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Intervista

Riapriamo i sipari! La casalese Fteita scenografa e “star”

Collaborazioni con Muti, Ronconi, Dante Ferretti, Liliana Cavani, Frigerio, Strehler...

Leila Fteita, una big internazionale della scenografia

Da tempo cercavo qualcuno che mi raccontasse come la quarantena ha bloccato un’intera categoria di professionisti del palcoscenico: i grandi artisti italiani che lavorano dietro le quinte nei teatri di tutto il mondo. Non pensavo di trovare addirittura Leila Fteita per parlarne, una big internazionale della scenografia, e non pensavo che lei accettasse subito di essere intervistata così, mentre è lì che monta una scena. Fortuna? Per niente.

Sarà che ha ereditato l’understatement monferrino, sarà che per lei passione e lavoro coincidono, ma trova del tutto normale fare nottata raccontandomi di Muti, Ronconi, Dante Ferretti, Liliana Cavani, Frigerio, Strehler.

E dei teatri ovviamente, ci sono tutti: Scala, Arena, San Carlo, persino la nuova opera di Pechino (ci ha lavorato 3 anni per allestire il laboratorio di scenografia)… Mi manda un curriculum fitto di nomi e luoghi, anche riducendolo dovrò chiedere al direttore un supplemento di spazio.

“E ho dovuto omettere il 30% - puntualizza – se no la gente non ci avrebbe creduto. Pensi che prima della pandemia sono arrivata a firmare 10 spettacoli all’anno, fino ad oggi sono 370”. Per dirvi il livello: Fteita mi ha risposto da Cagliari dove sta allestendo il Don Pasquale con la regia di Antonio Albanese.

Quindi da dove cominciamo? beh sei lei è in questa rubrica è perché Casale c’entra qualcosa. “Mia mamma di cognome faceva Patrucco ed era di San Germano – ci risponde quando le chiediamo delle sue origini - è mancata appena un anno e mezzo fa. Era una persona attiva, amava viaggiare. A Londra per studiare l’inglese conobbe mio padre che, come si può immaginare dal mio cognome, non era proprio Monferrino, ma un diplomatico libico di carriera. Per questo sono nata Tripoli e l’infanzia l’ho passata in giro per il mondo. Mio padre è mancato quando ero bambina e mia mamma decise di ritornare dalla sua famiglia, così sono cresciuta a Casale, dove ho fatto elementari, medie, poi le magistrali e il liceo artistico da privatista. Avevo le idee chiare fin da piccola su cosa volevo diventare e appena ho potuto mi sono iscritta all’Accademia Albertina di Torino, corso di scenografia. Dopo la laurea ero già a Roma nello studio di Mauro Pagano, nell’85 lavoravo Alla Scala e facevo gavetta con i più grandi scenografi della storia del teatro”. A Casale torna mai? “Sì e faccio due cose: compro i Krumiri e prendo una cioccolata con panna alla latteria di via Saffi”.

La pandemia ha bloccato Fteita “in corso d’opera”, letteralmente. “Il 5 marzo 2020 ero al Regio di Torino per l’allestimento della Bohème, quando è arrivata la notizia che il teatro chiudeva e sarei dovuta tornare a casa. Vivo a Milano, zona Navigli, in un appartamento che ho scelto per essere comoda arrivando da Casale, ma anche perché è vicino ai laboratori della Scala e a poche fermate di metrò dal Piccolo Teatro. I primi mesi li ho trascorsi lì con i miei figli, un Jack Russel di nome Arturo e Gigetto, il nostro gatto. Ho letto molto, persino improvvisato spettacoli con i miei figli, una studia da Mezzosoprano, l’altro Scienze dei Beni Culturali, ma non potevo non pensare che avevo almeno 10 spettacoli fermi di cui avevo già consegnato i progetti, compreso uno in India e uno in Oman. Poi, un poco alla volta, tra lo streaming e la ripresa estiva, ho ricominciato. Per fortuna ho lo studio in casa, però molte cose sono ancora ferme, come un Don Giovanni con Muti a Napoli e un’opera di Nicolò Piovani per la regia di Chiara Muti, lavori che magari mi sono costati due anni della mia vita e non hanno ancora visto il palco”.

Ecco, era qui che vogliamo arrivare: cosa succede a una persona come Fteita quando il sipario resta chiuso. “E’ stato sbattere la testa contro un muro. – confessa - La maggior parte delle persone che progettano spettacoli e li allestiscono non sono dipendenti stipendiati: registi, cantanti, scenografi, siamo tutti artisti che lavoriamo a progetto. Da una parte è una vita esaltante: ogni volta puoi scegliere una sfida diversa, un posto nuovo con nuovi contatti, dall’altra la pandemia mi ha fatto capire quanto il mio lavoro fosse precario. Non mi ero mai fermata prima, ho fatto due figli senza prendere la maternità. Va bene così, è la vita che ho scelto, invece la quarantena mi ha fatto accorgere di non avere alcun diritto. Con le produzioni ferme i teatri non pagavano, ho dovuto chiedere i ristori allo stato per poter vivere. Sono stata a manifestare anche io in piazza con i bauli”.
La notte avanza e Leila Fteita comincia a mandarmi le foto per l’articolo: lei con Muti, lei con Sofia Coppola, lei con Placido Domingo, lei con Barak Obama!!! Ecco, è per questa Italia per cui prima possibile dobbiamo alzare il sipario.

LEILA FTEITA - Si diploma in scenografia all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e subito dopo diventa assistente di Mauro Pagano. In seguito collabora alla realizzazione di spettacoli d’opera, prosa e balletto nei più prestigiosi teatri in Italia e del mondo con Ezio Frigerio, Dante Ferretti, Gae Aulenti, Peter Stein, Margherita Palli, Tullio Pericoli, Hugo De Ana, Liliana Cavani, Luca Ronconi, Ermanno Olmi, Michael Hampe, Pier’Alli, Jérome Savary, Franco Zeffirelli, Bob Wilson, Werner Herzog, Nicolas Joël, Hugo De Ana, Graham Vick, Peter Stein e Giorgio Strehler. Nel 1992 esordisce alla Scala firmando le scene del balletto ‘La bottega fantastica’. Nel 2002 al Piccolo Teatro di Milano con Mine Ha-Ha. Tiene seminari per il corso di Storia del Teatro e dello Spettacolo all’Università Statale di Milano e dal 2013 laboratori di scenografia per il Corso di Laurea Magistrale in Televisione, cinema e new media presso l’Univestità IULM. Centinaia le sue produzioni in campo operistico, citiamo tra le tante: Un ballo in maschera all’Opera di Pechino con Hugo De Ana. Il Ring wagneriano di Cassiers e Barenboim a Verona, Aida al Maggio Musicale Fiorentino, La Traviata al San Carlo di Napoli insieme a Dante Ferretti e Ferzan Ozpetec, Turandot alla Scala per lo spettacolo di inaugurazione di Expo 2015, Madama Butterfly per la prima della Scala stagione 2016-17, La Bohème per il Festival Pucciniano del 2018, La Traviata al Teatro dell’Opera di Roma e Tokyo nel 2018 con la regia di Sofia Coppola. Tra gli ultimi lavoro “Così fan tutte” al Regio di Torino con Riccardo Muti


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