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  • 31 gennaio 2026
  • Cella Monte

Sul Filo della Storia

Guerra ipertecnologica nella realtà globalizzata

L’incontro a Cella Monte

La guerra del XXI secolo? Frammentata, ipertecnologica, vincolata a strettissimo giro al business e appannaggio di compagnie private di mercenari che scavalcano in forza, strategia e persino autorità gli eserciti regolari. “Fuori uso” la formalità delle dichiarazioni di guerra, poca l’artiglieria pesante, scarse le battaglie campali. Conflitti a “bassa intensità” (“low intensity conflicts”) nei quali fanno la parte del leone i droni e avanza senza sosta l’uso dell’intelligenza artificiale, tanto da pronosticare un futuro, al limite del distopico, di “hyper wars”, situazioni belligeranti in cui le decisioni vengono assunte dalle macchine.

La quarta edizione de “Sul Filo della Storia - incontri in bilico tra attualità e geopolitica”, organizzata dal Comune e dalla Biblioteca Civica, con la collaborazione dell’Associazione culturale PerCorsi, della Libreria Coppo di Casale, dell’Ecomuseo della Pietra da Cantoni ed il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, ha aperto giovedì 22 gennaio il nuovo anno con la lectio, a tema “Molto più che mercenari: fare la guerra nel contesto geopolitico attuale”, di Federica Saini Fasanotti: con lei, in veste di moderatrice, Maria Elisabetta Lanzone, docente dell’Istituto Balbo. Laureata in Storia contemporanea all’Università Statale di Milano, specializzata in storia militare e in dottrina di controguerriglia, Saini Fasanotti ha lavorato con gli Uffici Storici dell’Esercito Italiano e della Difesa. Ha collaborato con Terna Group in qualità di advisor per la sicurezza nell’area del Maghreb. Dal 2016 al 2023 è stata non-resident senior fellow presso la Brookings Institution di Washington, lavorando al Pentagono come assistente del Ministro della Difesa USA. Dal 2019 è anche senior associate per ISPI, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

Nel 1648, al termine della Guerra dei Trent’anni, la Pace di Vestfalia creò lo Stato Nazionale che si identificava con una lingua, una religione, i suoi usi e costumi: fuori da suoi confini, gli altri Stati che non potevano violarli - ha esordito Saini Fasanotti - Oggi, e soprattutto negli ultimi 20 anni, la globalizzazione e internet hanno cancellato le frontiere. Mark Zuckerberg controlla la privacy di due miliardi di persone e una piccola concentrazione di “super ricchi” ha accumulato redditi pari o superiori a quelli di interi paesi.

La geopolitica bellica non può che “adattarsi” alle nuove frontiere socio-economiche. Gli Stati combattono in “proxy wars”, conflitti senza un coinvolgimento diretto delle parti nei quali salgono alla ribalta le compagnie militari private (Private Military Companies - PMC). 

Mercenari, “contractors”, al soldo della politica centrale che li “arruola” spesso dietro promesse di facili e veloci guadagni, scendono in scacchieri terzi, dall’Africa subsahariana al Donbass, dove imbracciano le armi soldati siriani, pakistani o di provenienza subsahariana. Si insediano dove c’è un vuoto di sovranità e manca il monopolio della forza e dell’ordine pubblico da parte dei governi centrali. Il loro non è per nulla un assist alle istanze democratiche e legalitarie: i mercenari mantengono in vita regimi che salgono al potere senza passare dalle urne o incassare il pieno sostegno dei popoli. E non hanno nemmeno interesse a gestire il “dopo guerra” e ad alleviare le sofferenze dei civili: anzi, con loro le violenze salgono di numero e di intensità.

È il caso, forse tra i più conosciuti, del russo Gruppo Wagner, orfano del fondatore Evgenij Prigožin, che oltre a seminare terrore sul fronte ucraino si insinua nella polveriera del Sahel. A sud del Sahara, in pochissimi anni, nove colpi di stato hanno insanguinato Niger, Mali e Burkina Faso: realtà poverissime ma ricche di risorse naturali - petrolio, terre rare, diamanti, uranio, che fanno gola alle Private Military Companies e ai rispettivi governi. Non meno importante, è da qui che partono i flussi migratori che puntano il Mediterraneo. I mercenari russi hanno rimpiazzato le guarnigioni francesi nel Sahel, in fuga dai ripetuti golpe, e persino i militari USA che nei pressi di Agadez, in Niger, avevano costruito una base di droni per combattere gli estremisti.

Il terreno di scontro per eccellenza delle PMC rimane la Libia che dal 2011, alba della Primavera Araba, ha vissuto tre tornate di guerre civili e la spaccatura del paese fra Tripoli e Bengasi. Il paese vive per il 97% sulle rendite dal petrolio e, senza proprie imprese private, rimane in balia dell’affarismo internazionale. Nel 2019 il Gruppo Wagner ha pienamente appoggiato il generale Khalifa Haftar e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), rifornendoli di mezzi meccanizzati e giungendo ad assediare Tripoli. La caduta della Capitale è stata scongiurata dalla discesa dei mercenari turchi inviati dal Presidente Erdogan che hanno costretto gli avversari russi a levare l’assedio e a retrocedere.

Ci sono, poi, le “guerre dimenticate”, ignorate dalle PMC e quindi dai media, semplicemente perché poco o per nulla appetibili in fatto di business. Fuori dal radar restano, ad esempio, il fratri-genocidio nel Sudan, la repressione cinese ai danni della minoranza uigura e l’instabilità in Myanmar.

Rilevante è, infine, la “profezia” di Federica Saini Fasanotti sul conflitto russo-ucraino, ormai vicino al quarto anno dall’inizio della cosiddetta “operazione militare speciale” decisa da Vladimir Putin e lanciata il 24 febbraio 2022. 

Almeno fino al prossimo anno - chiosa - non si intravedono segnali per una cessazione delle ostilità. 


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