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Connessioni Prossime

Alessandro Barbero racconta Dante: «Una persona ambiziosa»

Nel 700° anniversario dalla morte del Sommo Poeta

Alessandro Barbero protagonista dell'incontro “Dante Alighieri, un uomo del Medioevo immerso nel suo tempo"

Nel 700° anniversario dalla morte del Sommo Poeta, la Rete ScuolaInsieme, attraverso il webinar di Connessioni Prossime, ha ospitato lo storico e professore di Storia Medievale dell’Università del Piemonte Orientale Alessandro Barbero, per un’insolita ricostruzione storica, quella fuori “manuale”, dal titolo: “Dante Alighieri, un uomo del Medioevo immerso nel suo tempo”.

Un Dante “comune”, quello che per la gran parte della sua vita, fin che visse a Firenze, fu persona normalissima, impegnato tra politica, studio, famiglia e amori, così come raccontato dallo stesso Barbero nella sua ultima fatica letteraria “Dante” edito da Gius. Laterza.

“L’epoca di Dante, fu diversa a seconda dei luoghi e caratterizzata da cambiamenti e da un’instabilità che, in tante città italiane, si tradusse in un’opinione pubblica orientata verso l’uomo forte al potere, capace di garantire la pace. Nascere e vivere a Firenze, in quell’epoca, una delle città più ricche d’Italia, era come vivere, oggi, a Londra o a New York, in una realtà che pulsa di affari, di cantieri, di soldi di economia. La città era l’unico orizzonte che una persona poteva avere”. Premessa necessaria, per comprendere il trauma del Dante sradicato all’improvviso dalla sua città. “Venire esiliati, voleva dire perdere tutto, anche la propria identità, la cittadinanza e i diritti politici”. Per Dante, tuttavia, l’esilio fu anche scoprire città come Verona, Ravenna e Milano, luoghi in cui il potere dell’uomo forte si stava trasformando. “Dante visse sulla sua pelle il trapasso dall’Italia medievale all’Italia del Rinascimento”.

Durante l’esilio, Dante ebbe grandi oscillazioni di pensiero, “un rovesciamento forte di ideologia e posizionamento”, passando, tra gli altri, dal voler ritornare a Firenze con la forza, al momento del “pentimento”. “Dante era molto ambizioso e voleva affermarsi anche come poeta. Si accorse, presto, di un altro mondo che gli poteva essere altrettanto congeniale. In fondo, anche gli imperatori avrebbero avuto bisogno di consiglieri, di intellettuali…”.

Dalla politica alle donne: furono due le grandi tensioni della sua vita. Quella della moglie Gemma, madre dei suoi cinque figli, con la quale condivise una lunga esperienza ma che, mai, Dante citerà nelle sue opere, e quella di Beatrice che, secondo quanto ricostruito dal Boccaccio, Dante conobbe per un breve periodo, fino a 25 anni, quando morì. “Nelle sue opere emerge forte l’innamoramento per Beatrice, fino a farne le fondamenta della sua vita interiore e di tutta la sua creazione poetica”. Va tuttavia ricordato che, “mentre noi, dal Romanticismo abbiamo messo insieme, nella vita pratica, l’innamoramento e il matrimonio, nella maggior parte delle società l’innamoramento non aveva come esito il matrimonio. Nella vita vera, come nelle novelle del Boccaccio, l’innamoramento produceva adulterio e amanti, mentre nell’ideologia degli intellettuali produceva la poesia amorosa che cantava l’amore da lontano, quello impossibile”.
Boccaccio, che a lungo cercherà testimonianze sulla vita di Dante, sarà il primo a tenere lezioni (pagate) pubblicamente sulla Divina Commedia e sulla vita di Dante. “Boccaccio ha avuto grande importanza nel codificare nostre convinzioni e informazioni sul contenuto concreto della vicenda umana di Dante”.

Tra i punti trattati, infine, non poteva mancare un accenno alle citazioni di Vercelli (Inferno) e del Monferrato (nel Paradiso e nel Purgatorio). «Dante descrive tante parti d’Italia e la sensazione forte è che questo territorio fosse una zona marginale e a lui poco conosciuta” ha precisato Barbero. “Di fatto, cita solo Vercelli per descrivere la Pianura Padana. Una scelta voluta e non dettata dalla metrica o dalla rima ma, probabilmente, in quanto principale città “piemontese” davvero coinvolta nella vita politica italiana. Le altre due citazioni si riferiscono a personaggi: il Marchese Guglielmo VII, precursore della storia del secolo successivo e Ubertino da Casale (solo per origine) grandissimo personaggio della storia religiosa dell’Italia di quell’epoca, protagonista di scontri interni all’Ordine francescano, come romanzati da Umberto Eco “Nel nome della rosa”».

L’incontro si è concluso con l’intervento di Lucilla Giagnoni, direttore artistico a Novara del Nuovo Teatro Faraggiana e prima interprete femminile della lettura dei 100 canti della Divina Commedia, in onda su Rai 5 dal 21 febbraio al 25 marzo prossimo.


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