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Manifesto
«Italia, muoviti!». La rigenerazione dello sport nazionale
L’ambizioso progetto lanciato dal tecnico Mauro Berruto
È lui che lancia un urlo, un “frontman” del movimento messo in piedi insieme a Fabio Pagliara, segretario generale della Fidal. “Sportivi. L’Italia che si muove” è il manifesto scritto da Mauro Berruto, tecnico, filosofo e speaker dello sport, il quale ha lanciato un appello d’allarme per tutta l'attività italiana di base . L’ex coach della Nazionale maschile di pallavolo condivide sulle nostre pagine la sua “battaglia”, nelle giornate di protesta del settore dopo le chiusure imposte dagli ultimi Dpcm.
Tutto come da copione, afferma Berruto. «Non sono né Nostradamus né Cassandra per aver previsto a luglio con un post sui miei canali social l’attuale stato di crisi dell’intero mondo dello sport. È stato semplice leggere la realtà: il sistema dello sport di base è durato settant’anni, fondato sui contributi dei privati, delle famiglie e sugli impianti pubblici e privati, a turno è stato messo in crisi da uno di questi tre pilastri, senza mai crollare. Il Covid-19 ha fatto esplodere i tre ambiti. L’appello del manifesto è quello di salvare la vita a tutto il movimento: la volontà di guardare a un modello nuovo, perché se non ora quando? L’idea di procedere oggi ti permette di avere una visione a medio-lungo termine. Riprendendo la battuta del film Patch Adams, “Se ti concentri sul problema, non vedrai la soluzione”».
Rigenerazione è un vocabolo che ritorna spesso nel documento. «Significa in primis una riqualificazione delle tante aree urbane dismesse, in impianti sportivi per la comunità. Rigenerazione è anche riconversione. Se fossi il presidente di una società di pallavolo, se le ragazzine non hanno la possibilità di allenarsi, le manderei a fare atletica nel parco, ma se non possono fare neanche questo, allora dovrebbero imparare la storia dello sport, la cultura delle attività, storie di campioni, un punto che mi sta particolarmente a cuore, come indicato nel tredicesimo punto del manifesto. Un’attività che si dovrebbe fare sin da subito, magari attraverso un programma di didattica a distanza: quando si tornerà ad effettuare il gesto tecnico agonistico, magari tra un anno, queste ragazze saranno allenate mentalmente e allo stesso tempo stimolate a produrre un determinato risultato agonistico. La cultura dello sport è parte integrante di tutte le discipline: le aree dell’allenamento sono quattro, preparazione fisica, tecnica, tattica e mentale». Questo appello è rivolto a tutti, per cambiare, in meglio.
Da ieri, lunedì, si dedicheranno tredici giorni a ogni punto del manifesto, affinché tutti possano contribuire, non economicamente, ma intellettualmente alla realizzazione delle idee che sono contenute nelle tredici azioni. Continua l’ex DT della Fitarco: «Dobbiamo costituire un dossier per ogni punto e tutte le regioni d’Italia risulteranno coinvolte in questa fase. Riscriveremo a tutti i dodici mila firmatari, per lanciare un progetto. Un libro di tredici capitoli che sarà a disposizioni di tutti: dal Coni al Ministero dello Sport. Non vogliamo tirare la giacchetta a nessuno…».
Questo manifesto è espressione neutrale di un mondo che rende attivo l’intero movimento. 92 campioni (Massimiliano Allegri, Yuri Chechi, Adriano Panatta, Filippo Tortu…) e oltre 12mila volontari, dirigenti, atleti hanno già firmato l’ambizioso progetto su www.culturaitaliae.it. L’idea di Mauro Berruto è la seguente: «Proprio gli sportivi devono essere utilizzati come un focolaio di comportamenti virtuosi. Le pandemie si combattono con comportamenti virali. Chi ha una visione politica vera ammette che lo sport produce soldi: un risparmio gigantesco per il sistema sanitario nazionale. Lo sport deve essere un bene essenziale.
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