Articolo »

Il vescovo Catella: «Il lavoro rappresenta la prima emergenza sociale del nostro territorio»

Riceviamo e pubblichiamo il messaggio del vescovo di Casale, Alceste Catella per le solennità di fine anno. Carissimi, anche quest’anno - in occasione della celebrazione del Santo Natale - desidero giungano a tutti voi l’augurio, la benedizione, l’attestazione della stima, dell’attenzione, dell’incoraggiamento del Vescovo per ciascuno e per ciascuna famiglia. Il Signore sia con voi! Vi rivolgo il saluto più frequente della liturgia. Sono parole così semplici, eppure sono così belle! Ma, forse, si dovrebbe dire, più giustamente: il Signore è con noi! Il Signore, infatti, ci ha visitati, continuamente ci visita e rimane con noi per sempre. Lo Spirito di Dio abita nei nostri cuori dal giorno del Battesimo e ci rende “tempio vivo” del Signore: davvero il Signore è con noi! Le Scritture sacre, che ascoltiamo nell’assemblea liturgica e meditiamo nel silenzio pensoso della nostra preghiera, sono la presenza amica della sua Parola: di quella Parola eterna che, un giorno, ha fatto il cielo e la terra, che è entrata in colloquio con noi per svelarci il segreto intimo della sua vita e per introdurci in una comunione d’amore e di gioia con lui. Ma eccoci alla pienezza del tempo, al cuore stesso della storia degli uomini: quella Parola – che è il “Verbo” eterno di Dio – entra nelle nostre vicende umane, le accoglie tutte in se stesso, assume i lineamenti del nostro volto: Dio si fa uomo! Dio diventa, nel cuore e nel grembo di Maria, “carne umana”. È questo l’evento centrale della storia, che Giovanni, l’evangelista, rapito da uno stupore senza limiti, canta: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Giovanni 1, 14). È il Natale cristiano: il Signore è con noi! E che il Signore è con noi vorrei venirlo a dire di casa in casa. Vorrei dirlo, con tutta la forza del mio cuore credente, anche nella vostra casa: nella “tua” casa! Vorrei sostare più a lungo là dove c’è un dolore che chiede conforto, una malattia che invoca guarigione, una divisione che aspetta la riconciliazione. Proprio in forza di questi sentimenti non posso restare assente ed estraneo di fronte alle notizie riportate in questo stesso giornale riguardanti il mondo del lavoro; ci parlano di dolorosa preoccupazione per tanta parte della nostra popolazione. Non possiamo sottovalutare una tale situazione illudendo noi stessi con un ottimismo di facciata, altrimenti tradiamo la verità e questo deresponsabilizza le persone portando parte della popolazione a vivere come sempre ha fatto finora, ignorando chi fa piu’ fatica o considerando questa crisi in modo superficiale come “passeggera” e non come un fenomeno che già sta cambiando i nostri stili di vita e quelli delle generazioni future. Il lavoro rappresenta la prima emergenza sociale del nostro territorio e non ci consola certo il fatto che siamo in buona compagnia con il resto del nostro Paese, dell’Europa e di tante altre parti del mondo. Sì, credo che compito della Chiesa sia quello di porsi accanto a chi vive queste drammatiche situazioni, di richiamare quanti a diverso titolo hanno ruoli di responsabilità e di governo nella nostra città e nel nostro territorio perché facciano tutto quanto è possibile. Ed è compito della Chiesa anche richiamare alla speranza che va fondata però su una ripresa di valori spirituali ed etici perché è in questi valori che si può trovare una riserva di forza e di coraggio nei momenti difficili: come credenti dobbiamo essere testimoni credibili del fatto che la fede in Dio,la fraternità e la comunione che ne derivano innestano processi anche economici e sociali capaci di essere stimolo alla costruzione di una società piu’ giusta e pacifica.

Profili monferrini

Questa settimana su "Il Monferrato"

Barbara Marini

Barbara Marini
Cerca nell’archivio dei profili dal 1871!