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La storia

Uno scontro ti cambia la vita, ma Claudio non si è arreso

In seguito a un incidente d’auto ha perso l’uso delle gambe

Diciotto anni, la spensieratezza e un’uscita con gli amici, in un giorno come tanti. Poi una doppia curva sul cavalcavia di Trino, l’auto che sbanda e un’altra che arriva. Lo scontro e tutto cambia. Irreversibilmente. Ma non è la fine, bensì un nuovo inizio: quello su una carrozzina, ma intenso di esperienze sportive e umane di altissimo livello tra le più variegate.

Succedeva nel 1988 quando l’allora 18enne Claudio Zannotti di Trino, in auto con due amici, rimase incastrato col busto in mezzo ai due sedili anteriori della vettura e, in un attimo, si frantumò la schiena, forò un polmone e spappolò la milza. Le sirene dell’ambulanza, il coma per una settimana e, al risveglio, la diagnosi: paralisi periferica e una vita in carrozzina. Un frammento osseo aveva raggiunto e lesionato il midollo.

Shock e rabbia furono i sentimenti iniziali, ma immediatamente dopo, anche, la convinzione che la forza di volontà avrebbe cambiato le sorti sentenziate dagli specialisti. 

Una sfida con se stesso durata 7 anni che, in parte, gli diede ragione e, per il resto, ridisegnò la vita irrequieta di quel giovane - attaccabrighe - portandolo a diventare uno sportivo multidisciplina, talvolta, anche estremo, ma di altissimo livello agonistico, tanto da approdare ai Campionati Italiani, agli Europei, ai Mondiali e alle Paralimpiadi di hockey su ghiaccio, sperimentando, altresì, il canottaggio, lo ski-sitting, la subacquea, la vela, il parapendio, il paracadutismo e il tennis.

«Al risveglio dopo il coma mi trasferirono a Verona per il drenaggio al polmone e per l’intervento sulla colonna. Vi rimasi per 50 giorni - ripercorre Claudio - Poi, mi trasferirono a Pero 6 mesi per la riabilitazione. Quella diagnosi continuava a risuonarmi nella mente, ma io avevo deciso di non starci: la mia vita non sarebbe stata condannata ad una carrozzina. Lottai con tutte le mie forze. Mai mi arresi, neppure per un istante. Raggiunsi così una clinica a Ginevra dove, nell’arco di 11 mesi, mi rimisero in piedi con dei tutori. Poi, ad Imola, gli stivaletti ortopedici. A 25 anni riuscii a sposarmi in posizione ortostatica. Dopo 10 anni, però, le ginocchia iniziarono a non reggermi più e tornai alla sedia a rotelle e ad una vita tutta da reinventare».

Da giovane Claudio era già stato giocatore nella locale squadra di calcio, ma ora le prospettive andavano ricalibrate. Dopo l’esperienza di subacquea a Casale e un brevetto in tasca, Claudio iniziò a praticare ski sitting a Livigno e a partecipare ai Campionati Nazionali. Con Tomba e la Kostner realizzò un video promozionale della disciplina sportiva di ski-sitting. Nel 2004 approdò all’hockey su ghiaccio. Ricordiamo l’Italia si era qualificata alle Paralimpiadi 2006, quindi occorreva formare una squadra paralimpica e la “Tori Seduti” fu. Nel 2008, al lavoro, Claudio abbinò gli studi serali per ottenere il diploma da geometra. Tra il 2009 e il 2010 iniziò il canottaggio a Torino, alternando gli allenamenti tra canoa e ghiaccio. «Nel 2016, l’ultimo torneo in Giappone chiuse la carriera di nazionale, ma continuai col club fino al 2020».

Nel 2016, però, una nuova opportunità gli si aprì a Sochi, dove intraprese il ruolo di Commentatore Tecnico per Rai Sport di hockey su ghiaccio (paralimpiadi in Corea nel 2018 e di Pechino del 2022). Nel 2020 la pandemia e una nuova “prova”: una spondilite e un batterio che gli distrugge due vertebre. Con gli ospedali al collasso, Claudio si ritrovò a peregrinare di nosocomio in nosocomio, anche all’estero, alla ricerca di una soluzione. Tre interventi in una settimana e la ricostruzione delle L4 ed L5 con titanio. Ma in sala operatoria contrasse un’infezione, quindi tre interventi nel giro di pochi giorni e una terapia antibiotica di tre mesi, conclusa lo scorso marzo. 

«Ad oggi, l’Italia non è strutturata adeguatamente per la disabilità, già a partire dalla Sanità anche a causa dei tagli. Ad amareggiarmi, poi, è l’indifferenza degli adulti, mentre i giovani sono molto sensibili, attenti e vedono la disabilità come qualcosa che fa parte della vita». 

Così, Claudio ci ha riassunto, in estrema sintesi, la sua vita ricca di impegni e di stimoli che, tutt’oggi, coniuga col lavoro in Comune a Trino, occupandosi di sport, cultura e scuola. 

«L’incidente mi ha cambiato, ritengo, in meglio - ci racconta sorridente - Sono felice e realizzato con una vita densa di stimoli». Oggi, Claudio è istruttore e accompagnatore subacqueo per disabili ciechi, commentatore tecnico per Rai Sport e sommelier AIS. Ad agosto l’obiettivo della patente nautica e, nel prossimo futuro, la vela in Liguria, per poi godersi il fine settimana in collina a Camino.                        


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Mauro Bardella

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