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Testimonianza
La famiglia di Anton a Kiev: «Qui solo rabbia e angoscia»
Gli occhi sulla guerra nei racconti del papà, del fratello, della nonna e della zia
Sono trascorsi 12 giorni, ma sembrano tre volte tanti, quelli segnati dalla guerra in Ucraina e molti altri ne seguiranno se, in qualche modo, non cadrà l’autocrazia di Vladimir Putin. Lo ricordano quotidianamente i media ma, ancor prima, ne sono convinti gli ucraini sia da dentro sia da fuori la loro nazione.
Una narrazione dei fatti e delle condizioni di famigliari e amici ce la offre il 36enne Anton, da 28 anni in Italia e fidanzato con una giovane monferrina. Il padre con il fratello e la zia con la nonna vivono a Kiev, mentre la madre abita nella prima periferia della capitale. Tra missili, incertezze e privazioni prevale in loro la determinazione per la difesa della libertà, della democrazia e della patria.
Il padre di Anton, come tutti gli uomini tra i 18 e i 60 anni, non può lasciare il Paese anche se, nelle sue intenzioni, c’è tutt’altra volontà: «Papà ha 59 anni e sta aspettando che lo chiamino per unirsi nella difesa di Kiev - ci racconta Anton - a mio fratello (18enne), invece, gli hanno già dato un’arma in mano e lo hanno affiancato ad un gruppo già formato per imparare velocemente. Che io sappia, non ci sono uomini che vogliano andarsene. Malgrado la paura e la preoccupazione per le rispettive famiglie, la volontà generale è quella di restare e di dare il proprio contributo per conquistare il diritto di libertà e di democrazia».
La madre di Anton, invece, vive a 80 chilometri a nord-ovest di Kiev, in una cittadina accerchiata dalle truppe russe e, da giorni, priva di acqua, luce e gas: «Anche volendo, sarebbe per lei impossibile andarsene: le strade sono pattugliate dai militari russi, pronti a sparare a vista. Si fa fatica anche a fare rifornimento alle auto: o ci sono code chilometriche o le pompe sono vuote. Inoltre, sono state prese d’assalto abitazioni civili, centrali elettriche e acquedotti».
La situazione non è diversa per gli anziani che, ancor più dei giovani, vogliono restare. «La nonna ha 85 anni e vive con la zia dall’altra parte della città. La situazione è caotica. Tre notti fa hanno bombardato il palazzo dall’altra parte della strada e i vetri sono saltati. Il giorno seguente l’amministratore del condominio le ha fatte evacuare, ma la nonna fatica a deambulare e i sotterranei sono privi di bagni, di acqua e di luce; poi, si respira a fatica. Lei e la zia sono così tornate nell’appartamento, con la speranza che i missili non colpiscano per due volte lo stesso punto. Ho insistito perché si muovessero verso Leopoli, ma sarebbe impossibile spostarsi con la nonna al seguito. La situazione degli anziani è straziante. Mi hanno raccontato di over 90enni abbandonati nelle case. Un’atrocità che non trova parole».
Nonostante la fedeltà del racconto diretto e la puntualità delle immagini trasmesse televisivamente o via social, resta impossibile comprendere fino in fondo la drammatica condizione umana della popolazione ucraina. L’Italia, come la gran parte del resto del mondo, è mobilitata per contribuire agli aiuti umanitari e all’ospitalità. Anche Anton lo sta facendo. «Mi rendo conto di non poter fare molto da qui, se non raccogliere denaro che, a poco a poco, cerco di trasferire, sperando che le transazioni bancarie non vengano interrotte».
«Rispetto a questa guerra, come i miei genitori, credo che i confini territoriali vadano rispettati e difesi. Le trattative proposte da Mosca sono solo imposizioni. La speranza è che Putin cada, ma devo ammettere di essere molto pessimista sull’andamento delle cose. Temo sia solamente una questione di tempo e poi lui prenderà Kiev e le altre città, ma anche quando succederà, la guerra non finirà: continuerà ad esserci resistenza. Le persone sono molto consapevoli delle conseguenze di un eventuale intervento della Nato: sarebbe lo scoppio della terza guerra mondiale. Forse, solo gli oligarchi potrebbero cambiare le cose. Sono convinto che una buona parte di russi non condivida questa guerra. Tra i russi e gli ucraini ci sono molti collegamenti, relazioni e contatti. Ho alcuni amici russi che sono inorriditi e sotto shock. Ultimamente, però, occorre fare molta attenzione anche al telefono. Di fronte a tutto questo, prevalgono i sentimenti della rabbia e dell’angoscia».
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