Alle Cave di Moleto di Ottiglio Monferrato, nell’ambito della rassegna «Undicimila Verbi», l’artista Ezio Gribaudo ha conversato con lo storico Roberto Coaloa su «Risorgimento e pittura. Arte contemporanea e memoria storica», tra i presenti l’architetto Franco Bocchieri del Consiglio Italiano dei Monumenti. Coaloa ha proposto a Gribaudo la creazione di un museo di sue opere in Monferrato. Il nucleo principale sarebbe costituito da tre quadri del noto artista torinese, di proprietà delle Collezioni del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, ma che non sono più visibili al pubblico. Si aggiungerebbero ad esse alcune opere del Risorgimento di artisti monferrini, sparse attualmente in depositi museali o in alcune proprietà private. Coaloa ha ricordato a proposito le opere di Eleuterio Pagliano e quelle meno note del tenente colonnello Tommaso Morelli di Popolo, caduto a Montebello come comandante del reggimento “Cavalleggeri del Monferrato”. Si è parlato anche dei legami tra artisti come Angelo Morbelli (presenti alcuni eredi tra il pubblico) e Pagliano a Milano, in particolare all’Accademia di Brera (dove passò tutta la sua carriera «l’astronomo e Senatore del Regno Giovanni Celoria, che a Moleto aveva il suo buen retiro»).
Le tre opere di Gribaudo furono lodate a suo tempo da Francis Bacon. Si tratta della “Sollevazione del popolo a Milano”, “Gli impiccati di Belfiore” e “Pier Fortunato Calvi”. Racconta Gribaudo: «Bacon, il Caravaggio del Novecento non capiva il Risorgimento, ma disse che questi quadri sono intriganti». Le tre tele di Gribaudo, infatti, sono belle, monumentali. Ora, dopo la bella esposizione «Il messaggio universale nell’opera risorgimentale di Ezio Gribaudo» alle Fonderie Limone di Moncalieri (23 settembre - 30 novembre 2011), le tre tele sono ritornate al museo (e sono pronte per nuove esposizioni o per una nuova collocazione museale). Negli anni Sessanta l’artista torinese eseguì le tre grandi tele su commissione del Museo del Risorgimento di Torino, in occasione dei cento anni dell’Unità. Ed è come un ulteriore aspetto dei suoi “Teatri della memoria” che il Risorgimento entra nella sua opera: «Appartengo ad una generazione che ancora ne ha sentito l’eco e respirato le atmosfere nei racconti dei propri nonni. Così, quando l’allora direttore del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino Piero Pieri mi propose il tema, accettai con il piacere di incontrare la storia per restituirla tramite il linguaggio interdisciplinare dell’arte visiva».
Nell’accogliente e sempre magica cornice di Moleto, lo storico Roberto Coaloa ha proposto al Maestro di far prendere il volo, per così dire, alle tre opere. Anche la figlia dell’artista torinese, l’editrice Paola Gribaudo, desidera fortemente che le tre tele siano esposte e visibili al pubblico. Il sindaco di Conzano è pronto ad ospitarle nella bellissima Villa Vidua. Ricordiamo che la presenza di Gribaudo a Conzano è documentata dalla scultura del canguro in piazza Australia, visibile dal 1997 e dalla prestigiosa cittadinanza onoraria. Spiega Coaloa: «Per tutta questa serie di ragioni, non sarebbe una cattiva idea collocare le tre opere di Gribaudo a Villa Vidua: si potrebbe così offrire al turista in visita nel Monferrato un ottimo itinerario dedicato al Risorgimento. Partendo dallo splendido Museo Civico di Casale Monferrato, dove sono conservati preziosi e originali quadri che illustrano l’avventura dell’Unità, si arriverebbe a Villa Vidua di Conzano, che oltre ad essere un apprezzatissimo laboratorio dell’arte contemporanea, potrebbe diventare con l’ausilio di un artista celebre anche un irrinunciabile sito museale dedicato alla Storia del Risorgimento (e non solo al ricordo di uno dei più intrepidi viaggiatori di sempre, il conte Carlo Vidua)».
Ezio Gribaudo è disponibile a sostenere questo progetto, aggiungendo, per sottolineare i suoi rapporti di simpatia con il Monferrato, alcuni aneddoti personali che lo hanno legato alle famiglie Cerutti e Buzzi.
«A Casale Monferrato – ha continuato Coaloa - si conserva uno splendido spazio risorgimentale e si respira l’aria del secolo romantico, dai suoi primi vagiti con le grandi tele della dinastia Savoia e dei suoi ministri al quadro di Garibaldi di Eleuterio Pagliano, unico nel suo genere per la capacità di svelare il lato umano del generale dalla camicia rossa. A Conzano, si potrebbe completare l’itinerario dedicato all’Unità, investendo sulle opere contemporanee che hanno rievocato con gusto teatrale il percorso politico e culturale, spesso doloroso, che portò un secolo e mezzo fa all’Unità. Nei tre quadri di Gribaudo, ad esempio, è crudo e orribile lo spazio in cui penzolano gli impiccati di Belfiore. Vi si legge la lezione di Goya e Bacon. Non solo. Si legge anche la possibilità di redimersi dall’atroce condizione umana. La libertà e il coraggio illustrano magistralmente la tela di “Pier Fortunato Calvi”. Nella “Sollevazione del popolo a Milano”, sono messi in risalto uomini e donne straordinariamente amalgamati nella loro diversità. Tra la folla rivoluzionaria, in mezzo al ferro e al fuoco emergono le figure dei cavalli. Cavalli arditi, che nella carriera del Maestro occuperanno un posto importante».
Oggi, nel ricordo dei centocinquant’anni dell’Unità, come sottolinea il Maestro (un artista insignito nel 2003 della medaglia d’oro ai benemeriti della Cultura e dell’Arte dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi): «L’arte è vita e non può restare troppo ferma nei luoghi deputati. In particolare queste tematiche sono di grande attualità, dunque possono interagire anche fuori dagli spazi museali per dialogare con la gente e continuare così a raccontare un Risorgimento senza età».