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Raccolte più di 2500 firme per salvare il centro Me.dea

Sono state raccolte più di 2500 firme sabato 1° aprile nei banchetti organizzati tra Alessandria, Casale, Tortona e Novi contro la chiusura del Centro Antiviolenza “Me.dea” con sede nel capoluogo di provincia. L’iniziativa è del movimento internazionale “Non una di meno”, già promotore dello sciopero femminile dell’8 marzo scorso e adesso della raccolta firme per tutti i centri a rischio di chiusura come Me.dea che a causa della mancata assegnazione di un bando del 2016 si trova in serie difficoltà. «La provincia di Alessandria non può rinunciare al suo unico centro antiviolenza e oggi in tante e tanti hanno iniziato a dimostrarlo», hanno detto i responsabili che a Casale si sono alternati al banco in piazza Mazzini, dove non sono mancate le presenze maschili anche fra i sostenitori. «Le firme serviranno a chiedere alle istituzioni una presa di posizione chiara e decisa perché la lotta alla violenza sulle donne non può avvenire sulla base di donazioni e volontariato», ha inoltre precisato la presidente di Me.dea Sarah Sclauzero che ha presenziato in mattinata. Il centro, gestito da operatrici professionali volontarie e non, tutte qualificate sul tema della violenza, offre una prima accoglienza alle donne maltrattate. Vi vengono offerti, gratuitamente, percorsi di counselling individuale volti all’elaborazione della situazione che le vittime vivono e all’individuazione di strategie utili per consentire loro di sottrarvisi; una prima consulenza legale, grazie alla collaborazione con alcune socie-avvocato; servizio di sostegno alla genitorialità rivolto a tutte le mamme che vogliono recuperare una relazione con i loro figli, vittime anch’essi di violenza familiare; gruppi di mutuo aiuto, considerati come occasione di scambio di esperienza e di sostegno reciproco; servizio di mediazione interculturale per superare gli ostacoli che le differenze linguistiche e culturali possono generare nel percorso di aiuto. Dal 2009, anno della sua fondazione, ad oggi Me.dea ha accolto oltre 900 donne, provenienti dall’intera provincia di Alessandria. Tra contatti telefonici e accessi diretti, il Centro Antiviolenza registra in media 15-20 nuovi casi al mese. Nel 2015 le donne aiutate sono state 141, concentrate nella fascia di età tra i 30 e i 50 anni. L’80 per cento di loro ha un buon grado di istruzione (laurea o diploma) e un lavoro. Il 60 è di nazionalità italiana. Seguono donne marocchine, russe, ucraine, tunisine e dell’est Europa. Nel 90 per cento delle situazioni prese in carico nel 2015 ad agire violenza è stato il marito o compagno o l’ex. Si tratta nel 60 per cento dei casi di violenza fisica, quasi sempre accompagnata da quella psicologica, che da sola si è manifestata nel 24 per cento. Dall’inizio del 2017 già trentuno donne sono in carico da Me.dea. «Il problema è che gli uomini sbagliati sono troppi perché non c’è educazione al rispetto, non esiste una sana affettività ma continua a imperare una cultura patriarcale che sta letteralmente rovinando la vita a metà della popolazione mondiale».

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Luisella Braghero

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