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Tagli alle Province: con un presidente e tre consiglieri come si governa il territorio?

In Piemonte scompaiono tre Province: Asti che viene accorpata ad Alessandria, Biella che farà coppia con Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola che andrà con Novara. Lo ha deciso mercoledì scorso il Consiglio dei Ministri che ha approvato il decreto-legge finalizzato al riordino territoriale. La riforma sarà attiva a partire dal 2014 e a novembre del 2013 (una domenica dal 1° al 30) si terranno invece le elezioni per decidere i nuovi vertici. Dal 1° gennaio prossimo le Giunte provinciali saranno soppresse e il presidente potrà delegare l’esercizio di funzioni a non più di 3 consiglieri. Per assicurare l’effettività del riordino, senza necessità di ulteriori interventi legislativi, il Governo ha delineato una procedura con tempi cadenzati ed adempimenti preparatori, garantiti dall’eventuale intervento sostitutivo di commissari ad acta. Resta fermo il divieto di cumulo di emolumenti per le cariche presso gli organi comunali e provinciali. Resta altresì ferma l’abolizione degli assessorati. Infine gli organi politici devono avere sede esclusivamente nelle città capoluogo. Il riordino delle Province è il primo tassello di una riforma più ampia che prevede la riorganizzazione degli uffici territoriali di governo (prefetture, questure, motorizzazione civile...) in base al nuovo assetto. Dunque anche gli altri uffici su base provinciale saranno di fatto dimezzati. Al termine di questo processo sarà possibile calcolare gli effettivi risparmi che comporterà l’intera riforma. Di questa, come detto, a farne le spese maggiori è la Provincia di Asti. Lunedì il presidente Maria Teresa Armosino aveva annunciato le dimissioni: «Hanno deciso di chiudere le Province e stanno prendendo i nostri enti per fame, ossia facendoci mancare le risorse finanziarie anche per svolgere le minime attività essenziali. Le disposizioni governative che aboliscono molte Province non tengono conto della buona amministrazione». La Armosino ha illustrato alcune cifre relative ai conti della Provincia di Asti che evidenziano in modo netto il taglio di risorse che ha subito l’ente nell’ultimo quinquennio: «Abbiamo un avanzo di amministrazione 2011 ancora da applicare che ammonta a circa 1,6 milioni di euro e tutt’oggi dalla Regione attendiamo trasferimenti per circa 8,8 milioni di euro». A gioire, per modo di dire, è sicuramente Vercelli che pareva essere destinata, in un primo momento a far parte di una grande provincia insieme a Biella, Verbano e Novara (scelta come capoluogo). Con il mantenimento di Vercelli restano anche le spinte “secessionistiche” del territorio Casalese: alcuni, infatti, non vedono di buon occhio l’accorpamento di Asti con Alessandria («già contiamo poco in questa Provincia, adesso che c’è Asti conteremo sempre meno» è il pensiero di molti). Sulla questione abbiamo sentito il sindaco di Casale Giorgio Demezzi: «Come volevasi dimostrare il riordino delle Province era indipendente dalle nostre decisioni se rimanere oppure no con Alessandria. Ora però si aprono scenari diversi da valutare con tutta calma. Nelle scorse settimane ho preso parte ad alcuni incontri con i piccoli Comuni che sono alle prese con il problema delle Unioni. Per loro c’è tempo fino alla fine dell’anno: a questo va la nostra priorità e la nostra attenzione». E sulla convocazione degli “stati generali” per discutere sulla Provincia di appartenenza? «Ripeto che c’è tempo e la questione deve essere valutata con cura. Le decisioni si prendono insieme visto che esiste il rischio di dividere il territorio». E sulla riorganizzazione delle Province arriva una presa di posizione del PD provinciale di Alessandria: «Pur muovendo dal presupposto positivo, di ridurre il numero e semplificare la rete amministrativa, creando con le nuove Province enti intermedi più grandi, il decreto licenziato dal Governo è destinato a creare più problemi di quanti ne vorrebbe risolvere. Inaccettabile e prevaricatoria è, infatti, la norma che prevede la soppressione delle Giunte a decorrere dal 1° gennaio, e la sua sostituzione con una sorta di balzano “direttorio” costituito dal Presidente e da tre Consiglieri delegati, che dovrebbero guidare l’ente fino alle elezioni del 2013. Un pasticcio amministrativo: esattamente il contrario di ciò che servirebbe, vale a dire la piena operatività delle Giunte provinciali, proprio nel guidare la transizione dai vecchi ai nuovi enti. Nel caso di Alessandria, questa misura appare per di più connotata da una concezione “autoritaria” del rapporto tra Governo centrale e Autonomie locali, del tutto irrispettosa della prova di responsabilità di cui, in primo luogo il Presidente Filippi, e in secondo luogo tutta la maggioranza che lo sostiene, hanno dato prova nelle scorse settimane, decidendo di rimanere al loro posto, nonostante i molti rischi, non solo politici, e procedendo in poche ore a ridurre, con una scelta difficile e dolorosa, alla riduzione del numero degli assessori, anche per dare un segnale sul fronte del contenimento dei costi della politica. E’ evidente, perciò, che come PD provinciale, in linea con quanto già espresso dal nostro partito a livello regionale, faremo ogni pressione affinché le storture del decreto licenziato dal Governo siano corrette nel corso dell’iter parlamentare».

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Barbara Marini

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