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Per l’UE è un esperto, per la sua l’Asl non sa fare il primario

Luciano Mutti, noto ricercatore che si occupa delle patologie asbesto correlate e in particolare del mesotelioma pleurico, sarà nella commissione che valuterà i progetti di ricerca finanziati dalla Commissione della Comunità Europea per la Ricerca, che ha rinnovato il bando per il finanziamento degli studi sui tumori rari. Un fatto tutt’altro che trascurabile in quanto il mesotelioma - tumore raro in tutto il mondo tranne che in alcune località in cui c’è stata estrazione o lavorazione dell’amianto - soffre di una cronica «disattenzione» da parte dell’industria farmaceutica, che investe preferenzialmente su patologie largamente diffuse per massimizzare i profitti. Scarsissimi, come noto, i finanziamenti pubblici. Dottor Mutti come è avvenuto questo contatto? Via mail tramite una funzionaria dell’UE che non conosco, Dominika Trzaska. Perché proprio lei? Non so, credo si siano basati sui ranking, una sorta di classifica che alcuni istituti internazionali compilano in base alle pubblicazioni e ai titoli scientifici. In cosa consiste il bando? La Comunità Europea ogni anno stanzia una somma ragguardevole per finanziare lo studio dei tumori rari. Di che tipo di studi si tratta? Sperimentazioni cliniche sui tumori rari. Occorrerà presentare progetti di clinical trials derivati dalla ricerca translazionale. Vale a dire? Testare farmaci noti o innovativi con procedure nuove su determinate patologie per le quali non ci sono attualmente terapie efficaci. Qual sarà il suo compito nella Commissione europea? La commissione assegna i finanziamenti valutando la validità dei progetti... A quanto ammontano i fimanziamenti? A ogni singolo progetto possono essere assegnati fino a sei milioni di euro. Qual è il termine per la presentazione dei progetti? Vanno presentati entro il 13 ottobre alla Comunità europea (utilizzando il sito apposito della UE). E quando verranno assegnati i finanziamenti? Le commissioni si riuniranno nei mesi successivi e nella primavera del 2011 si faranno le assegnazioni. Il mesotelioma rientra nelle tipologie di tumore oggetto del bando? Il mesotelioma è sicuramente un tumore raro, almeno nella maggior parte dei Paesi europei. Sicuramente all’interno dei gruppi europei che svolgono questo tipo di ricerca ci sarà la possibilità di presentare proposte, con qualche chance di ottenere il finanziamento. Cosa consentirebbe di fare un finanziamento così cospicuo, sei milioni di euro? Un trial a livello europeo che permetterebbe di testare su un campione adeguatamente ampio di pazienti la validità di nuovi trattamenti derivati dalla ricerca di base, quella che si fa in laboratorio. Quante probabilità ci sono di ottenere questo finanziamento? In realtà pochissime: cinque su cento se si considera il numero di progetti presentati in rapporto a quelli finanziati. Significa che possiamo metterci una croce sopra? Non sarà il solito inciucio... spero! Be’, certo, ottenere il finanziamento non è semplice, bisogna presentare un buon progetto con una forte valenza di collaborazione internazionale. Ma è una grande opportunità per realizzare uno studio attraverso un consorzio europeo, che potrebbe portare risultati fruibili da tutti. L’UE è comunque una garanzia di qualità dei progetti selezionati. Con chi dovremo vedercela? Quali sono le realtà di ricerca avanzata sul mesotelioma? Si lavora tanto in Inghilterra, in Olanda, in Francia, un po’ meno in Germania, in Svizzera e poi c’è il Gime. Ma ripeto, si tratta di consorzi, lavori di equipe che favoriscono il confronto e lo studio. Solo la collaborazione internazionale tra centri qualificati ed integrati offre qualche posssibilità di successo. Ritornello doloroso per noi italiani... Mi sta dicendo che è lo stesso meccanismo del bando che impone uno studio in rete, che riunisca le migliori realtà di ricerca? Sì, ci sono ancora troppe situazioni - su tutte le patologie non solo su quelle relative all’amianto - con una visione un po’ troppo localistica ed in cui purtroppo c’è scarsa consapevolezza della necessità di aprirsi a realtà di studio e conoscenza più avanzate. Questo è un danno in primo luogo per i pazienti che non vengono trattati nel modo più aggiornato possibile, naturalmente sempre all’interno di trial approvati dai comitati etici. E ottenere un finanziamento di questo tipo consentirebbe certamente di rafforzare le situazioni di studio e di terapia più avanzate. MA PER L'ASL DI VERCELLI MUTTI NON SA FARE IL RIMARIO E mentre la Comunità Europea affida a Luciano Mutti un incarico di supervisione per l’assegnazione di cospicui finanziamenti a consorzi internazionali per la ricerca scientifica, il collegio tecnico dell’ASL di Vercelli incaricato di verificare l’incarico di primario di Medicina Generale - che Mutti ha svolto negli ultimi anni all’ospedale di Borgosesia - ha espresso parere sfavorevole alla sua riconferma. Una decisione che ha indotto nei giorni scorsi un gruppo di pazienti e familiari a scrivere una lunga lettera al presidente della giunta regionale Roberto Cota e all’assessore regionale alla Sanità Caterina Ferrero (resa pubblica ieri) sottoscritta - dice Giuse Pivetta, una dei tantissimi firmatari - da 300 persone: «Le firme sono depositate in uno studio legale». Il problema vero che preoccupa malati e familiari è - ovviamente - l’accesso alle terapie sperimentali in strutture vicine, come l’ospedale di Borgosesia. Proprio in questi giorni una donna monferrina malata di mesotelioma ha infatti avuto la notizia che - per la quarta volta consecutiva - ha risposto a una terapia sperimentale praticata proprio da Mutti. «Come potremmo noi essere assistiti in modo adeguato qualora il dottor Mutti non potesse più dirigere la sua struttura? Solo l’autonomia del direttore può consentire ad esempio, la somministrazione dei farmaci off label che le evidenze scientifiche suggeriscono per una patologia così aggressiva e per la quale esistono pochissimi esperti. Per non parlare dei protocolli sperimentali», recita la lettera. In sostanza sollevare Mutti dall’incarico di primario può significare un colpo di spugna sulla reale applicazione delle terapie sperimentali. «Nella nostra regione - continua la lettera - è tristemente nota l’emergenza sanitaria e sociale rappresentata dall’incidenza dei tumori da amianto (ed in particolare dei tumori della pleura) in tutta l’area del casalese e in vaste zone della regione Piemonte. Noi auspichiamo e ci battiamo da tempo perché la ricerca venga finanziata ed organizzata adeguatamente per combattere questa neoplasia e raggiungere gli stessi risultati ottenuti in altre neoplasie negli ultimi decenni. In questa lotta appena iniziata tutti noi abbiamo trovato nel gruppo GIME e nel suo presidente Luciano Mutti un esempio limpidissimo di competenza riconosciuta in tutto il mondo, di calore umano e totale disinteresse che rappresentano una magnifica dimostrazione di quello che la scienza può dare quando non dimentica che i pazienti sono prima di tutto esseri umani. Nella divisione da lui diretta - si legge ancora nella lettera - possiamo trovare le più avanzate terapie derivate dalla ricerca accompagnate da un sorriso ed incoraggiamento hanno così ridato la speranza a tanti pazienti e alle loro famiglie». Tutto questo - è l’interrogativo di fondo - verrà meno proprio qui dove il mesotelioma colpisce decine di persone l’anno?

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Barbara Marini

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