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La situazione sul territorio

Coronavirus: come i farmacisti monferrini affrontano l'emergenza

Inizialmente c’era stata la ricerca forsennata di disinfettante e Amuchina per mani, poi quella di mascherine e ora di termometri e saturimetri

A distanza di poco più di un mese dall’emergenza sanitaria, quali sono stati i cambiamenti riscontrati dai farmacisti i quali, indubbiamente, sono tra coloro che continuano a lavorare in prima linea a stretto contatto con una clientela eterogenea per età, sensibilità, patologie ed esigenze?

Trascorse le prime settimane in cui tutti hanno cercato di procurarsi scorte oltre il normale fabbisogno, la situazione si è leggermente assestata, ma le richieste si sono fatte più variegate.

Inizialmente c’era stata la ricerca forsennata di disinfettante e Amuchina per mani, subito dopo quella di mascherine e, ora, anche quella di termometri e saturimetri per la misurazione della temperatura e dell’ossigenazione nel sangue. Tuttavia, parlando di saturimetro, come ben spiegava il divulgatore scientifico e ricercatore Roberto Burioni, il fai da te  non è consigliato in quanto potrebbe produrre risultati di dubbia interpretazione da parte di personale non medico o paramedico.

In aumento, inoltre, anche la richiesta di integratori per rafforzare le difese.

Presso tutte le farmacie poi, sono particolarmente richieste le consegne al domicilio, garantite principalmente e con priorità alle fasce deboli e fragili, ovvero ad anziani e soggetti con una o più patologie.

Passata la psicosi iniziale” commenta la farmacista Giada Valivano di Mombello Monferrato, “i timori si sono attenuati e la clientela si è organizzata per fare acquisti ordinati e raggruppando i farmaci necessari”.

A favorire tutto ciò, anche lo snellimento delle procedure. Grazie al nuovo decreto ministeriale, non è più necessario recarsi in ambulatorio per farsi prescrivere i farmaci: si può fare elettronicamente. Chi è meno tecnologico, può telefonare al proprio medico curante e farsi rilasciare due codici: i cosiddetti X e Y con i quali, unitamente al codice fiscale, il farmacista può stampare la ricetta e fornire il farmaco.

In attesa delle visiere per la protezione del viso, le farmaciste Paola Follo e Maria Calvo della Farmacia di Cocconato hanno allungato il nastro distanziatore per garantire le distanze al bancone e posto all’ingresso il gel disinfettante per mani. A Mombello Monferrato e Casale Monferrato, invece, si è ricorsi allo schermo in plexiglass che fa da barriera. Dovunque, gli ingressi sono contingentati. La clientela, quasi sempre, entra indossando guanti e mascherine.

“In città i clienti più anziani fanno scorte e delegano parenti e conoscenti per gli acquisti” commenta la titolare di una farmacia di Casale Monferrato; “altri, sfruttano il servizio della Croce Rossa organizzato dalla Protezione Civile”.  Nei paesi le consegne al domicilio vengono regolarmente garantite da quasi tutte le farmacie.

Ma qual è il cliente tipo più ligio ai provvedimenti?  Complessivamente, le regole vengono rispettate da tutti: forse, un po’ meno da qualche anziano che tende a sottovalutare maggiormente il problema.

In conclusione, i farmacisti continuano ad essere uno dei primi punti di riferimento e a fungere da collettore, ma anche un po’ da psicologi, mentre le farmacie vengono viste come avamposto sanitario, in quanto di più facile accesso e sempre disponibili.


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Marinella Miceli

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