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«Orgoglio tricolore. L'avventurosa nascita della nostra bandiera»

Le parole dell'inno nazionale, grazie anche alla nazionale di calcio, sono ormai stampate sulle labbra di tutti. Ben diversa sorte è toccata, invece, alla nostra bandiera, le cui origini sono quasi del tutto ignote o conosciute da pochissime persone. La nascita del tricolore, ora, è presentata in forma semplice e ben documentata dal libro intitolato «Orgoglio tricolore. L'avventurosa nascita della nostra bandiera», pubblicato da Lorenzo Fornaca e dall'Artistica Editrice (Asti, 2008), su iniziativa della Regione Piemonte, della Provincia e del Comune di Asti, del Comune di Castell'Alfero. Un volume miscellaneo, impreziosito dall'autorevole prefazione di Aldo A. Mola, che porta la firma di Ito De Rolandis, giornalista e scrittore, discendente diretto della famiglia di Giovanni Battista. E' a quest'ultino, e al suo amico e compagno di sacrificio Luigi Zamboni, caduti vittime a Bologna del tribunale pontificio nel generoso tentativo di ribellione, che si deve la scelta dei tre colori per le coccarde indossate nella rivolta e distribuite ai pochi simpatizzanti del movimento duramente represso. Arrestati in una locanda fuori dei confini della legazione e sottoposti a feroci torture, Zamboni sarà trovato impiccato in cella e De Rolandis condannato a morte per impiccagione. L'efferata esecuzione del patriota monferrino venne eseguita il 23 aprile 1796. Poco meno di due mesi dopo Napoleone entrava in Bologna, accolto come liberatore dal senato provvisorio, e ordinava la liberazione dei prigionieri politici, rendendo onori alle ceneri dei due eroi. Il 9 ottobre consegnava alla Legione Lombarda una bandiera con i tre colori delle coccarde adottate dai protagonisti della sfortunata insurrezione. Il 18 dello stesso mese nasceva a Modena la Legione Italiana, dotata di un vessillo con i colori delle ormai gloriose coccarde e contemporaneamente si costituiva la Confederazione Cispadana, che riuniva oltre a Modena le città di Bologna, Ferrara e Reggio Emilia. Nel frattempo Napoleone ordinava di erigere sulla Montagnola di Bologna, nel luogo dell'esecuzione capitale di De Rolandis, una colonna alla cui sommità era collocata l'urna di bronzo contenente le ceneri dei due patrioti, considerati ormai martiri della libertà. E il 6 gennaio 1796 la città ornata di festoni e imbandierata con il tricolore accoglieva l'inaugurazione della colonna. Il giorno dopo a Reggio si riuniva il Congresso della Repubblica Cispadana per assumere il tricolore come vessillo del nuovo Stato, siglato con voto unanime dai cento parlamentari. L'importante riconoscimento ebbe luogo nel municipio della città, in quella che sarà poi denominata la "Sala del Tricolore". Per questo motivo, il 7 gennaio è considerato la data ufficiale della nascita della bandiera italiana ed è singolare che proprio il Monferrato, che diede i natali a uno dei primi martiri della grande insurrezione patriottica, abbia anticipato il ruolo del Piemonte, destinato a diventare la culla ufficiale del Risorgimento. Dionigi Roggero Un museo al castello In pellegrinaggio con Ito «Ito De Rolandis, giornalista scrittore e ricercatore, è nipote diretto di G.B. De Rolandis. Questi con Luigi Zamboni diede vita ai moti bolognesi del 1794 durante i quali fu diffusa per la prima volta la coccarda tricolore italiana....» peschiamo la citazione in internet a proposito di «Orgoglio Tricolore» 24esimo libro di «Ito» re dei cronisti della non dimenticata «Gazzetta del Popolo», un «inviato» mai calato a «rubare notizie» (non facciamo nomi) ma un aiuto e un insegnamento per me giovane, se non giovanissimo, corrispondente del quotidiano torinese (che se la batteva alla pari con «La Stampa», anzi aveva per primo inventato le pagine regionali) alla prese a volte con eventi più grandi di lui... Lasciamo stare i ricordi e incontriamo venerdì Ito nella piazza principale della natia (classe 1934, non si direbbe) Castell'Alfero impreziosita da fontane e giardini con quinte la parrocchiale e il castello, per non parlare del panorama. Chiosa De Rolandis: «Io adoro queste colline, questi profumi, questa parlata, il modo di fare, e ciò che si dice...». E d'uopo rendere omaggio all'iperattivo sindaco Angelo Marengo nel suo ufficio al castello sotto il quadro di don Tommaso De Rolandis (altro avo illustre) il quale qui è ricordato perchè ottenne il 13 marzo 1706 che le due parrocchie di Castell'Alfero (S. Pietro di Cassano e S. Pietro di Lissano) fossero riunite in una sola parrocchia con sede nella chiesa del castello di S. Maria Assunta. Noi poi passiamo nella «Saletta De Rolandis» dove una lapide ricorda i patrioti. Il primo cittadino anticipa che in autunno grazie all'Università di Bologna, la coccarda tricolore, primo prezioso simbolo dell'Italia, sarà esposta per due mesi nella sala grande del castello; previsti un convegno e la presentazione del libro di De Rolandis con tutti gli autori. La visita ora è anche l'occasione per un mini tour ai sotterranei del Castello recuperati che ospitano grazie all'associazione C'era una volta, il museo «'L ciär» una mostra permanente di ambienti e momenti della difficile vita di un tempo. A fianco di un busto di Vittorio Alfieri ci apre Tiziano Toniolo (creatore del notevole sito internet del paese), mentre De Rolandis ricorda per l'allestimento l'opera di Mario Amerio (campione europeo tennis) col poeta Luciano Ravizza in collaborazione con l'ecomuseo di Asti. Il museo raccoglie migliaia di oggetti che costituiscono testimonianze della vita passata, contadinerie, giocattoli e ricostruzioni di ambienti casalinghi, scolastici, carcerari e di stalla. Ogni oggetto o macchinario esposto è stato accuratamente selezionato per la sua autenticità, è la prima volta ad esempio che osserviamo con curiosità gli strumenti per l'allevamento dei bachi da seta (i «bigatt»). Usciamo: uno sguardo al circolo ricreativo per un arazzo storico dei fiamminghi e all'arco delle delizie doev a «leggere le mura» si vedono i resti del ponte levatoio e dei merli ghibellini. Il «pellegrinaggio» continua in Via De Rolandis, alla casa del patriota, come ricorda una lapide in facciata. Con Ito ripercorriamo la genealogia di famiglia: papà Alessandro, madre Fernanda di Somma di Asti, che ha studiato a Torino con Bistolfi. Ito ha un figlio, Alessandro. Alziamo gli occhi ai soffitti decorati da Alfredo d'Andrade (1839-1915, tra le sue realizzazioni il Borgo medioevale di Torino) Un minuto di silenzio al primo piano nella camera dove Giovanni Battista, era nato il 24 giugno 1774, il tempo si è fermato: tutto è come allora. Saliamo nella torre-terrazza passando per il solaio (dove Ito conserva i suoi strumento da radioamatore evoluto), vediamo Villadeati, Tonco. e, sotto, le Chiese di S. Pietro dei Battuti bianchi e dell'Annunziata. Scendiamo nelle cantine dove esiste ancora un cunicolo che collegava la casa alla cascina de Rolandis più in valle. Ito regala ai due «Viaggiatori d'autore» due «storiche» bottiglie di barbera dell'anno della loro nascita. Firmiamo la «ricevuta» accanto a nomi illustri: Geuna, Marsico, Di Marco, Piero Angela, Ottavio Comand. Che casa! Fossimo in Inghilterra da pagare un ticket. Luigi Angelino Per visitare il museo telefonare a 0141 406612, 204332, 298138. Da aggiungere che l'Associazione 'C'era una volta' ha diffuso un bando di concorso per testo teatrale, scadenza il 28 novembre. Info luciano.ravizza@alice.it FOTO. Un particolare del Museo (la coltivazione dei bachi da seta) e la casa natale del patriota

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