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Viaggio a Conzano nei giardini acquatici di Eta Beta

Appuntamento venerdì mattina al giardino-vivaio Eta Beta, ospitato nella cascina Gualina di Conzano. Per chi arriva da Casale la strada più veloce è attraverso Occimiano attenti alla freccia Conzano (manca quella Eta Beta), i colori dell’autunno sono splendi ed esaltati da un sole primaverile. All’ingresso del giardino (sulla sinistra della strada qui il cartello c’è) ci attendono Enza Romano e Gianni Ricci, entrambi con professionalità maturate a Casale nei settori dei vivai e degli acquari, poi confluite nel 1992 nella grande passione per l’ambiente acquatico e palustre. Iniziamo la visita accompagnati dai proprietari e dal fedele cane Kiba. L’azienda di 20 mila mq è divisa in due parti: quella dedicata alla produzione di diverse centinaia di piante acquatiche coltivate in vivaio e nelle marcite naturali; quella degli ambienti acquatici, uno straordinario ecosistema autosufficiente con acqua pulita proveniente dai pozzi. Il nostro tour parte dal laghetto con il tavolato pedonale molto amato dalle scolaresche (non spingersi...); poi ammiriamo quello delle coloratissime e longeve carpe giapponesi Koi, allevate per scopi decorativi. Passiamo quindi ai laghetti delle ninfee, regine dell’acqua: quelle blu di origine tropicale e quelle rustiche coloratissime. Vicino le grandi foglie della Victoria amazzonica, così denominata in onore della regina d’Inghilterra. Gli specchi d’acqua sono popolati dalle Gambusie, i pesciolini attivi nella lotta contro le zanzare. Del resto qui l’obiettivo primario è quello di usare solo prodotti naturali per non danneggiare la fauna presente e a questo proposito Ricci ricorda la frequentazione dell’Istituto di Entomologia Agraria dell’Università di Pavia regno del prof. Mario Pavan, antesignano della lotta ecologica (ne sappiamo qualcosa per la laurea muliebre, ndr). Da angolo di Paradiso giapponese: intorno al laghetto dei fiori di loto, simbolo della purezza, le sculture di Regula Zwicky (v. box). Un curiosità è la biopiscina con l’acqua senza cloro, ma filtrata da piante. Ai lati di alcuni laghetti sagome di animali, ricavate da lamiere, si specchiano nell’acqua. Incantevole il giardino intimo, dove le stanze (così si chiamano gli spazi racchiusi) consentono di ammirare tanti splendidi angoli zen. I riflessi dell’acqua, il rumore che producono le cascatelle e le verdissime lenticchie d’acqua creano un’atmosfera che placa l’animo. Un breve riposo e un caldo caffè seduti ad un tavolino di metallo con una scultura di Giovanni Tamburelli, mentre ci fa festa una new entry, il bassotto 'Didì'. Discutiamo del futuro. I proprietari sono pronti per offrire i loro spazi agli artisti e si stanno organizzando per le visite guidate. Siamo curiosi, il nome Eta Beta è stato scelto dalla fondatrice ispirandosi allo scienziato genialoide di Topolino che dai suoi larghi pantaloni era in grado di trarre ogni genere mancante. All’uscita uno sguardo ai mini laghetti con ninfee e altre piante: occupano poco spazio disponibile per chi non può permettersi un lago vero; sono stati proposti da Eta Beta al castello di Masino. “Cammina accanto a me” le sculture di Regula Zwicky L’occasione per una visita al giardino-vivaio Eta Beta è l’installazione delle sculture realizzate dall’artista svizzera Regula Zwicky nella mostra all’aperto intitolata “Walk Beside Me” (“Cammina accanto a me”). Originaria di Zurigo, dove ha imparato il mestiere di scalpellino dagli artigiani svizzeri, dopo diversi viaggi in Europa e in Australia, raggiunge a piedi la città di Viterbo, dove scopre il “peperino”, la roccia magmatica tipica della provincia romana che deve il suo nome al termine latino “piper” (pepe), per la presenza di particelle di colore nere simili a grani di pepe. Affascinata dalla particolarità di quella pietra da scolpire”, nota come la perla di Viterbo, già ampiamente utilizzata per la costruzione dei sarcofagi etruschi e degli edifici pubblici romani, decide di rimanere, facendo della scultura la sua professione. Tra le sue opere alcune importanti e molto grandi sculture che sono nate da una esplorazione profonda di tutte le possibilità offerte dalla materia trasformata in scultura e dalla scelta dell’astrazione delle forme per essere più libera nell’esplorazione dello spazio, del ritmo dei pieni e dei vuoti. Ai margini dei giardini acquatici di Conzano le sue installazioni, che ispirano sentimenti contrastanti di solidità e di transitorietà, trasformano lo spazio in un campo di azione. La pietra si sposa bene all’acqua che è la forza vitale del giardino. Una foresta di figure scolpite in pietra su sottili steli di ferro installati attorno a un lago, invitano a camminargli accanto, a camminare con esse, ma promuovono anche un senso di progettualità, compreso come un sogno cosciente “che non si allontana dalla realtà ma la vede come un progetto, come qualcosa da ancora inventare”. La mostra, curata da Renata Summo-O’Connell resterà aperta fino al 29 novembre nei fine settimana (venerdì, sabato e domenica dalle 9 alle 17, negli altri giorni prenotazione al 349.7523198). FOTO. Enza Romano e Gianni Ricci su una passerella lignea di uno dei tanti laghetti di Eta Beta.

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