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L’accordo tra Comune e Demanio per la nuova caserma Carabinieri

Valorizzare il patrimonio, mantenendo importanti servizi e fornendo uno sviluppo della città. Ecco come si inquadra il protocollo d’intesa tra Comune a Agenzia del Demanio che riguarda la nuova caserma dei Carabinieri e l’immobile della caserma Mameli di via Cavour. Mercoledì a Torino si è tenuto un incontro a cui ha preso parte il direttore dell’area operativa nazionale del Demanio, i rappresentanti dell’Agenzia del Demanio regionale e il Comune rappresentato dal sindaco Giorgio Demezzi e da alcuni tecnici. «È stato definito un percorso per la realizzazione della nuova caserma dei Carabinieri: in pratica il Comune cede al Demanio la superficie di terreno, accanto al Palazzetto dello Sport e all’area destinata al Centro Direzionale, e una parte di immobile che ospita il Commissariato. In cambio acquisisce dal Demanio, la caserma Mameli». Una “permuta” che va incontro anche alle esigenze del Demanio «in quanto deve liberarsi degli affitti passivi come quelli pagati per l’attuale caserma dei Carabinieri e per la nostra parte di Commissariato». Inoltre si impegna «a dare il via alla progettazione della nuova caserma. Queste le scadenze dell’operazione: entro marzo porteremo in Consiglio il Protocollo d’Intesa tra Comune e Demanio. Successivamente quest’ultimo si incarica di realizzare il progetto che dovrà essere terminato entro l’anno per far partire, ad inizio 2014, il bando di gara per la costruzione». In un periodo di crisi e di pochi stanziamenti, un’operazione di questo genere sarebbe a “costo zero”: «Noi abbiamo cercato di studiare un percorso condiviso dai due enti per valorizzare il patrimonio, risparmiare, dare uno sviluppo alla città ma soprattutto mantenendo e potenziando un servizio importante come quello dei Carabinieri. E poi, in quest’area, si inquadra anche la superficie per un nuovo centro direzionale che significa sviluppo urbano e occupazione». Per non dimenticare la caserma Mameli: «La nostra intenzione, come abbiamo già detto in passato, è quella di trasferire la biblioteca».

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Barbara Marini

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