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Giovedì 13 ottobre in S. Antonio
Il Paolo VI di mons. Luciano Pacomio
La presentazione del libro con l'arcivescovo Repole e il vescovo Sacchi
Per ricordare l'anniversario di inizio del Vaticano II dell'11 ottobre 1962, giovedì 13 ottobre in Sant'Antonio a Casale, alle ore 21, la Diocesi di Casale ha invitato il nuovo arcivescovo di Torino monsignor Roberto Repole. Presenterà il testo di monsignor Luciano Pacomio: “Ecco l’Uomo (Paolo VI Papa, Santo)” insieme al vescovo di Casale mons. Gianni Sacchi.
Spiegano i promotori dell'iniziativa: «La figura di Paolo VI è da considerarsi quella che più di tutte ha contribuito a portare a termine la grande esperienza iniziata realizzando l'autentico spirito del Concilio. Monsignor Repole, che è stato già ospite di “Cantiere Speranza” come segretario dell'Associazione Teologica Italiana è autore di testi assai significativi proprio di teologia post conciliare. Ha svolto la propria tesi di laurea su Henry De Lubac uno dei più grandi ispiratori teologici dell'esperienza del Vaticano II».
Luciano Pacomio «in questi mesi ha fatto uscire alle stampe diversi volumi tutti dedicati al ricordo di personaggi della storia del cristianesimo del Novecento come il cardinal Martini e papa Giovanni Paolo II».
Il Vaticano II «è, non dimentichiamolo, come ha ben ricordato monsignor Gianni Sacchi, il Concilio che ha riportato all'interno della Chiesa la forma sinodale. Quattorcento anni dopo Trento e a quasi un secolo dal Vaticano I, Giovanni XXIII, convocando il Concilio Ecumenico, ha cercato di far entrare la Chiesa in una nuova era non per imporre nuovi dogmi o per comminare condanne, ma in forma “pastorale” cercando di spingere i cristiani a camminare nella storia e soprattutto dentro la storia. Occorre incarnare il Cristo proprio là dove paradossalmente il rapporto con Cristo si fa più tragico e più difficile».
«Va infine non dimenticato che un pugno di giorni prima dell’ 11 ottobre la crisi dei missili cubani aveva rischiato di portare il mondo alla guerra nucleare se non fosse avvenuto l'intervento del Papa per evitarla. Sono tempi i nostri molto simili e a tutti quelli della generazione conciliare è consigliato ricordare il “Discorso della luna” che fu un autentico “manifesto” a cui il Papa aveva dedicato almeno tre mesi di lavoro e che apparve invece qualcosa di spontaneo e di semplice a tutti gli ascoltatori. Ecco un discorso che non vuole distruggere ma costruire la Chiesa del futuro ed ecco uno spunto per quell’ ecumenismo che il Concilio voleva tenere presente nelle sue linee di indirizzo».
Alla serata, «considerata l'importanza degli ospiti, sono invitati calorosamente anche i giovani delle parrocchie nell'anniversario di un evento fondamentale nella storia della Chiesa del Novecento. Una grande occasione in tempi di crisi e di vera e propria atrofia della memoria da parte delle nuove generazioni per ascoltare testimoni davvero autorevoli ed efficaci».
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