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Taglio del nastro
Il ricordo di Dea Rota Melotti a Sala Monferrato
Alla staffetta partigiana intitolato il Belvedere del paese e le panchine arancione e viola
Dea Rota Melotti, la staffetta partigiana, la Prima Cittadina di Sala dal 1985 al 1990, l’ostetrica “che ha dato una lezione di cura politica”, veglia da domenica 14 giugno sul suggestivo scorcio panoramico di Via Valle. L’Amministrazione del Sindaco Mario Melotti ha infatti dedicato a una delle esponenti più significative della Resistenza monferrina, personaggio chiave della prima edizione del “Partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio, il “Belvedere dell’Anima” sul lato orientale del concentrico, affacciato sulle colline che lo separano da Treville, Ozzano e Cella Monte.
La cerimonia ha condensato, in un’unica giornata, gli anniversari della Liberazione dal nazifascismo e, soprattutto, gli otto decenni dalla nascita della Repubblica, accendendo i riflettori sui quattordici mesi fra il ritorno alla democrazia dopo la fine della dittatura di Benito Mussolini e il tramonto della monarchia, con l’abdicazione e l’esilio in Portogallo del “Re di Maggio”, Umberto II. Un “passaggio di consegne” istituzionale di cui Dea Rota Melotti fu testimone in prima linea: ottant’anni dopo la staffetta partigiana, la donna che “doveva essere invisibile” diventa l’eroina di un paesaggio, patrimonio di un borgo che, assieme alla vicina Ottiglio, si è incamminato lungo la direttrice della sostenibilità ambientale e dell’inclusività. Entrambi i paesi, che dal 2024 compaiono della Guida dei Comuni Sostenibili 2025, taglieranno a settembre il nastro di un sentiero inclusivo e “multietnico”, che abbraccerà e metterà in comune le 16 etnie totali residenti: nella fattispecie salese, la popolazione straniera ammonta al 18%.
Nata il 25 novembre 1919, originaria della Spezia e vissuta a Borgo San Martino, Dea Rota Melotti a soli 24 anni si vide pendere sulla testa una taglia di un milione di lire per aver liberato e fatto riparare oltre il confine svizzero otto militari inglesi prigionieri nel campo di detenzione a Caresanablot, vicino a Vercelli. L’apprendista ostetrica fuggì a Grana e si arruolò assieme al fratello Firmino, detto “Nick”, nei gruppi di combattimento di Luigi Acuto alias Tek Tek, in collegamento con la Banda Tom. La minore sorveglianza delle autorità nazifasciste nei confronti delle donne e dei giovani permise alla staffetta “ex” ligure di aprire, indenne, varchi di comunicazione fra bande partigiane e veicolare messaggi e informazioni di primissima importanza. All’indomani del 25 aprile 1945 entrò nella Casale liberata e bloccò il maggiore tedesco Wilhelm Mayer, rintanato sotto una scrivania della Cittadella, il boia del sanguinoso eccidio di Villadeati che il 9 ottobre 1944 costò la vita a dieci uomini, fra cui il sacerdote Don Ernesto Camurati. Nel dopoguerra e per 40 anni fece venire alla luce intere generazioni di salesi. Dal 1985 al 1990 indossò la fascia tricolore del Comune. Si spense il 23 aprile 1999.
Sul sito del Belvedere, riconosciuto “Posto del Cuore” alla presenza di Roberto Cerrato, presidente dell'Istituto Italiano per la Salvaguardia del Paesaggio Culturale Vitivinicolo, Zonta Club Alessandria ha posizionato la Panchina Arancione contro la Violenza sulle Donne (che reca anche il numero verde antiviolenza e stalking 1522) e la Panchina Viola della Gentilezza (“La gentilezza è il linguaggio universale del rispetto e il primo passo verso una comunità sostenibile”, si legge sulla targa affissa al centro del sedile). Oltre sei mesi fa il Sindaco Mario Melotti e Nadia Biancato, fondatrice e guida di Zonta Club Alessandria, nato nel 2000, avevano siglato l’ingresso di Sala nel Patto per il Contrasto della Violenza di Genere.
La cerimonia, alla quale hanno preso parte il Presidente della Provincia di Alessandria Luigi Benzi, la Vicepresidente dell’ANPI - Associazione Partigiani d’Italia - provinciale di Alessandria Carla Gagliardini e la figlia di Dea Rota Melotti, Luisa, ha infine dato spazio alla presentazione del mini volume “Una Costituzione per Amica”, scritto dall’onorevole Enzo Amich e dedicato alla figlia Matilde: fra le pagine del libro a fumetti il deputato casalese illustra i Principi Fondamentali della Carta enunciati nella prima dozzina di articoli.
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