Appiccava il fuoco per poi gustarsi in prima fila l’intervento di Vigili del Fuoco e forze dell’ordine. Non un’azione da piromane professionista, quanto piuttosto un gioco del quale non valutava le conseguenze. Così viene descritto dagli inquirenti, supportati il presunto incendiario degli archivi sotterranei del Santo Spirito. Lo hanno individuato gli uomini della squadra investigativa del Commissariato che lo hanno denunciato a piede libero alla Procura con l’accusa di incendio aggravato.
Si tratta di un dipendente della stessa azienda ospedaliera, del quale sono state rese note solo le iniziali, S.P., 38 anni, residente a Casale. A lui i poliziotti sono arrivati grazie a una serie di dati e indizi che, comparati con quelli raccolti dalla sezione di p.g. dei Vigili del Fuoco del comando provinciale di Alessandria, hanno portato a individuare un denominatore comune tra tutti i roghi divampati nell’archivio cartaceo del seminterrato del nosocomio. Chi agiva doveva avere libero accesso ai locali per lavoro o per altro motivo. Che non si trattasse di un piromane che voleva arrecare danno alle strutture dell’ospedale era evidente, visto che non ha mai utilizzato liquidi infiammabili che avrebbero potuto scatenare roghi consistenti. Infatti, in quasi tutti i casi, sono stati utilizzati mozziconi di sigarette buttati con noncuranza, ancora accesi, in mezzo ai faldoni contenenti la vecchia documentazione.
È stato lui stesso a raccontare agli investigatori, che lo avevano convocato in Commissariato, di aver dato per primo l’allarme dopo aver scatenato - per negligenza, talvolta anche inconsapevolmente - l’incendio.
L’ultima volta - meglio le ultime due volte - il 6 novembre scorso, quando a distanza di poche ore, erano divampati due roghi: il primo, verso le 8,30, nell’archivio posto sotto la divisione di Medicina; l’altro, poco dopo le 13, nel sotterraneo a fianco del Pronto Soccorso. I precedenti incendi si erano verificati il 27 settembre 2006, il 15 marzo e a fine settembre 2007.