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Province, Filippi: «Neppure il fascismo ha interrotto le funzioni di un organo prima della scadenza»

«Sì signor Prefetto. Così ci dovremo abituare a rispondere». Questa sarebbe la logica conseguenza alla politica di razionalizzazione intrapresa dal governo tecnico che prevede, a decorrere dal prossimo 1° di gennaio, una riorganizzazione transitoria delle Province (ingenti tagli, soppressione degli assessorati e riduzione dei servizi) in vista delle elezioni che si terranno nel novembre del 2013 (al momento ancora non esiste un sistema elettorale). «Neppure durante il fascismo un decreto legge ha interrotto le funzioni di un organo prima della scadenza» ha osservato Filippi. Le Regioni, originariamente nate come organo legislativo, diverranno sempre più anche organo esecutivo, ma probabilmente, malgrado i trasferimenti di competenze, le strutture soppiantate resteranno in piedi conservandone i costi (ne sono un caso Anas e Assessorato Regionale alle Politiche Agricole). Dove sarà dunque il risparmio? «Le uniche certezze - ha sottolineato il presidente della Provincia Paolo Filippi - sono tre: i tagli che impediranno i servizi finora garantiti dalle Province, l’allontanamento dei centri decisionali ed il ritorno al Torino-centrismo». In tutta conseguenza la Regione, presumibilmente, spenderà la gran parte delle risorse sulla Provincia di Torino. «Del resto, il 90% della popolazione - ha proseguito il presidente - ritiene che le Province vadano chiuse». È tuttavia probabile che, il 90% della popolazione, non abbia chiaro il significato, o meglio, la conseguenza, di tale provvedimento. Pur riconoscendo che le Province non siano tutte allo stesso modo virtuose (ironia della sorte: le più virtuose sono quelle che maggiormente soffriranno e pagheranno il peso dei tagli), quella di Alessandria vanta primati e servizi che difficilmente potranno venire soddisfatti diversamente. «Il collocamento alessandrino - per esempio - è stato il primo a creare gli anticipi sulle casse integrazioni» ha osservato Filippi. Inoltre, chi gestirà e come i 2.200 km di strade provinciali ed i 400 di ex statali? L’edilizia scolastica delle scuole superiori? La formazione professionale? L’agricoltura? L’ambiente? Una vera e propria contraddizione: da un canto l’aumento di fondamentali competenze in capo alle Province originatesi negli ultimi anni, sempre più a stretto contatto con il territorio, dall’altro, la scelta di sopprimerle. Quali i provvedimenti e le scelte già intraprese per contenere la spesa provinciale? «Siamo partiti dall’alto - ha precisato il Presidente - riducendo da 10 a 6 gli assessori e gli stipendi ai dirigenti (per mezzo milione di euro). Presso le scuole superiori è garantito il solo riscaldamento mattutino (lasciando così al freddo tutte le attività di programmazione, i laboratori e gli incontri pomeridiani). Termosifoni chiusi un pomeriggio alla settimana anche presso gli uffici provinciali compensato da un anticipo sull’ingresso di un’ora ogni mattina. Malgrado ciò - ha concluso - solo vendendo la colonia di Arenzano riusciremo a garantire il pareggio di bilancio» (giovedì 29 novembre si voterà l’assestamento di bilancio). «Se questa è la via - ha sottolineato Filippi - l’errore più grande della classe politica del parlamento è stato quello di non chiudere subito le Province, scaricando di responsabilità gli amministratori». Ma il territorio (enti locali, ovvero i sindaci) perché non si è mobilitato prima? «Una anno fa abbiamo convocato gli amministratori dell’intera Provincia per informarli su quanto sarebbe accaduto e per coinvolgerli in un’azione comune - ha ricordato Filippi - su 190 sindaci solamente 10 sono giunti». Le motivazioni? Irresponsabilità? Mancanza di tempo? Superficialità? Disattenzione? Non si può evidentemente generalizzare tuttavia, poteva tornare utile investire maggiormente nella comunicazione spronando con più forza il coinvolgimento e la partecipazione degli enti locali. La relazione adoperata dal presidente Filippi settimana scorsa al meeting del Lions Club Valcerrina, ovvero direttamente sul territorio, fosse stata fatta capillarmente in forma itinerante un anno fa, avrebbe forse cambiato qualcosa? «I sindaci avrebbero dovuto partecipare all’incontro alessandrino - ha ribadito Filippi - la mobilitazione di un territorio unito avrebbe indubbiamente complicato le cose al Governo centrale, ovvero avremmo forse oggi maggiori margini per modificare il decorso dell’attuale decreto, pur condividendone le finalità del risparmio».

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Barbara Marini

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