popolare trasmissione televisiva, bensì per quanto è accaduto successivamente. Savio, più di vent’anni fa, si era visto affidare un prezioso arazzo dalla famiglia Aiazzone, con l’incarico di fare ricucire la tela antipolvere nella parte retrostante.
In un secondo tempo, l’antiquario trinese decise di esporre quello stesso arazzo ad una mostra a Viterbo, dove lo stesso fu notato da un’incaricata dei Museo Vaticani che chiese di poterlo fotografare e da quello scatto si scoprì che l’opera apparteneva ad una collezione trafugata da una chiesa spagnola.
L’arazzo venne quindi sequestrato dai Carabinieri e affidato alle cure dei Musei Vaticani.
Qualche settimana fa la proprietaria si è rivolta alla trasmissione televisiva “Mi manda Rai Tre” per rivendicare l’oggetto e per fare chiarezza su tutta la storia - oltre ad invitare il noto antiquario Pratesi, che aveva venduto l’arazzo alla donna - una troupe si è anche recata presso lo studio milanese di Savio, per farsi raccontare l’accaduto e proprio durante queste riprese televisive, una telecamera si è soffermata su una delle opere che si trovano all’interno dello studio, un Cristo che apre e chiude gli occhi. Semplice suggestione, effetto ottico o cos’altro? Fatto sta che l’episodio non sfugge all’attenzione degli attenti telespettatori di Rai Tre che segnalano subito il fatto alla redazione della trasmissione. Così, la settimana successiva, Savio viene invitato in diretta dalla redazione, portando con sè l’oggetto in questione, e spiegando il mistero che si cela dietro l’opera.
«In effetti si tratta di un raro esemplare di automa del XVIII secolo napoletano - spiega lo stesso Gian Marco Savio che si ha portato a conoscenza della sua esperienza - in grado di fare quattro movimenti diversi. L’oggetto, in passato, aveva una funzione devozionale e catartica, e probabilmente veniva utilizzato durante le funzioni religiose». Una precisazione doverosa, quella sul meccanismo di questo raro oggetto, visto il clamore che ha suscitato.