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Le scorie a Saluggia? Rischia tutto il Monferrato Casalese

«I rilasci incontrollati avvenuti nel recente passato hanno contaminato, fortunatamente, solo la falda superficiale. In caso di fuoriuscita di materiale radioattivo e di contaminazione della falda profonda, quella che alimenta i pozzi dell’Acquedotto del Monferrato situati a poca distanza dall’Eurex, le conseguenze non sarebbero tanto su Saluggia, che attinge l’acqua potabile da altri pozzi situati a monte, ma soprattutto per gli abitanti del Monferrato». Lo afferma Umberto Lorini (nella foto), già vicepresidente di Legambiente Piemonte e direttore del giornale locale Gazzetta con il quale continuiamo la nostra inchiesta sulla vicenda del raddoppio del deposito di scorie nucleari D2 di Saluggia per lo stoccaggio del materiale radioattivo autorizzato recentemente dalla Regione Piemonte. Vicenda che ha suscitato grande preoccupazione appunto perché a proprio Saluggia ci sono i pozzi dell’Acquedotto del Monferrato che servono un centinaio di Comuni fra cui moltissimi nel nostro territorio e perché molte cose fanno ragionevolmente temere che - come spesso accade nel nostro Paese - il provvisorio sia destinato a diventare definitivo. I rischi maggiori in caso di fuoriuscite dai depositi sarebbero dunque, anziché per il centro abitato di Saluggia, situato a monte dell’Eurex, per i territori a valle. «A Saluggia non c’è mai stata una centrale nucleare per la produzione di energia - continua Lorini - ma di fatto è questo, oggi, il principale deposito nazionale: nel sito in riva alla Dora Baltea sono stoccate le scorie di materiali radioattivi che nella seconda metà del secolo scorso sono state portate qui dalle centrali italiane e anche dall’estero». Ma per Lorini «se davvero l’obiettivo fosse quello di allontanare le scorie dal sito Eurex entro otto-dieci anni, non saremmo qui nel 2016 ad assistere alla costruzione di nuovi depositi, enormi e costosissimi, come il D2, autorizzato nel 2005 come “struttura di emergenza” in area inedificabile e non ancora completato. «L’emergenza è finita e il deposito non è ancora pronto. Quindi i casi sono due: o all’Eurex, come ci raccontano ai Tavoli di trasparenza e nei convegni, si punta ad avere il “prato verde” entro pochi anni - ma allora la costruzione di questi depositi costituisce uno spreco di denaro, perché presto dovranno essere abbattuti - oppure quel cronoprogramma è uno specchietto per le allodole, e si costruiscono depositi “temporanei” a Saluggia perché Sogin e il Governo per primi sono consapevoli che il Deposito Nazionale non ci sarà prima di altri venti-trent’anni o forse più. Ma allora devono dirlo chiaramente, non illudere la popolazione locale». «Oltretutto - aggiunge Lorini - Sogin, nel sito Eurex di Saluggia, costruisce depositi ma non sta portando avanti le attività già autorizzate e più urgenti. Ha preso possesso del sito, che prima era gestito dall’Enea, più di dieci anni fa e ancora non ha iniziato la solidificazione delle scorie liquide, che sono le più pericolose: l’impianto Cemex, che dovrebbe cementarle in vista di un loro trasporto in altro sito, è ancora da costruire. Sogin a Saluggia non pensa a fare gli impianti necessari per il decommissioning, pensa solo a fare nuovi serbatoi e nuovi depositi». Sotto l’aspetto delle finanze comunali c’è poi quello che Lorini definisce “doping economico”: le compensazioni erogate annualmente dal CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ai Comuni che ospitano impianti nucleari stanno diventando, in molti casi, “strutturali” per far quadrare i bilanci in particolare in paesi di piccole dimensioni. «Sono fondi che dovrebbero essere finalizzati ad investimenti in campo ambientale, ma molte Amministrazioni li utilizzano per pareggiare le uscite del bilancio corrente. Si tratta di decine, in certi casi centinaia di migliaia di euro all’anno: ormai ci sono Comuni che economicamente “dipendono” dalle compensazioni nucleari». Che fare, quindi? «Da un lato - conclude Lorini - è necessario che il Governo predisponga il Programma nazionale per la gestione delle scorie (che avrebbe dovuto essere pubblicato entro fine 2014, ndr) e che mandi avanti l’iter per l’individuazione del sito per il Deposito Nazionale, anziché tener bloccata la CNAPI (Carta delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari) che è pronta da un anno ma non viene pubblicata. Dall’altro lato, relativamente al sito di Saluggia, anziché costruire nuovi depositi Sogin deve fare un vero decommissioning, a partire dalla solidificazione delle scorie liquide e alla predisposizione di un piano per il loro allontanamento».

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Barbara Marini

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