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“Lezioni di tenebre”: la casa di Colombotto Rosso

Partecipazione di pubblico eccezionale al Circolo della Stampa di Torino per la presentazione dell’opera fotografica di Antonio Attini “Lezioni di tenebre”, dedicata alla casa caminese di Enrico Colombotto Rossouno tra gli artisti più straordinari ed al contempo più misteriosi del nostro tempo. I tantissimi ammiratori del Maestro hanno seguito la proiezione che ha accompagnato il sontuoso libro d’arte che, in tiratura limitata di 1000 copie, è andato letteralmente a ruba. La serata, introdotta dal vice presidente dell’Ordine dei Giornalisti Angelo Caroli, con interventi della giornalista Virginia Colacino e del critico Janus, ha comunque permesso di avvicinare i presenti a quel mondo incantato nel quale Colombotto Rosso coltiva la sua fertile immaginazione. “Una tenebrosa casa dei sogni – ha raccontato lo stesso artista – dove io stesso vivo come se fosse la casa di qualcun altro”. La dimora ha un fascino senza pari: una casa con una vita sua, dove trovare rifugio, pace ed ispirazione, dove l’artista e collezionista ha accumulato i ricordi di innumerevoli anni dando vita ad un tempio della memoria, dove migliaia di oggetti, dipinti, fotografie, libri, cimeli del passato, giocattoli antichi, si rincorrono da una stanza all’altra dando luogo a suggestioni profonde. Grazie all’opera di Attini, ora è possibile addentrarsi in questo luogo magico e oscuro, lasciandosi cullare da immagini – rigorosamente in bianco e nero – belle quanto inquietanti. Il lavoro del fotografo – originario di Cantavenna (borgo dove trascorre ancor oggi i suoi fine settimana) e molto quotato anche a livello internazionale – è durato alcuni anni. “Ho scattato fotografie a questa casa dal 1992 al 1996 – ha spiegato Attini – le ho stampate personalmente e le ho conservate con cura in diversi album fotografici, così quando ho deciso di realizzare quello che era uno tra gli obiettivi che mi ero posto all’inizio della mia carriera professionale - cioè editare in proprio una mia opera - non ho avuto dubbi. Sono onorato di aver potuto ritrarre, attraverso la sua casa, un aspetto della personalità di Enrico. Spero che un giorno questa abitazione possa diventare un museo che tutti possano visitare”. Marina Maffei

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Federico Nardi

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