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  • 25 novembre 2016
  • Casale Monferrato

La riforma costituzionale rende l’Italia più governabile

Chiamare Nuova resistenza l’opposizione alla riforma costituzionale sarebbe un’offesa alla vera Resistenza, se non fosse semplicemente una sciocchezza. D’altronde è impossibile trovare una coerenza nel brodoso intervento di Marongiu, e rispondere punto per punto. Cerco di spostare il piano del discorso, partendo da considerazioni storiche per arrivare alle buone ragioni del SI. La Sinistra, i Progressisti, quelli che “tengono” all’uguaglianza, ai ceti bassi, ai “poveri” hanno incrociato tre periodi storici. • Il primo copre l’Ottocento e la prima parte del Novecento. Esso è caratterizzato dalla lotta di classe, in cui i ceti popolari, operai, contadini, artigiani (e gli intellettuali dalla loro parte) combattono per la sopravvivenza in un contesto economico e politico che li schiaccia. I partiti socialisti e comunisti li rappresentano; il mondo è dominato dall’ Europa, si affermano gli USA. • Il secondo copre la seconda metà del Novecento. L’economia cresce, le disuguaglianze diminuiscono, i ceti popolari arrivano addirittura (o quasi) al benessere, si sviluppa lo stato sociale. La sinistra è incarnata dai partiti socialdemocratici, che hanno abbandonato la via “rivoluzionaria” e praticano il riformismo; il mondo è sempre dominato da USA ed Europa ma si stanno formando altre potenze; lo sciagurato esperimento costituito dal comunismo fallisce. • Il terzo comincia trenta anni fa. E’ la globalizzazione. Qui di seguito vedremo quali sono le sue caratteristiche e le conseguenze da trarne. Il benessere e lo stato sociale dell’Occidente entrano in crisi. Nessun partito rappresenta più in modo semplice e diretto i ceti poveri che, insieme ai ceti che scendono nella scala sociale, si fanno in numero consistente incantare da partiti che eccitano l’odio e l’astio sociale. Si affermano nuove potenze politiche ed economiche estremamente competitive (Cina ecc.). Partono migrazioni di milioni di persone dal mondo povero al mondo ricco. Che cos’è la globalizzazione? Essa è generata da sei fattori: I fattori tecnici sono: • l’invenzione del microprocessore e dei computer, che consente il trattamento dell’informazione con modalità incomparabili con quelle precedenti; • la nuova modalità delle comunicazioni delle informazioni: immediata e a costo quasi zero; • l’enorme riduzione dei costi dei trasporti di merci via acqua in ogni parte del globo (portacontainer) I fattori non tecnici sono: • la libera circolazione dei capitali; • le politiche antiinflazionistiche adottate con successo nell’Occidente; • l’esistenza di tre miliardi di persone nei paesi poveri disposte a lavorare per salari irrisori. Quali conseguenze essa comporta? Per molti Paesi in via di sviluppo essa significa: • sviluppo economico, differenziazione sociale, uscita dalla nera povertà; Cina 1990: 61% della popolazione sotto la soglia della povertà assoluta – 1,25 dollari al giorno; Cina 2015 4% (quattro!) sotto la soglia di povertà; • adozione di stili di vita moderni, lento, contrastato, ma evidente avanzamento verso libertà e democrazia; • Tre miliardi di persone hanno imboccato la strada giusta, della crescita e del miglioramento. Per i paesi già sviluppati e ricchi (tra cui noi!) essa significa: • concorrenza spietata da parte di chi ha costi di produzione inferiori, poca attenzione ai diritti dei lavoratori, niente tutela dell’ambiente, spesso furto di brevetti e dumping di stato o sociale; • necessità di ridurre i costi di produzione, le spese sociali degli stati, per le aziende di decentrare produzioni, per i lavoratori di abbandonare il porto tranquillo del posto a vita e coperto da tutte le tutele; • per gli stati tenere in ordine i conti (contro la speculazione abilissima nel mordere alla gola la gazzella più lenta), cancellare tutte le spese improduttive, clientelari, corruttive, la beneficenza a favore di chi non ne ha bisogno, la copertura universale di uno stato sociale degenerato e sbilanciato solo a favore dei vecchi, infine rendere i sistemi pensionistici compatibili con i bilanci; • investire in formazione, istruzione, innovazione tecnologica per produrre sempre nuovi beni e servizi (sempre più immateriali) non ancora copiabili dai PVS. • Tre miliardi di persone che vivono nel benessere devono cambiare radicalmente stili, priorità, aspettative: se non sono capaci di farlo, periscono. La Sinistra/i Progressisti devono cambiare radicalmente la mentalità, gli obiettivi e le modalità politiche per incidere sul mondo nuovo. Non più lotta di classe, non più stato sociale universale. Nel mondo nuovo non funzionano più e non sono più né giusti, né “progressisti”. Elenco schematicamente gli obiettivi che studiosi di storia, di economia, di politica individuano: • Mantenere la globalizzazione (che per altro si mantiene da sola, le farneticazioni “protezionistiche” di Trump, leghisti e 5stelle nostrani sembrano “ragionevoli” solo agli ignoranti – ignorante non è un’offesa!) ma metterle le briglie; mentre i commerci e i trasferimenti di capitali sono già pienamente globalizzati, bisogna ora globalizzare le regole per eliminare il dumping fiscale e climatico di cui gli investitori si sono finora giovati; • Innalzare enormemente gli impegni e i risultati nell’istruzione (i giovani cinesi hanno risultati nell’eccellenza matematica 20 (venti!!!) volte migliori di quelli italiani): solo l’istruzione, la formazione, la ricerca consente a tutti i paesi del mondo di migliorare, ed ai paesi dell’Occidente di resistere alla concorrenza migliorando la propria tecnologia; inoltre solo il miglior ascensore sociale per chi vuole impegnarsi; • garantire servizi decenti a tutti, cancellando sprechi, corruzione, favoritismi; • difendere strenuamente l’ambiente, passare dall’età dell’energia fossile all’età dell’energia rinnovabile pervasiva nel territorio; gli accordi commerciali devono contenere anche clausole sul tema ambientale • costruire un grande patto mondiale per le migrazioni, cui aderiscano sia i paesi ricchi che quelli poveri, non per fermarla (cosa impossibile) ma per controllarla, regolamentarla, renderla compatibile con le popolazioni e la mentalità dei paesi di destinazione; • ridurre le disuguaglianze tra i vari paesi del mondo ed all’interno dei paesi stessi tra i ceti sociali: • tassare in modo uniforme sia gli alti redditi che i grandi patrimoni, con regole e livelli comuni e garantiti da istituzioni autonome, infine abolire i “paradisi fiscali”. Questi ultimi due punti sono quelli più duri da affrontare: l’economista Thomas Piketty vi dedica gli ultimi capitoli della sua monumentale opera Il Capitale del XXI secolo; da una parte dimostra come le disuguaglianze siano cresciute moltissimo negli ultimi 40 anni; contemporaneamente sostiene che: • con forti imposte crescenti su redditi e patrimoni la disuguaglianza potrà diminuire; • fin d’ora c’è già la possibilità tecnica di applicare una simile tassazione. • bisogna che Europa e USA per primi imbocchino la via. Ciò che manca è la volontà politica dei governi. Con l’elezione di Trump diventa ancora più difficile perseguire questi obiettivi. Ma anche i primi socialisti, i primi movimenti operai e progressisti non avevano davanti a loro un compito facile. E comunque non c’è altra via… Ciò che è importante è dunque avere ben chiari gli obiettivi sopra elencati e perseguirli con coerenza. Questa è la via della lotta per la sinistra e per i progressisti – non nostalgiche e inefficaci ripetizioni di vie del passato e rimpianti per i bei tempi andati… Questi obiettivi saranno alla portata delle sinistre europee, americane e mondiali però solo se le strutture di governo dell’economia, della politica, delle società saranno impostate in modo da garantire la governabilità. E quindi: rafforzare l’Europa, - non smantellarla; rafforzare gli accordi internazionali, - non abbandonarli, rafforzare la governabilità democratica nei singoli paesi, - non indebolirla. Al di là di tutti i tecnicismi la riforma costituzionale rende l’Italia più governabile, senza diminuirne il tasso di democraticità. Gli sfasciacarrozze, gli incompetenti (5stelle, Lega et similia) mirano all’ingovernabilità, per far deragliare il paese e rafforzare loro stessi. La Sinistra storica (Sel, D’Alema, Bersani ecc.) sono ancorati a idee e strategie del passato e commettono un errore gigantesco di cui si pentiranno (ma il conto lo pagheremo tutti). Oltre tutti gli altri buoni motivi, mi pare che la prospettiva e la speranza delineate sopra ci spingano a votare SI il 4 dicembre.