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  • 26 agosto 2008
  • Casale Monferrato

GATTI GRIGI SUL PAVIMENTO CALDO

Oggi sono solo , tutti, uffici. Quando, al secondo piano di via Magnocavallo 11 - sic, allora – io abitavo in uno dei tre alloggi che vi si aprivano, alla cima dei sessantatre gradini, si entrava in un lungo corridoio . Al fondo c’era la porta dell’appartamento in cui ho abitato più a lungo. Invece a sinistra si apriva quello con la terrazza – che però era comune ai tre – in cui ero approdata a quattro anni. Anche a Torino, dove abitavo in via Peyron, mi pare ci fosse una lunga anticamera, in cui passavo ore con mia madre che mi raccontava storie e cantava tante canzoni per me che le imparavo rapidamente e non la criticavo per la sua voce stonata. Anch’io del resto sono stonatissima, con mio grande dispiacere e nonostante il mio amore per la musica. Ricordo ancora le canzoni della prima guerra mondiale che nessuno sa più . mia madre allora era alle elementari, dove le insegnavano ai bambini, come Lassù nella casetta – d’Italia sul confin…. Ecc. ecc.. Non ricordo in quale corridoio mi cantasse quelle più allegre. A Casale, penso. D’inverno allora il pavimento era caldo, perché avevamo un buon riscaldamento a carbone assicurato dall’enorme caldaia nell’acherontica cantina . Su quel pavimento io piccola giocavo seduta e ascoltavo i canti di mia madre che non sapevo certo criticare. Ricordo che qualche anno dopo, quando la guerra aveva reso gelide le case, dicevo alle mie amiche con cui ormai recitavo commedie di nostra invenzione, giocavo alle spie. –Sai, una volta cadere sul pavimento era quasi piacevole. Era caldo, adesso è gelato. – Allora ero convinta che tutte quelle che ascoltavo fossero canzoni del tempo passato, che già allora mi attirava, perché ricordare mi è sempre piaciuto. Le imparavo e le ripetevo felice anche più tardi, perché mi ricordavano quella prima infanzia, quando in casa l’unica bambina ero io, e non dovevo dividere gli affetti con nessuno. Tutte queste immagini mi sono ritornate alla mente qualche sera fa quando a Bardonecchia, sotto una torrenziale pioggia gelida, sono approdata al Palazzo delle Feste per assistere alla rappresentazione di Scugnizza , di Lombardo – Costa, data dall’Alfa Teatro di Torino. Non l’avevo mai vista, ed è stato quindi con meraviglia e con un sobbalzo al cuore che l’aria – Salomè, una rondine non fa primavera – e di sera – tutti i gatti sono grigi , lo sai – mi ha fatta approdare con un balzo sul pavimento tiepido del corridoio di tanti anni fa , a Casale. No, non erano canzoni quelle, erano arie inserite in una storia allegra e divertente quanto improbabile che la compagnia recitava con piacevole brio. Per questo l’ho ascoltata con gioia e tremore, collegandola col mio affetto per Casale dove per la prima volta avevo sentito quei pezzi, non importa se un po’ stonati, seduta sul pavimento caldo della mia infanzia. E i gatti – che lì sono tutti bigi – mi commuovevano tanto quanto i cieli bigi della Bohème, cantati invece da mio padre che intonato lui lo era. E io, abbonata ormai da tanti anni alla stagione del Regio di Torino, ho ascoltato sempre quelli cantati perfino da Pavarotti, e avevo dimenticato completamente i gatti grigi napoletani che si sono riaffacciati prepotentemente alla mia memoria in una sera di pioggia in montagna. Elena Cappellano

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