Enti pubblici: danni per 450 milioni di euro. Le prime richieste delle parti civili insinuate nel processo penale contro Schmidheiny e de Cartier
di Massimiliano Francia
Poco meno di 273 milioni di euro. È la cifra richiesta dall’INAIL a titolo di rivalsa agli imputati del Processo Eternit, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis de Cartier, accusati dalla Procura di Torino di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antifortunistiche e per i quali l’accusa ha chiesto 20 anni di reclusione. Più altre pene accessorie.
Duecentosettantre milioni, una cifra enorme che INAIL ha dovuto sborsare per indennizzare le malattie professionali (asbestosi e tumori) causate dall’amianto a 1.651 lavoratori dell’Eternit a partire dalla data del 27 giugno 1966, il giorno da cui la Procura ha fatto scattare la responsabilità di de Cartier; cifra che non esaurisce il conto da presentare a coloro che la Procura di Torino reputa siano i due maggiori responsabili della «multinazionale della morte» ai quali INAIL chiederà in sede civile anche il pagamento dei danni non patrimoniali (morali, di immagine e così via...).
Qualora il tribunale non ritenesse di dover disporre immediatamente il versamento dell’intera cifra INAIL chiede una provvisionale (un pagamento provvisorio in attesa della conclusione dell’iter giudiziario) di poco meno di 186 milioni di euro «che corrisponde all’ammontare di rate di rendita effettivamente corrisposte», ha spiegato l’avvocato Sergio Nutini.
Il ruolo delle parti civili
Le richieste delle parti offese, persone uccise dall’amianto, familiari, malati, enti, sindacati e associazioni che da decenni si battono per cancellare l’asbesto dalle nostre vite e ottenere che qualcuno risponda dei danni che ha provocato, sono state introdotte dall’intervento dell’avvocato Davide Petrini che ha evidenziato come la presenza delle parti civili (le vittime e i danneggiati da Eternit, circa 6.000) non solo non ha ostacolato i lavori né costituito un «vulnus per il diritto di difesa», come lamentato dagli avvocati degli imputati in apertura del dibattimento, ma ha «rinvigorito il contraddittorio come dimostra la requisitoria della Procura» - ha detto Petrini - nella quale ci sono stati molti riferimenti ai testimoni portati in aula proprio dalle parti civili.
Ma ha inoltre messo i familiari al centro del processo al pari degli imputati «che peraltro - ha aggiunto - non si sono mai visti...».
450 milioni per gli enti
Ma il conto complessivo, solo per gli enti che ieri hanno avanzato le proprie richieste di ristoro danni si aggira sui 450 milioni di euro.
Quarantatré gli avvocati di parte civile che hanno presentato ieri il conto agli imputati e alle loro società, chiamate rispondere in solido con Schmidheiny e de Cartier.
Ne restano ancora 39 che interverranno fra domani - martedì - e lunedì prossimo.
Tempi rigidamente contingentati (15 minuti a testa al massimo) per rispettare i quali il Tribunale ha fatto anche installare cronometro, per evitare che qualcuno provi a fare il furbo e tiri in lungo.
«Male perverso, indecifrabile»
Da parte di tutti gli intervenuti la richiesta corale di condanna penale degli imputati alle pene previste dalla legge ma anche di accollare ai colpevoli le spese legali sostenute per la costituzione in giudizio e - da parte di molti - la richiesta che la sentenza di condanna venga pubblicata sui quotidiani.
Pronunciate da molti avvocati espressioni che esprimono l’incredulità per una strage folle, per «un male perverso, senza fine, indecifrabile» ha commentato l’avvocato Cataneo e per situazioni drammaticamente impensabili, come quella di una vittima colpita dall’amianto solo perché aveva fatto il militare a Casale.
«Non si esagera quando di parla di strage continua» (avvocato Cerrato), una strage che ha colpito - uno per uno - 2.889 persone.
«Una ferita sanguinante»
Consistente anche la richiesta di risarcimento avanzata dalla Regione Piemonte, 69 milioni di euro (o 35 di provvisionale) da versare con «immediata esecutività perché si tratta di denaro pubblico da destinare a interventi di pubblica utilità».
Cifra che comprende le spese vive sostenute dall’ente per le bonifiche, i costi sanitari ma anche il danno non patrimoniale perché la vicenda Eternit rappresenta una «ferita sanguinante - ha detto l’avvocato Cosimo Maggiore - nella storia di questa Regione e della Repubblica».
Le risorse per le bonifiche
Parole pesanti anche da parte dell’avvocato Guido Davico Bonino, legale del Comune di Casale e delle province di Torino e Alessandria.
Davico Bonino ha parlato di «tragedia umana e sociale» ricordando i 1600 morti che conta Casale, 600 fra i cittadini, persone che all’Eternit non hanno mai lavorato.
E ha messo in evidenza la mancanza di ogni risposta da parte di Stephan Schmidheiny chiamato personalmente in causa nel 1985 con una lettera dell’allora sindaco Riccardo Coppo: «Se quel grido di allarme fosse stato raccolto forse questi numeri avrebbero potuto essere controllati...».
Trenta milioni di provvisionale la richiesta del Comune di Casale in parte come ristoro delle spese già sostenute dal Comune per affrontare le problematiche delle bonifiche (quasi 9 milioni di euro) in parte indispensabili per arrivare al risanamento del territorio, visto che da parte dello Stato gli stanziamenti destinati al ripristino ambientale sono ridotti al lumicino e per liberarsi della polvere killer occorrono almeno altri 30 milioni.
Invece tutto rischia di bloccarsi.
Per quanto riguarda il danno non patrimoniale - invece - verrà quantificato davanti al giudice civile, sia per Casale sia per le province di Alessandria e di Torino.
«Attacco frontale alla salute»
Quarantacinque milioni la cifra richiesta dall’ASL-AL che eredita il lungo impegno degli enti che hanno gestito la sanità nel territorio inquinato dall’Eternit - «i 48 Comuni dell’ex USSL 76», ha sottolineato l’avvocato Dalla Torre per far fronte a «una aggressione diretta e frontale alla salute a seguito delle condotte poste in essere dagli imputati».
Oltre 23 milioni di euro invece da parte dell’INPS perché «senza la condotta illecita l’istituto non avrebbe proceduto a queste provvidenze erogate a favore dei lavoratori».
Due milioni e 600mila euro il conto presentato dalla Regione Emilia Romagna e altri due milioni di euro da parte del Comune di Rubiera a titolo di provvisionale salvo ulteriore ricorso in sede di giudizio civile.
Il danno ai sindacati
Danneggiati anche i sindacati, che hanno visto frustrata la loro stessa ragione d’essere.
Cgil nazionale non ha quantificato verbalmente la propria richiesta in aula ma - secondo indiscrezioni - avrebbe presentata un conto da cinque milioni di euro, a cui vanno ad aggiungersi un altro milione chiesto dalla Camera del Lavoro di Casale e 800mila euro della CGIL regionale del Piemonte.
CISL ha presentato invece una richiesta di 500mila euro per il livello regionale e di 300mila per la struttura provinciale di Torino.
Per Medicina Democratica richiesta da 250mila euro.
Impossibile per ora fare un conto complessivo del danno richiesto per risarcire le tante e tante vittime per cui ieri sono stati richiesti indennizzi molto diversificati compreso tra i 150mila e oltre un milione di euro.