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L'ultima storica ciminiera è stata abbattuta. Ora è polemica

Alle 11,27 di lunedì 31 ottobre, l’ultima ciminiera del complesso industriale del Ronzone ha ceduto il passo al futuro. A nulla sono servite le richieste delle associazioni che si occupano di preservare l’archeologia industriale, la ciminiera di Italcementi, alta 57 metri, è stata abbattuta. Già nel primo pomeriggio di lunedì, della struttura restava solo un moncone di poco più di venti metri e mercoledì, verrà completamente rasa al suolo. La demolizione della ciminiera è diventata un vero e proprio caso, due sono i fronti: chi da una parte sostiene che la demolizione, visto lo stato non roseo delle casse del Comune, era un atto dovuto e chi, dall’altra, afferma che la decisione è stata presa con troppa fretta senza valutare seriamente le potenzialità dell’edificio. Italcementi, che nella demolizione della sua cementeria ha investito 600mila euro, avrebbe anche lasciato in piedi la ciminiera senza però assumersi l’incombenza di un futuro abbattimento né, tanto meno, di un’eventuale ristrutturazione. «L’amministrazione comunale e il sottoscritto in particolare - ha puntualizzato il sindaco di Casale Giorgio Demezzi - era convinta e lo è tuttora che l’archeologia industriale debba essere preservata e tutelata. È per questo motivo che ci siamo attivati con la ditta per discutere della possibilità di mantenere la ciminiera del Ronzone, riuscendo anche a rimandare l’abbattimento già programmato per metà ottobre. Tutte le soluzioni prospettate prevedevano un impegno economico che ad oggi le casse comunali non possono sostenere e nessun altro si è proposto per sostenerle. Il nostro impegno, come quello delle associazioni, dovrebbe essere ora quello di concentrarsi per la salvaguardia e il riutilizzo del Paraboloide, che è già esistente e attende da tempo di essere recuperato». Dopo la prima parte di abbattimento, il sindaco ha riportato le parole dei tecnici della ditta che hanno effettuato il lavoro: «La ciminiera era “cotta”, il collante tra un mattone e l’altro non era più sicuro e, proprio per questo motivo, hanno fatto più in fretta del previsto ad abbatterla». Dopo la nota di mercoledì scorso, in cui il Comune comunicava la decisione di demolire la ciminiera, il presidente dell’associazione “Il Cemento” Consolata Buzzi ha inviato una lettera al sindaco (che pubblichiamo in fondo a questa pagina) nella quale spiega quale sarebbe potuto essere il valore di una rivalutazione di questa storica struttura. «Sgomento, senso d’impotenza, profonda tristezza e anche tanta rabbia: sono questi i sentimenti che mi hanno pervaso oggi mentre assistevo attonita all’abbattimento della ciminiera dell’ex Milanese e Azzi al Ronzone - ha commentato Vilma Durando, segretaria di OperO - l’ultima di tante ciminiere che per più di un secolo hanno caratterizzato la skyline di Casale, capitale del cemento. Le ciminiere erano per Casale quello che le torri erano e sono per San Gimignano; della bella veduta immortalata dal Negri in cui nel cielo della città svettavano campanili e ciminiere resta ormai solo una parte, orfana della bellezza architettonica e tecnica che appunto le ciminiere esprimevano. Rabbia e sgomento perché non è stata fermata la devastazione perdurata nel corso degli anni; mi domando perché chi poteva fare qualcosa non lo abbia fatto: malafede, ignoranza o codardia?». L’esperto di archeologia industriale Vito Lupo, della Fondazione Esperienza di Cultura Metropolitana che gestisce l’Ecomuseo del Freidano, ha assistito all’abbattimento documentandolo con fotografie: «Abbiamo risorse incredibili che vengono dimenticate o distrutte, dall’archeologia classica a quella industriale c’è una continuità tutta da vivere lunga 2000 anni. Potevamo farne tesoro e invece ne facciamo scempio. Era un’occasione per rivalutare il nuovo quartiere e dargli un’identità, invece sarà un quartiere sciatto, intercambiabile con qualsiasi altro quartiere di periferia. Esiste una forza occulta dei costruttori che impongono la loro economia, sono veri e propri eserciti, non hanno carrarmati ma escavatori». La battaglia per salvare la palazzina Liberty continua, avrà sorte migliore dell’ultima ciminiera? La lettera di Consolata Buzzi Egregio sig. Sindaco e gentili Consiglieri, con la presente intendo presentare un’istanza a nome dell’assemblea dei soci dell’ Associazione “Il Cemento nell’identità del Monferrato Casalese”, affinchè si sospen- da temporaneamente la demolizione del manufatto in oggetto e venga rivalutata l’ipotesi del mantenimento di un moncone, di altezza complessiva di 10-12 metri, tagliato in obliquo, per consentire la visibilità del sistema di funzionamento a doppia camera. Pur riconoscendo un fattivo (ancorchè tardivo) interessamento, presumibilmente motivato dal fatto che il Comune di Casale è socio dell’Associazione “Il Cemento” fin dalla sua Fondazione e che la S.V. ricopre la carica di vicepresidente, ci preme divulgare le motivazioni che ci spingono a una riesamina del tema e all’avvio di un civile confronto con l’Amministrazione, con l’auspicabile apporto critico della citta- dinanza. E’ innegabile che le ciminiere siano il simbolo della produzione di calce, laterizi e cemento, attività che nel caso casalese ha determinato la conversione del territo- rio da agricolo a industriale e ne ha caratterizzato fortemente la storia economica, sociale e urbanistica degli ultimi cent’anni. Il manufatto in questione è l’ultimo di più di 80, e sorge nel quartiere Ronzone, quello maggiormente segnato dalle vicende industriali cittadine; sorge alle porte della città, lungo il Po, la via d’acqua che dete- minò la nascita della città stessa in epoca romana e la sua elezione a piazzaforte militare fin dal Medio Evo e -negli ultimi 150 anni- la caratteristica di “capitale del cemento”. Quanto sopra a complemento del fatto che il dichiarare “Casale Capitale del Monferrato” da parte di codesta Amministrazione, significa evidentemente ricono- scerne e valorizzarne la leadership culturale sul territorio attraverso i secoli e le sue differenti specificità: ecco perchè l’abbattimento di un simbolo forte come la cimi- niera è in palese contraddizione con la politica culturale in atto. La richiesta dell’Associazione non è però esclusivamente motivata da una visione nostalgica del passato, ma da una proposta di strumenti critici per rielaborare la storia dolorosa del quartiere Ronzone e restituirlo alla città. Mi sorprende come l’Am- ministrazione non abbia considerato l’impatto negativo che si genererebbe unifor- mando di fatto l’area dell’ex Eternit con la confinante Italcementi: è innegabile che quella zona diventerebbe agli occhi di turisti, visitatori, futuri residenti, tutta contami- nata, tutta degradata, tutta inabitabile, estendendo così a macchia d’olio gli effetti negativi di ogni attività industriale casalese. Annullando di fatto gli strumenti critici per effettuare una corretta ricostruzione storica si condannerebbe il Ronzone ad una perenne condizione di ghetto: in sintesi privando i cittadini degli strumenti e dei simboli della memoria si impedirebbe di restituire dignità e rispetto agli attori del pas- sato e di offrire modelli positivi ai residenti di oggi e domani. Ecco perchè un moncone, che testimoni l’alta qualità tecnologica del manufat- to e nello stesso tempo ne mantenga la caratteristica di rudere, di monumento di una storia di lavoro, di dolore, di tragedia, ma anche di progresso e benessere, può diventare un primo segno della volontà cittadina di ricostruire, senza commettere gli errori del passato, di conferire giustizia e dignità ad un quartiere periferico, di riela- borare criticamente i lutti. L’Associazione Il Cemento, con l’appoggio dei suoi referenti scientifici del Politecnico di Torino e l’interessamento della Soprintendenza si impegna pertanto a collabora- re con l’Amministrazione per un progetto condiviso che salvaguardi il manufatto in questione e che parallelamente affronti il tema dei monumenti dell’archeologia industriale cementiera, primo tra tutti il Paraboloide. Fiduciosa nell’accoglienza della presente istanza e ringraziando per l’attenzione, porgo distinti saluti. Consolata Buzzi FOTOGALLERY IN ALTO A DESTRA