Perù, “Jardines de plomo”: la ribellione dei bimbi alle fabbriche dei veleni
di Massimiliano Francia
Jardines de plomo, significa letteralmente Giardini di piombo, perché chi vive in quella valle avvelenata deve fare i conti con un inquinamento gravissimo che segna il destino della gente ancora prima di venire al mondo... Ma in spagnolo Jardin significa anche “asilo” (Jardin de infancia) e la traduzione potrebbe a ben vedere anche e proprio essere Asili di piombo, perché il film che Alessandro Pugno - regista casalese - ha girato in questi anni in Perù, parla soprattutto di bambini e delle loro vite minate da criminali che inquinano la loro terra: «Lì tutti hanno piombo nel sangue - spiega Pugno - gli animali muoiono e i bambini accusano problemi gravissimi, per la crescita e lo sviluppo intellettuale».
IL PROMO DEL FILM
Pugno il “format”, lo schema - purtroppo - lo conosce più che bene, perché è casalese e ha vissuto la vicenda amianto, che per certi versi è molto, molto simile. In Perù, a Huayhuay, a inquinare sono miniere e acciaierie, qui a Casale era una fabbrica manifatturiera, ma le ragioni, le condizioni e i modi sono analoghi: leggi inadeguate, arretratezza culturale e sociale, bisogno di lavorare e imprenditori senza scrupoli che col ricatto dell’occupazione barattano la vita (degli altri) con un bel conto in banca (il proprio).
L’aria e l’acqua avvelenate
«Quando ero piccolo - racconta Pugno in una intervista parlando dei suoi luoghi di origine - il paesaggio era velato di una polvere bianca». Ed è sempre il regista casalese a mettere in evidenza che a Huayhuay l’inquinamento è anche percepibile per la assenza di verde, per il paesaggio innaturale e inquietante che ne deriva.
A Casale era l’aria a essere inquinata, a Huayhauy è l’acqua a creare pericolo. Inquinamento che colpisce anche il suolo per le infiltrazioni delle scorie e minaccia una vicina valle agricola in cui si producono ortaggi destinati ai mercati della capitale del Perù, dove risiede un terzo della popolazione del Paese e che giungono persino in Europa. Anche il veleno è globalizzato, insomma.
Proiezione oggi a Trento
Jardines de plomo verrà proiettato proprio oggi, venerdì, al “Trento Film Festival”, una rassegna internazionale a cui sono stati ammessi peraltro solo due film italiani, e Jardines de plomo concorrerà al “Genziana d’oro” che è - tra i vari premi e riconoscimenti del festival - il più importante.
Il film racconta di questo luogo a 4000 metri di altitudine dove una volta pascolavano i lama e ora sgorga acqua torbida dalle rocce. Una maestra e i suoi alunni raccolgono campioni e li analizzano. Nell’acqua ci sono dei vermetti particolari, ma dove ci sono vermetti, c’è forse vita? No, c’è piombo!
Le prove sono scientifiche, ma chi ci crederà?
La comunità di Huayhuay, come tante altre, vive della miniera. E mentre un minatore vede che tutto ciò mette in pericolo il suo lavoro, sua figlia si rende conto che, forse, un giorno le cose cambieranno.
La consapevolezza - insomma - viene acquisita dai bimbi attraverso la conoscenza e l’osservazione, e grazie a una semplice maestra di scuola che decide di iniziare una ricerca e di mettere sotto gli occhi di tutti una realtà che nessuno dovrebbe ignorare perché ad essa non si può sfuggire: avvelenare la propria terra significa avvelenare le proprie vite.
È proprio l’incontro con un bimbo che riporta a casa il padre ubriaco a far scattare nel regista casalese la consapevolezza della forza straordinaria di questi niños, su cui ricade la possibilità di riscatto di questo popolo. Di lì il desiderio di offrire ai niños e allae loro famiglie un aiuto per la loro difficile e sacrosanta battaglia e per sperare in una vita migliore.
Come? Raccontando la loro storia, facendola conoscere, mettendo sotto gli occhi del mondo la realtà ingiusta in cui sono costretti a crescere.
Per ora il film è visibile solo nei festival, ma si spera che presto possa essere nelle sale, e far riflettere una volta di più sui danni che causa una imprenditoria priva di etica.
Chi è Alessandro Pugno
Alessandro Pugno, è nato a Casale Monferrato nel 1983 e vive e lavora tra Italia, Spagna e Sud America. Dopo aver lavorato come fotografo e pubblicato un libro di poesie (Fili d’oro tra le ortiche, finalista al Premio Montano 2006), nel 2007 crea Papaveofilms con cui dirige e produce tutti suoi documentari.
Nel 2012 realizza il suo primo lungometraggio “All’ombra della croce”, mostrato in diversi festival internazionali come Mar del Plata, Guadalajara, Sao Paulo, Lima, Malaga, Madrid, Annecy, Festival dei Popoli vincendo premi tra cui miglior documentario al Malaga Festival. Nel 2014 è stato selezionato al Berlinale Talents. “Jardines de Plomo” è il suo secondo lungometraggio.
Nella foto un momento delle riprese