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  • 04 dicembre 2018
  • Moncalvo

Festeggiato Il decennale  dell’Aleramo onlus

La litania di Santa Scarabula

Canti, proverbi, musica, poesie e un po’ di nostalgia con un unico protagonista: il Monferrato

 

Canti, proverbi, musica, poesie e un po’ di nostalgia con un unico protagonista: il Monferrato.

Si potrebbe sintetizzare così lo spettacolo «Spirit Munfrin» andato in scena domenica scorsa, 2 dicembre, al Teatro Civico di Moncalvo. La rappresentazione, del Collettivo Teatrale di Casale con la regia di Graziano Menegazzo, era un fuori programma dalla rassegna in lingua piemontese curata da Giuseppe Prosio, e si è tenuta per festeggiare l’associazione culturale Aleramo Onlus che da 10 anni promuove e racconta la bellezza del Monferrato.

Lo spettacolo inizia con 6 attori che si prendono a improperi in lingua piemontese, mentre girano in sala tra il pubblico molto divertito. Sul palco, 15 musicisti della “Banda I sunadur” diretti da Massimiliano Limonetti alternano, durante la rappresentazione, brani classici di inizio ‘900, polke, mazurke e valzer. 

 

Tanti sketch divertenti

Tanti gli sketch divertenti che si susseguono. Uno dei primi, vede quattro frati che recitano giaculatorie in latino. Chi portano in processione, però, non è un santo, ma una damigiana. Il loro dio è il vino e una delle lodi che declamano è: “A San Martin beiv ‘l bon vin e lasa l’acqua andè al mulin” (a San Martino bevi il vino buono e lascia andare l’acqua nel mulino).

Molti i proverbi divertenti spiegati dagli attori, per sottolineare come il piemontese a volte, sia ancora più efficace dell’italiano nel descrivere situazioni o personaggi particolari. Ad esempio “fésse brusé j’euj con le siole dj’àotri” (farsi bruciare gli occhi con le cipolle degli altri) significa impicciarsi in situazioni che non ci riguardano, finendoci invischiati. Oppure per identificare una persona che non sa fare nulla si dice “esse nen bon a trové d’aqua an Po’” (non essere capaci a trovare l’acqua nel Po).

E poi la carrellata di elogi verso i prodotti tipici della tradizione: la polenta, la bagna cauda, il tartufo. E le filastrocche, molte delle quali recitate all’unisono dal pubblico come “Pin pin butalin, cost l’è voi cost l’è pin” (Pin pin butalin, questo è vuoto questo è pieno).

E infine la recita di Santa Scaraboula, poesia del casalese Cesare Vincobio, anagramma di Severino Braccio (1863 – 1937) che parla di una santa immaginaria che nessuno celebra (“nun al la célebra gnanca’ns al calendari”), ma dai poteri straordinari.

Un’ora e mezza che ha divertito il pubblico, dedicata al folklore monferrino e ai suoi abitanti: “gent munfrina che, parland, a canta, ch’a mussa, a fris, a böj … cume ij so vin” (gente monferrina che parlando canta, che frigge, bolle come i suoi vini), scriveva il poeta Nino Costa (1886 – 1945) torinese, ma di madre monferrina, nella poesia Rassa nostrana.

Prossimo appuntamento al Teatro civico di Moncalvo è previsto per domenica 16 dicembre alle ore 17 con “A Christmas Musical”.