Giovedì 12 febbraio in Regione a Torino ci sarà la firma del protocollo d’intesa per l’allungamento del ponte sul Po, tra la Regione Piemonte, i Comuni di Trino e Camino, le Province di Vercelli e Alessandria.
«Si sta avviando definitivamente quello che potrebbe definirsi tra i maggiori interventi fluviali dell’ultimo quarto di secolo - spiega il sindaco Giovanni Ravasenga - il cui risultato finale sarà quello di innalzare la sicurezza di una vasta area territoriale di pianura e collinare, da troppo tempo esposta ai fenomeni prodotti dagli scompensi di natura idrogeologica che hanno fatto molto soffrire nel recente passato chi vive, abita, lavora e produce in questa bella zona della nostra Regione». Le prime osservazioni del Comune di Trino sulla necessità di “allungare” il ponte sul Po di Trino risalgono a oltre cinque anni fa, nel corso delle valutazioni del Progetto di Revisione del Piano Stralcio del P.A.I. del fiume Po compreso tra Crescentino e Valenza, quel tratto il cui assetto, dopo la tragica alluvione del 15 ottobre 2000, fu oggetto di grandi ripensamenti essenziali per innalzare, con opere idrauliche adeguate, il livello di sicurezza. «Le molteplici osservazioni del Comune di Trino - fa notare Ravasenga - erano essenzialmente ricondotte alla necessità di rimuovere gli ostacoli e le strettoie che, dopo l’avvenuta costruzione degli argini di protezione, limitavano e si contrapponevano al regolare deflusso delle piene, ostacoli come la strettoia in prossimità della Centrale Enrico Fermi. Affermavamo che dopo quella strettoia non dovevano esistere altri ostacoli che avrebbero costituito un serio pericolo e rischio idrogeologico e i due rilevati di accesso al ponte di Trino ne erano l’esempio più evidente del ‘collo di bottiglia’ che si creava. Dopo molte insistenze supportate da molteplici e inconfutabili motivazioni che noi abbiamo sempre ritenuto il nostro contributo propositivo e collaborativo al processo di messa in sicurezza del territorio». Cosa dice a chi rivendica i meriti di questa opera? «Ho ascoltato commenti frammentari e troppo sinteitici, come quello del consigliere regionale Alessandro Bizijak - commenta il sindaco di Trino - ma credo che un’opera pubblica che prevede un impegno di spesa di circa 20 milioni di euro meriti una più ampia specificazione. In questi cinque anni ho vissuto tutto l’iter, dalla mia prima richiesta alle istituzioni competenti, fino all’approvazione dell’esecuzione dell’opera e devo dire che nelle molteplici riunioni intercorse nelle varie sedi istituzionali, non ho mai incontrato il consigliere Bizjak, probabilmente impegnato su altri fronti. Devo invece affermare che l’idea di allungamento del ponte nasce dagli incontri e dalle idee maturate con l’allora gruppo dei Pokenon di Trino, dai quali ho raccolto lo spunto iniziale per poi integrarlo e contestualizzarlo sui tavoli istituzionali». In tutti gli incontri istituzionali, il Comune di Trino ha sempre sostenuto che per innalzare il livello di sicurezza del territorio erano necessarie opere urgenti: allungamento del ponte con cinque nuove arcate in sponda sinistra e due in destra; la demolizione dell’insediamento di Brusaschetto Basso; rimodellamento dell’area golenale di Brusaschetto Basso; costruzione di adeguate protezioni a difesa dei versanti collinari dai fenomeni erosivi, immediatamente a valle del ponte e a monte del tratto di Rocca delle Donne. «Desidero riongraziare ancora l’assessore regionale Bruna Sibille per il suo sostegno e la stretta collaborazione, il direttore delle opere pubbliche, i tecnici e funzionari regionali della Difesa del Suolo, il presidente della Provincia di Alessandria Paolo Filippi e l’assessore della Provincia di Vercelli Francesco Zanotti e il sindaco di Camino Sergio Guttero. Sin d’ora assicuriamo tutta la nostra disponibilità e la più stretta collaborazione affinchè questo progetto si muova sui binari scorrevoli veloci e finalmente Trino possa dormire sonni più tranquilli durante gli ormai sempre più frequenti fenomeni meteorici la cui straordinarietà, da qualche tempo, è troppo ricorrente».