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Sanità

I giovani medici USCA in campo contro il Covid

L'Unità Speciale di Continuità Assistenziale sul territorio

Hanno lavorato senza tregua per tutto il periodo estivo i giovani medici Usca (Unità Speciale di Continuità Assistenziale), dallo scorso mese di marzo distaccati nel servizio di medicina e assistenza domiciliare per i pazienti e sospetti Covid. La loro presenza si è confermata preziosa, utile e efficace, per gestire l’emergenza a livello territoriale, sia presso le Rsa e Ra sia al domicilio.

Il team del Monferrato Casalese è composto dai medici: Gianluca Bocchino, Martina Crevola, Angelica Podda ed Elena Salvaneschi (fino a luglio, anche da Lorenzo Fossati e Gianmario Roberto), mentre da settembre, il gruppo si arricchirà di Luca Masoero.

La gran parte di loro ha meno di 30 anni; tutti lavorano in team coprendo la fascia oraria 8-20 sette giorni su sette. Le uscite medie giornaliere, da 15/20 durante la Fase 1, si sono ridotte a 5, per complessive 35/40 a settimana. Circa la metà i casi sono risultati positivi, mentre i ricoveri, negli ultimi tre mesi, sono stati solamente 10.

Più tranquilli i mesi di giugno e di luglio; in aumento le richieste di intervento a partire dal mese di agosto. “Rispetto alla Fase 1, l’età dei paziente si è ridotta. Molti più giovani e con sintomi lievi trattabili al domicilio” ci spiega la Salvaneschi, precisando che gli Usca prendono in carico solamente i casi sospetti sintomatici, per i quali è necessaria la visita ed eventuale impostazione di terapia, mentre chi risulta sospetto e asintomatico, chi è rientrato da viaggi all’estero o è entrato in contatto con positivi, viene seguito dal SISP.

Più veloci le modalità per ottenere visita più prelievo del campione e l’esito: 24/36 ore dalla chiamata (al MMG) e altrettante dal prelievo. Esiti dei tamponi direttamente sui rispettivi cellulari.

Mutata, leggermente, anche la terapia. La Fase 1, infatti, era stata gestita puntando, prevalentemente, sul Plaquenil, poi escluso dal protocollo Usca in seguito alla nota emessa dall’Aifa. “Il Plaquenil era stato usato molto come primo farmaco del protocollo; ora, invece, utilizzando antibiotici, eparina e anti infiammatori. Tuttavia, parliamo di casi più lievi rispetto alla Fase 1 pertanto, nei prossimi mesi, vedremo come evolverà la situazione”.

In dotazione all’Usca di Casale Monferrato, che interviene anche sui paesi del comprensorio, un ecografo e un elettrocardiogramma portatile, particolarmente utili per definire un quadro clinico più completo del paziente.

Dopo la visita, gli Usca continuano a monitorare il paziente fino a quando il tampone diventa negativo e/o fino al termine della terapia antibiotica. In affiancamento alle Unità Speciali, l’infermiera Elisa Ferrioli. Tra i consigli del giovane Usca Salvaneschi: “vaccino influenzale per tutti: specialmente per gli over 65, in modo da poter avere un primo aiuto nella diagnosi differenziale, e osservazione delle misure di sicurezza in quanto, rischio basso non significa rischio zero”.


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