Articolo »

  • 01 febbraio 2010
  • Casale Monferrato

Un antico ed enigmatico (Fôti al can) modo di dire monferrino nella serie di Olimpio Musso- Sgomberare il campo (a Barcellona) - La soddisfazione dei cinofili monferrini

La lettura dei “Proverbi monferrini” di A. Della Sala Spada (1901) mi ha fatto inciampare in uno strano modo di dire: Fôti al can, chiosato dal dotto antologista nel modo seguente: “Impossibile volgerlo in lingua; vuol significare: batterla,s cappare” (p. 177).Il legame tra il dettato dell’espressione e la sua spiegazione risulta davvero oscuro. Ero tentato di far finta di niente e di ignorarlo. Ma non potevo non accettare la sfida di risolvere l’enigma. Ho fatto, come al solito, un giro di consultazioni tra monferrini di varie parti della nostra terra, dalle quali è risultato che nessuno più conosce tale espressione né l’ha mai sentita e più d’uno l’ha trovata assai strana. Si deve dedurre che deve essere andata fuori dall’uso almeno cent’anni fa:nessuno degli interpellati raggiunge infatti tale età. A dir la verità il modo di dire monferrino mi ricordava per assonanza un’espressione che avevo sentito molte volte nel catalano comune, usato anche da me durante il mio decennale soggiorno a Barcellona: fotre al camp, che vuol proprio dire “andarsene, andar via (sgombrare il campo )”. Pur essendo chiaro che campo non aveva nulla a che vedere col cane, imboccai la pista investigativa, che doveva portarmi a una soluzione. In francese, a cui molto si rifà il catalano, infatti esiste un’espressione analoga: foutre le camp, che vuol dire svignarsela, smammare ( fous le camp! significa “smamma,sparisci!”). Ora, se pensiamo alla pronuncia francese, camp suona can. Quindi l’espressione suonava futi al can, ma in origine doveva essere futi al camp. L’espressione monferrina deriva dunque da quella di oltralpe? Una filastrocca lo dimostra. Un contadino piemontese vede un tizio su un gelso di sua proprietà e lo invita a scendere: Uéi didòn,-cala giü d’ant is muròn (gelso:mûrier). L’interpellato,che era un francese,risponde – Comàn(=comment)? - O cul man o (cul pé, Laura Rossi) o cul cü, basta ca’t venn-i giü. Giochi di parole dovuti ad assonanze hanno sempre sortito effetti comici. Anche Shakespeare ne fa uso. Nell’ Enrico V (sc. III,4) c’è una scena spassosa, in cui Alice, dama di compagnia di Katherine, figlia del re di Francia,insegna dietro richiesta l’inglese alla sua padrona: CATERINA- Comment appelez-vous le pied et la robe? (e come si dicono il piede e la veste?) ALICE- Le foot, madame, et le count. CATERINA- Le foot e le count? oh Signore Iddio! Sono parole cattive,corrotte, grossolane e impudiche,che una dama d’onore non può pronunciare. Non vorrei pronunciare queste parole davanti ai signori di Francia. Puah! Le fout et le count! Dobbiamo concludere che il Della Sala Spada si è sbagliato nel riportare il modo di dire francese. Con soddisfazione dei cinofili monferrini,certo. Olimpio Musso

Profili monferrini

Questa settimana su "Il Monferrato"

Silvia Sassone

Silvia Sassone
Cerca nell’archivio dei profili dal 1871!