Cambiare punto di vista e scoprire che in realtà gli italiani e l’italiano sono una minoranza. Una minoranza culturale e linguistica rispetto a ad altre nel mondo.
Comprendere e capire per scoprire scenari nuovi dove poter, perché no, sperare di trovare lavoro un giorno. È nata così l’idea di aprire una finestra sulla Cina, sul cinese ma soprattutto sulla storia e la cultura di un popolo che, agli occhi di molti, viene considerato una minoranza ma che di fatto non lo è. Anzi.
Ora lo sanno anche i 120 studenti dell’Istituto Balbo che hanno partecipato al primo corso di mandarino tenuto dal prof. Fabio Lavagno che si è concluso martedì.
«Mi sono resa conto dei pregiudizi che avevo nei confronti della popolazione e della cultura» ci ha confidato Giorgia Musso del Liceo di Scienze Umane. «Siamo una minoranza, è un concetto difficile da percepire» ha commentato la compagna Lucrezia Meneghin.
La scelta di attivare, seppur in via sperimentale, un corso di lingua cinese non è un vezzo ma la risposta ad un’esigenza che giorno dopo giorno, per le nuove generazioni, diventa necessità per il futuro. L’integrazione dei mercati e la globalizzazione hanno fatto sì che molte aziende (tante anche del nostro territorio) richiedano figure preparate e capaci ad affrontare il mondo e la cultura orientale, in particolare quella cinese. «La scelta di attivare un corso simile - ha spiegato Riccardo Rota, professore del Liceo Linguistico - risponde al bisogno dell’utenza. Lo conferma la massiccia adesione. Direi che è stata un’esperienza positiva per tutti che ci permette di ragionare su una maggiore articolazione dell’offerta formativa».
Soddisfatto per il primo esperimento come insegnate, è Fabio Lavagno. «Ho trovato dei ragazzi davvero preparati che hanno dimostrato grande serietà e apertura mentale. Ho dato loro la possibilità di avere un approccio generale alla “cultura linguistica” cinese sfatando molti luoghi comuni che caratterizzano il nostro punto di vista della Cina, della sua popolazione e della sua storia. Questa iniziativa ha un futuro».
E nell’ambito di un potenziamento disciplinare globale dell’Istituto, l’idea è stata ben accolta anche dal preside Riccardo Calvo: «Il ringraziamento è tutto per Fabio Lavagno che ha risposto alla nostra richiesta con grande disponibilità. Probabilmente questo tipo di proposta verrà ripetuta anche per il prossimo anno scolastico, magari in una forma diversa».
Un’idea che sembra piacere agli studenti. Alcuni di loro, infatti, vorrebbero avere la possibilità di scegliere il cinese fin dal primo anno di liceo e di studiarlo per cinque anni come già accade per l’inglese, il francese e lo spagnolo. Solo un’idea? Tutt’altro. L’Istituto sembra ben deciso ad attivare un corso simile che permetta ai propri studenti di avere “un’arma” in più in campo lavorativo.
Il pionieristico “Convitto Nazionale Umberto I” di Torino ha già varato il corso di “Lingua e letteratura cinese” con sette ore alla settimana il primo anno e cinque per i restanti anni. Sarà dunque Casale la prima città di provincia a sfondare le barriere (culturali e non) per andare alla conquista del “Far East”? Non resta che attendere...