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  • 28 giugno 2011
  • Casale Monferrato

Volo storico Casale-Venezia-Pola in ricordo di Palli e D'Annunzio - Un intervento letterario

Due velivoli dell’Aereo Club Palli di Casale hanno partecipato domenica al volo storico Casale-Venezia-Pola organizzato da Fly Story di Pescara in ricordo di Gabriele D’Annunzio, il poeta soldato, e del ‘‘suo pilota’’ il casalese Natal Palli. Gli aerei casalesi sono stati due Piper Pa28, sigle I-LRMS e I-CAVI; si sono alternati ai comandi i piloti Giancarlo Panelli, Edoardo Cappa e Stefano Bragato presidente, vice e consigliere del 'Palli' e il presidente di Fly Story Eugenio Sirolli. Tra gli ospiti volanti, oltre a chi scrive queste note, Anna D’Albertis, nipote del capitano Enrico D’Albertis di Genova, avventuroso navigatore, fotografo e ideatore e creatore di molte meridiane con motti dannunziani; il suo nome è legato al Museo delle Culture del Mondo, alla signora D'Albertis doniamo il libro ''Monferrato Tricolore''.. Un volo preludio di altri possibili gemellaggi con le città balcaniche e un primo studio della impresa dannunziana, Venezia era il punto di decollo dei piloti del ‘‘vate’’ verso le coste opposte, nemiche, nel 1917-18. Da Venezia domenica è stata seguita una tavoletta di rotta, prezioso originale dannunziano che era stata recuperata e custodita dal socio Fly Story, Maurizio Biondi. IL VOLO Partenza dal campo Cappa di Casale alle 9,45 dopo aver messo dietro i sedili posteriori i giubbotti rossi di salvataggio (obbligatori per via del previsto passaggio sul mare). Di buon auspicio via radio gli auguri del ''trasvolatore'' Brunetti. Si sale -in accordo col controllore di volo- a duemila piedi, velocità 90 nodi. Sole splendido. Un’altezza giusta per vedere da un loggione privilegiato le bellezze di Cremona e soprattutto di Mantova e poi di Venezia (quanti turisti-formichine). Atterraggio perfetto a Venezia Lido. Ha ancora la pista in erba (come Casale, ma a Casale finirà...) ma una assistenza di livello (e un bar-ristorante liberty). E' intitolato a Giovanni Niceli uno dei protagonisti dell'Aviazione Italiana nella guerra 1915-1918. Rifornimento. Controllo via radio che dall’altra parte (Croazia) non ci sparino e ''via dalle eliche''. Si segue fedelmente la rotta dannunziana, il ‘‘vate’’ decollo proprio da qui, laguna e ’’90° per Punta Maestra’’, si legge sulla tavoletta, la punta ospita un faro che troviamo dopo pochi minuti. Si traversa il mare e dopo quasi mezz’ora si annuncia la costa istriana, frastagliata, ricca di isole, le scie delle barche a vela tagliano un mare azzurrissimo. Tre minuti e siamo su Pola, il controllore di volo dell'aereoporto (per lui Pola e ‘Pula’’) in inglese ci autorizza (sa di un volo rievocativo) a ‘‘passaggi a discrezione sulla città’’, bisogna solo stare attenti a non finire nel fumo di un incendio (stoppie?) alla periferia dell’abitato. Viriamo tre volte stretti attorno all’anfiteatro romano, salutiamo con lo sbattere delle ali il controllore in torre e rientriamo. Ricordiamo che proprio su Pola D’Annunzio fece per la prima volta lanciare un l’alalà ‘‘il grido con il quale Achille aizzava i cavalli alla battaglia preceduto dall’esclamazione latina eja’’, ecco la sua nota di servizio: ‘‘su Pola romana, consacreremo il grido della nuova forza d’ Italia. ...ciascun equipaggio – prima di virare per la rotta del ritorno – si leverà in piedi, compreso il pilota di destra il posto di pilotaggio era scoperto, ndr.), e lancerà il grido...'' POLA-VENEZIA E UNO SBAGLIO DANNUNZIANO Facciamo un salto temporale. Al nostro ritorno una sorpresa, annunciata da Sirolli nelle sue verifiche, un vero scoop: ''nel pianificare il volo su Pola mi sono accorto di un evidente errore di rotta nello scritto di Gabriele d'Annunzio. Infatti , nella parte finale del volo pianificato dal Vate trovo : PUNTA MAESTRA-POLA 90° POLA-PUNTA MAESTRA 280°. Noi tutti sappiamo che per tornare al punto di partenza dobbiamo invertire la rotta , ma l'inverso di 90° non è 280°(come dallo scritto di d'Annunzio) bensì 270°. Errore di distrazione del poeta ? O forse pensava di rientrare in un punto più a NORD ?Ma allora perchè ha scritto POLA-PUNTA MAESTRA 280°? Non lo sapremo mai.... Noi, comunque, seguiremo fedelmente la rotta da lui tracciata: AEROPORTO – PORTO FOSSONE 188° PORTO FOSSONE-PUNTA MAESTRA 144° PUNTA MAESTRA-POLA 90°. Per il ritorno le nostre bussole indicheranno 280°, come scritto dal Poeta: chiaramente questa rotta non ci riporterà su PUNTA MAESTRA , ma verso PORTO FOSSONE-PELLESTRINA...''. E così -Sirolli-dipendenti- facciamo, tavoletta dannunziana seguendo. Poco male, Venezia è vicina e riatterriamo al Lido dopo un grande idrovolante degli Emirati Arabi (yalla, yalla, ci dice il pilota) e prima di un elicotterista che si crede in Vietnam... Brindisi. Firma dei piloti, timbro di Venezia sulle cartoline ricordo (ci sarà un giorno un museo che le accoglierà...) e promessa di ritornare (con atterraggio di pace e i krumiri Rossi di Portinaro...) a Pola. Senza storia il volo verso il Cappa (un'ora e cinquanta). Le autostrade tagliano nette i campi, dei tempi dannunziani è rimasto però il lento ritmo del luccicante Po che ci porta proprio a Casale, la capitale del Monferrato e una mini capitale azzurra del Piemonte. INTERVENTI LETTERARI POLA PER ME Solo al mio ritorno da Stromboli ( e quest’anno , per la prima volta, dopo quasi un quarto di secolo che raggiungo l’isola ogni anno per una decina di giorni, ho visto volarci sopra i canadair che dopo essersi caricati d’acqua di mare volavano sul vulcano per spegnere l’incendio di un bosco, incendio provocato da grandi massi infuocati che il cratere aveva eruttato insieme ai soliti gas e lapilli) solo allora ho letto l’articolo relativo al volo da Casale a Pola sulle orme di D’Annunzio. Dei primi arditi voli di quegli anni in casa mia avevo sentito parlare da sempre. Un cugino di mio padre, dal nome piemontesissimo di Ferrero era stato uno dei primi aviatori durante la Grande Guerra. Ma quando l’ho conosciuto io a Roma era ormai un anziano colonnello che dirigeva un qualche settore del Ministero dell’Areonautica. Non ho mai visto Pola, ma durante il Liceo nella mia classe c’era un compagno arrivato di laggiù: lo rivedo, bruno, sottile, con un ciuffo sulla fronte. Quando era interrogato alla cattedra, prima di rispondere diceva sempre il suo nome: Paolo Scaramagli da Pola. Erano quelli gli anni in cui gli istriani s’erano rifugiati nelle città italiane, abbandonando i loro beni e, molti, i parenti. A Torino stavano alle Casermette, come mi racconta la mia amica Rosaria, che vi ha passato alcuni anni, e che è moglie di Leonardo, giornalista alla Stampa. Quindi non solo l’epico volo ripetuto partendo dall’aeroporto Cappa collega nella mia mente Pola con Casale, ma lo fanno anche le memorie di scuola. Elena Cappellano

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