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Monferrini al Festival

Dal tempo dei Duran Duran riesco a far coincidere cinque giorni di ferie con il Festival di Sanremo ospitato nell’alloggio muliebre che si affaccia su palazzo Bellevue, ho saltato solo l’edizione dello scorso anno per incidente domestico alla padrona di casa. Così lunedì entro all’Ariston per l’accredito (ci riconosce alla base dell’ascensore verso il cielo il capo della security: è una soddisfazione). Il dietro le quinte al Festival si concretizza molto -anche per la comodità degli orari della carta stampata- nella conferenza stampa delle 12 (saranno puntuali una sola volta) detta la Messa Cantata all’Ariston Roof (che panorama!) officiata dal direttore di Rai Uno Giancarlo Leone, persona compita (a un certo punto per l’esclusione di ricorda la sua laurea giuridica, da google leggiamo pure Musicista, compositore iscritto alla SIAE dal 1974, è stato autore di musiche per i Golf Lima Lima, non male per il figlio di Giovanni Leone) anche se cerca di non farsi portare via la scena iniziale sui dati di ascolto da un onnipresente responsabile stampa Tonino Manzi. Per inciso siamo 1215 accreditati. Leone sopporta anche bene le battute della Litizzetto che animano il rito. In una cronaca veloce diciamo che il martedì (giornata fredda e ventosa) vive sull’aspettando Grillo, tormentone temperato in sala stampa dalla discreta ma non per questo meno importante presenza della moglie e della compagna dei due marò trattenuti in India (sono state invitate dal sindaco). Il Festival inizia male con il sipario bloccato e soprattutto, mentre scorrrono le visione del treno deragliato ad Andora, con la contestazione (pericolosa) degli operai napoletani senza stipendio da mesi, vicenda che tiene banco nella conferenza stampa di mercoledì. Fazio la inquadra nella “rabbia” che pervade il paese e non rende facile il suo lavoro rispetto all’anno precedente. In pratica unico soddisfatto è Pif, ex jena, autore di un gustoso prefestival intitolato Sanremo e San Romolo (San Romolo è il vero patrono di Sanremo, mentre la cattedrale è intitolata al pavese San Siro), Pif è soddisfattismo dei suoi ascolti, il direttore Leone meno, la colpa per lui è del calcio in concorrrenza. Per la cronaca Grillo dopo un po’ di bagarre di fronte all’Ariston all’interno ha seguito lo spettacolo per 45 minuto insieme al figlio Rocco. Jurassic Festival intitola qualche giornale a proposito della serata di mercoledì per via di alcuni ospiti non giovanissimi (ma si festeggiavano anche i sessanta anni della Rai). Drastico calo di ascolti. Vanno meglio le cose giovedì, per merito dell’accoppiata con le canzoni d’autore (mini, troppo mini, da parte di Fazio, il ricordo del Tenco, altro Festival che onora Sanremo) e venerdì e sabato per il clima di gara. In sala stampa venerdì si vede sul maxi-schermo Renzi con la sua lista di Governo mentre si gustano le prelibatezze di Langhe e Roero (citazione per i First's Filet di Primo Montaldo di Neviglie che vedremo (forse) al Castello per Golosaria. Per la cronaca il Festival è stato vinto da Arisa; curiosità i bookmakers davano come prima Noemi, ex X Factor, quotata a 3.00 poi Renga e Arisa a 4.0 e Giusy Ferreri (quotata a 5.5) Il premio Mia Martini (detto anche della critica) è stato assegnato a Zibba (Sergio Vallarino) per i giovani e a De Andrè per i campioni; posso immodestamente dire che coincide con il mio voto (ricordando che Zibba è stato due anni fa al Pantgruel portato da Deregibus, Tenco’s men). Ma da inguaribili monferrini ci pare giusto una citazione ai locali. Incominciamo da Paolo Demaria visagista di San Maurizio di Conzano che ha curato il make up della cantante Giusi Ferreri (per i capelli, con frangia tappa occhio, Sabrina Ravizzina). E’ stato intervistato dal colmese Ale Morbelli calato a Sanremo per Radio Mondo e ha avuto modo di ricordare che il suo primo Festival (c’eravamo) era quello del 1989 con Mietta e che questo per lui era stato tra i migliori. Presenze importanti in sala stampa quelle di Marinella Venegoni (pure sindaco di Crescentino) e Alessandra Comazzi, trinese (che ha anche presentato il suo libro, vedi box). Tra i direttori d’orchesta la callianese Andrea Mirò (nome d’arte, il cognome vero è Mogliotti). Presenza tutta casalese quella di Simona Piccioni Pia che incontriamo per caso martedì a Casa Sanremo (Palafiori) dove alla attrezzatissima sala Franco Rosso si presenta il nuovo brand della stessa Franco Rosso come rappresentante del gruppo Stat. Poi se vogliamo il cantante Ron (lomellino) è cittadino onorario di Conzano. Infine l’Ariston è di proprietà di Carla e Walter Vacchino che hanno un’ascendenza femminile camagnese con nonna Emilia Accatino che nel 1896 sposa nel paese monferrino Carlo Vacchino, padre di Aristide; ci regalano l’ultimo (n. 28) Quaderno dell’Ariston con la dedica: “Un abbraccio affettuoso con radici profonde”. Il libro “La Tv che mi piace” di Alessandra Comazzi (l.a.) - Sabato a Sanremo nell’ambito del Festival della canzone, Alessandra Comazzi, giornalista e critico tv, presidente dell’Associazione Stampa Subalpina, ha presentato il suo «La tv che mi piace», “un libro -dice- che ho scritto per raccontare personaggi e storie di questi sessant’anni di tv”. Martedì, alle 21, il libro sarà presentato al Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino. Con l’autrice il direttore della Stampa Mario Calabresi, Bruno Gambarotta e Massimo Giletti. Angelica Buzzolan, la figlia di Ugo Buzzolan, primo critico tv della Stampa (il mitico Ubz, nel volume sono riportati molti suoi articoli), leggerà alcuni brani. Ci piace subito ricordare che il libro si apre con la citazione del padre Pino “il tipografo di Trino”, che aveva festeggiato i novant’anni in piazza Comazzi (a Trino) nell’aprile dello scorso anno. “Penso di aver respirato il mio primo profumo di piombo a sei mesi...”, ci ha confessato la Comazzi incontrata sabato nella sala stampa dell’Ariston. Aggiunge che l’idea è nata per i sessanta anni della Rai e contemporaneamente si è deciso l’uscita in occasione del Festival (che ha un approfondimento speciale). “La chiave del racconto è la Tv vista in prima persona dietro le quinte”. Con tono leggero si va alla ricerca delle cose buone (era ora). Per facilità la divisione in generi con approfondimenti grazie ai tanti incontri che l’autrice ha effettuato nella sua carriera (“Ho iniziato molto giovane”, è vero, una volta era così). Incontri anche di set visto che ad esempio è stata a Las Vegas per Csi. la serie più seguita al mondo dove non è facile far morire un protagonista. Utilissimo l’indice dei personaggi (il più citato è Baudo). Il volume è edito da La Stampa.

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Silvia Sassone

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