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Tre ore per trenta chilometri: l'odissea degli studenti monferrini che si svegliano alle 6 per arrivare a scuola alle 9

Spesso ammassati come gli animali, in ritardo e con più doveri che diritti. È la situazione che accomuna una buona “fetta” di studenti monferrini pendolari che tutti i giorni devono vincere la sfida con i trasporti. Raggiungere Casale sembra diventata una cosa per esperti, impavidi e fortunati. Lunedì, una settantina di persone (tra studenti e professori) ha raggiunto Casale con più di un’ora e mezzo di ritardo. In attesa alle stazioni ferroviarie di Crescentino, Palazzolo, Fontanetto, Trino, Morano e Balzola del treno delle 6,28 da Chivasso per Alessandria che non è mai arrivato: il gruppo di malcapitati si è avvicendato in una serie di telefonate per avvertire la scuola, le famiglie e i datori di lavoro. Insomma, un buon inizio di mattinata e di settimana. Alla fine, arresisi alla rassegnazione hanno atteso il treno successivo, quello delle 7,28 da Chivasso che ha pure (!) accumulato un cospicuo ritardo. L’odissea si è conclusa alle 8,45 alla stazione di Casale, dove studenti e professori hanno raggiunto le scuole con soli (si fa per dire!) 70 minuti di ritardo. Sveglia puntata alle 6 per raggiungere scuola alle 9: tre ore per una tratta che copre (per gli studenti monferrini) al massimo 35 chilometri. Un incubo, insomma. Ma se in questo caso è stata un’eccezione, la regola è ben confermata dalla quotidianità. Ne è un fulgido esempio la coincidenza tra i treni di Trenord che portano gli studenti dalla Lomellina sulla Alessandria-Chivasso per raggiungere Casale: la coincidenza tra i due treni avviene... quando va bene! E sulla stessa barca (o meglio, sullo stesso pullman) si trovano i ragazzi che ogni mattina devono raggiungere la città dalla Valle Cerrina. Eclatante il caso del mezzo Gtt multato alcuni giorni fa per aver imbarcato quasi il doppio delle persone previste per legge. E, stando a quanto ci hanno raccontato alcuni studenti ieri mattina, l’evento non è stato unico... «anzi», hanno commentato mesti. «Devo dire che non riesco più a capire - ha detto la preside dell’Istituto Leardi Carla Rondano - Per anni abbiamo faticato per limare e adattare i nostri orari a quelli di treni e pullman e i risultati sono questi. E questa mattina è andata bene che le temperature climatiche erano ancora accettabili». «La situazione è tremenda - ha sbottato Riccardo Calvo, dirigente del Balbo - Nessuno si prende responsabilità... lo Stato è inesistente e i ragazzi pagano un servizio allucinante. Quando ci sarà il gelo sarà un’emergenza continua. Ormai, in Italia, ha valore soltanto l’alta velocità: il resto sembra non contare. Le comunicazioni sono l’ultima spiaggia per Casale... se andiamo avanti così, fra qualche tempo, la gente che abita sul “confine” farà scelte alternative a Casale e allora saremo tagliati fuori». Una desertificazione che preoccupa molti, anche il preside del Sobrero Mauro Bosco: «Quello di questa mattina (lunedì, ndr) è un caso straordinario, ma a preoccupare è l’ordinario. Si tratta di un disguido tollerabile, ma che si inserisce in un contesto di disagi continui e giornalieri. Questa eccezionalità mette in luce la normalità che va a colpire una notevole fascia di popolazione». Per i tre presidi è giunto il momento di trovare una soluzione per tutelare gli studenti, la città e il suo sistema scolastico che, nonostante sia ritenuto da molti di buon livello, potrebbe trovare la via dell’impoverimento. Un evento, quello di ieri, che si sporge su uno scenario dal futuro funesto se le iniziative messe in campo dall’amministrazione casalese non dovessero essere sufficienti o non dovessero trovare un buon esito. «Lo Stato che taglia le linee ferroviarie - ci ha detto uno studente pendolare - taglia il futuro a se stesso. Anche noi giovani siamo Stato, ma soprattutto siamo il futuro dello Stato e abbiamo il diritto di formarci in condizioni dignitose». (foto Igor Furlan)

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Barbara Marini

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