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  • 18 febbraio 2021
  • San Salvatore

Intervista

Marco Caratto, primo fagotto dell'Orchestra Nazionale Basca

Da trent'anni vive a San Sebastian

Marco Caratto, primo fagotto dell’orchestra sinfonica più importante di questa regione autonoma della Spagna

Dite la verità, anche voi avete già fatto la lista dei posti dove scapperete appena finito il lockdown? Bene, sappiate che dopo aver conosciuto il personaggio dei “40 in quarantena” di oggi includerete all’elenco i Paesi Baschi.  Vi presentiamo Marco Caratto, primo fagotto della Basque National Orchestra, l’orchestra sinfonica più importante di questa regione autonoma della Spagna.  Ci risponde dalla sua casa di San Sebastian, dove vive da oltre 30 anni, con un accento che tradisce le vocali larghe della natia San Salvatore Monferrato, ma dicendo “porqué” e “musica barroca”. E’ lui che ci fa voglia di visitare un paese dove buona musica e buon cibo vanno a braccetto, ma soprattutto dove il Covid non ha mai fermato veramente la possibilità di esibirsi in pubblico. 

”Il primo lockdown di tre mesi, a marzo, l’abbiamo subito interamente – ci racconta - ma già dal 18 maggio abbiamo iniziato le registrazioni per la televisione autonoma basca e da lì non ci siamo più fermati.  Anche l’orchestra ha ripreso l’attività dal vivo, logicamente con tutte le misure di sicurezza del caso e una riduzione molto importante del pubblico che ci porta a duplicare le esibizioni per permettere a tutti di assistere. Così capita che in una giornata facciamo un concerto alle 18.15 e uno alle 20. Certo è saltata tutta l’attività operistica programmata a Bilbao, ma non abbiamo mai smesso di suonare.  Anzi, penso che la nostra sia stata la prima orchestra a livello europeo che ha ricominciato a lavorare, lanciando così un messaggio importante: si può fare musica in sicurezza”. 

Ora, senza entrare in polemica con chi in Italia ha deciso che l’affollamento di un teatro sia molto meno controllabile di quello di una stazione sciistica, sembra che questi Baschi abbiano davvero una marcia in più e non solo perché si sono costruiti il museo Guggenheim più strano del mondo, anzi.   “E’ difficile capire la realtà musicale e sociale di un luogo come questo venendo dall’Italia, la nostra è una nazione con tanta tradizione, ma con una mentalità culturale un po’ antiquata - continua Caratto – Invece la cultura rappresenta per i Baschi la forza di una terra con una grandissima identità. Lo dimostra come esprimono il loro immenso amore per la musica che si riversa in una grandissima tradizione corale. C’è un numero enorme di aficionados, amatori che entrano a far parte di un numero impressionante di cori. Perché la tradizione di cantare insieme è parte del loro senso di appartenenza. La stessa orchestra sinfonica Basca, che è un’orchestra regionale, ha più di 7000 abbonati in tutto il territorio dei Paesi Baschi. Anche prima della pandemia al Teatro Kursaal di San Sebastian, che ha 1800 posti, dovevamo raddoppiare le rappresentazioni per accontentare tutti. Caratto conclude con un invito: “Vai a vedere sulla mia pagina Facebook quante cose facciamo”.

Vado è in effetti ci trovo tante esibizioni, ma mica solo quelle, ci sono un bel po’ di foto di ostriche, pomodorini confit, alici e ricette basche in cui si intrufola una bagna cauda. Anche questa è identità culturale?  “In effetti qui l’amore per la musica è esattamente uguale all’amore per la gastronomia e la buona cucina, non è un caso che la sola San Sebastian, abbia lo stesso numero di stelle Michelin di Tokio, un’altra cosa che caratterizza la città sono le società gastronomiche, oggi sono temporaneamente chiuse per colpa del Covid19, ma fanno parte del tessuto sociale”.

Va bene, nei Paesi Baschi si suona e si mangia, ma anche loro aspetteranno che finisca il Covid.  Però, sembra che la carica positiva di questo luogo pervada i ragionamenti del nostro fagottista anche parlando di futuro.  “In generale sono sempre abbastanza pessimista, ma in questo caso credo che dobbiamo relativizzare quello che stiamo vivendo, l’umanità ha superato drammi peggiori, anzi non c’è mai stato nella storia un momento come questo in cui tanti uomini e donne di nazioni diverse stanno lavorando insieme per una soluzione a un problema globale”.   

Prima di salutarlo con una punta di invidia ci togliamo una curiosità: ma una persona che ha suonato 37 anni in orchestra, poi in casa che ascolta? “Amo Mozart e poi ho una grande passione per la musica barocca che mi porta ad ascoltare Haendel, per me un genio assoluto anche a livello vocale. Però non credete che io senta sempre solo classica, nello stereo ho tutti i cantautori italiani della mia generazione”.

Marco Caratto è nato ad Alessandria nel 1960. Ha iniziato gli studi musicali al Conservatorio "Antonio Vivaldi" di Alessandria diplomandosi in fagotto al conservatorio " G.Verdi" di Torino sotto la guida del M. Vincenzo Menghini e nel contempo conseguendo la maturità magistrale. In seguito si è perfezionato sotto la guida del M. Janos Meszaros a Winterthur in Svizzera, cominciando la carriera in recital e concerti come solista in Europa e partecipando a numerose registrazioni sia in formazione cameristica che orchestrale. Attualmente è primo fagotto nella Euskadiko Orkestra, l’orchestra nazionale Basca che ha sede a San Sebastian. 


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