Progetto Millerighe. Le mille voci contro la violenza sulle donne. I racconti degli studenti del Leardi
di Carlo Biorci
Il progetto Millerighe, iniziativa rivolta alla stampa scolastica, è promossa dall’Assessorato alle Politiche Giovanili della Provincia di Alessandria ed è giunta alla decima edizione. Il tema proposto in questa occasione di confronto tra i diversi giornalini scolastici (“Eureka” per il Leardi) è quello della violenza sulle donne. Come sottolinea l’assessore alle Politiche Giovanili Raffaele Breglia «i giornali di istituto sono la voce dei ragazzi, che si raccontano, raccontano la loro scuola e affrontano anche i problemi di una generazione che ha idee, voglia, cuore, determinazione e capacità meritando di avere occasioni per esprimersi, comunicare e costruire il loro futuro».
Di seguito, i racconti e le riflessioni delle studentesse dell’Istituto Superiore Statale “Leardi” di Marina e Sara Verzetti (4ªA Geometri), di Jessica Giacobbe (4ªB Grafico Pubblicitario) e, inoltre, di Daniel Gebbia (2ªB Grafico Pubblicitario).
LO STALKING, UN'ALTRA FORMA DI VIOLENZA SULLE DONNE
Con il termine stalking viene definito un atteggiamento anomalo e fastidioso verso una persona, conosciuto anche come “sindrome del molestatore assillante”, consiste in un insieme di comportamenti costituiti o da comunicazioni intrusive quali per esempio: telefonate e lettere anonime, sms ed e-mail, invio di fiori, oppure da comportamenti illegali finalizzati a controllare la propria vittima, come pedinamenti, appostamenti, sorveglianza sotto casa, violazione di domicilio, minacce di violenza, aggressioni, omicidio o tentato omicidio. In altre parole si può definire una sistematica violazione della libertà personale della vittima.
Lo stalking verso le donne viene eseguito de parte di chi si ostina a ritenerle un oggetto e crede di averne il diritto di possesso e non tollera la manifestazione della loro libertà individuale, in tutte le sue forme.
Le donne oggetto di attenzione di questi individui vengono seguite, pedinate, sommerse da sms e/o mail, molestate con approcci di ogni genere, anche se non sempre lo stalking si accompagna a comportamenti violenti, le vittime di questi atti persecutori non riescono più ad essere serene, lavorare, ad avere una normale vita sociale, ed arrivano a subire gravi danni psicologici e a volte anche fisici non è raro che si arrivi perfino all'omicidio.
Nelle statistiche dall’inizio del 2012, in Italia sono state uccise 63 donne e nello scorso anno le donne assassinate sono state 128, 10 in più rispetto al 2010.
Questi crimini vengono alla luce grazie all’aumento delle denunce e delle richieste di provvedimenti restrittivi e di custodia cautelare da parte di donne verso i loro persecutori.
Purtroppo sembra che non esistano strumenti efficaci di difesa per le donne, meccanismi deterrenti di prevenzione, repressione, e neutralizzazione dei persecutori. L’impressione sempre più diffusa è che anche in presenza di denunce dettagliate e tempestive, le cittadine più coraggiose continuino a restare vulnerabili, alcune però hanno timore a denunciare il proprio stalker per la paura di provocare in lui l’ira e peggiorare il suo atteggiamento.
In conclusione, per far capire quanto sia grave e pericoloso per una donna lo stalking cito un articolo che parla di un fatto realmente accaduto:
“Sabrina Blotti. Si chiamava così l’ultima vittima della furia distruttiva di un uomo che non voleva accettare la fine di una relazione e che non si rassegnava all’idea che lei potesse emanciparsi per sempre dal loro rapporto. Un violento e irrefrenabile istinto possessivo, un desiderio malsano di esercitare il controllo assoluto sulla vita della donna, hanno guidato la mano dell’assassino. Ma, come troppe volte accaduto in occasione dei fatti di sangue che hanno colpito le donne italiane e le immigrate che lavorano nel nostro paese, l’omicidio rappresenta il punto terminale di una lunga escalation di minacce e intimidazioni. Lungi dall’essere il gesto isolato di uno squilibrato e l’espressione di un raptus improvviso, l’uccisione di Sabrina - come spessissimo accade - era stata preceduta e preannunciata dal comportamento persecutorio del suo ex amante, che per questo motivo era stato denunciato alle forze dell’ordine. Iniziativa che tuttavia non ha fermato il proposito omicida dell’uomo.”
Amare significa rispettare la persona e non privarla della sua libertà.
Marina e Sara Verzetti
Classe 4ªA Geometri
Da alcune indagini condotte recentemente con argomento violenza sulle donne, risulta che nel 13% dei casi la violenza è di tipo sessuale, nel 33% di tipo economico, nel 51% di tipo fisico e nel 65% di tipo psicologico. Le statistiche hanno dimostrato che il totale è superiore al 100%, infatti più donne hanno subito tipi diversi di violenza. Nella maggior parte dei casi è definita “violenza domestica” poiché commessa da un uomo ad una donna, solitamente in casa, quindi in un ambiente familiare che in teoria dovrebbe essere considerato sicuro e invece, alla fine, non è così.
Solo la metà delle donne ha il coraggio di parlarne con qualcuno o di andare in centri specializzati a denunciare questi episodi di violenza, il restante 50% decide di mantenere il silenzio magari per paura di non potersi garantire un’indipendenza economica o a causa di una qualche minaccia (e quindi di un caso di violenza psicologica) da parte dell’aggressore. Solo nel 2012 il numero di donne uccise dal proprio marito, fidanzato o ex compagno, spinti magari dalla rabbia o dall’idea di possesso nei loro confronti, ammonta a 113.
Questa, in Italia, è considerata come una questione privata ma dovrebbe essere affrontata in modo politico e quindi pubblicamente. La violenza sulle donne è da considerarsi “piaga sociale” perché violazione dei diritti umani della donna. La maggior parte delle vittime di violenza l’hanno subita dal proprio partner e non l’hanno denunciato per paura delle conseguenze. Solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita nel contesto familiare un reato, per le altre è solo un qualcosa che è successo, un’ “orrenda eccezione”. Ma quali sono le conseguenze di una violenza? Le donne vittime di violenza spesso hanno poi perso la fiducia e la propria autostima, si sono sentite impotenti, hanno avuto difficoltà nel dormire, nel concentrarsi, nel badare ai figli e, nei peggiori dei casi, sono arrivate addirittura a pensare all’autolesionismo o al suicidio come soluzione.
In passato, la donna, è stata sempre considerata inferiore all’uomo e discriminata, ora non è più così o almeno non dovrebbe esserlo. Allora perché l’uomo continua a mantenere il suo potere e ad esercitarlo con l’uso della violenza? Questo è un vero e proprio meccanismo di sottomissione e indebolimento del sesso ritenuto, per l’appunto, “debole”.
La violenza è usata per relegare la donna in un ruolo marginale, per privarla dei propri diritti fondamentali e delle proprie libertà e quindi rendendola dipendente dall’uomo e, di conseguenza, sottomessa. Ci sono nel mondo diverse associazioni unite per dare una mano a queste donne vittime di uomini violenti e senza rispetto.
Queste associazioni vogliono dire basta, eppure il fenomeno continua ad espandersi tanto che ne sentiamo parlare in tv quasi tutti i giorni e ne leggiamo le notizie nei giornali. Il tutto è ormai un fatto quotidiano che però non deve essere ignorato. Cosa bisogna fare per fermare questo orrore? Come bisogna affrontare la situazione? Come reagire? Molti si sono posti queste domande ma, a quanto pare, non si è ancora trovata una vera e propria risposta che ci aiuti concretamente a risolvere questo problema.
Jessica Giacobbe
Classe 4ªB Grafico Pubblicitario LA VIOLENZA SULLE DONNE IN GENERALE
Sempre più spesso accadono fatti di cronaca dove le donne sono vittime di violenza, in Italia una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, è stata vittima nella sua vita dell'aggressività di un uomo, e ogni anno vengono uccise in media più di 100 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. Quasi 700 mila donne, consultando i dati dell’Istat, hanno subito violenze ripetute dal partner e avevano figli al momento della violenza, e nel 62,4% dei casi i figli hanno assistito a uno o più episodi di violenza.
Secondo una ricerca Istat, nel 2007 sono quasi tre milioni, il 14% del totale, le donne che in Italia hanno subito violenza fisica o sessuale, caratterizzata quindi da percosse, maltrattamenti, ingiurie, stupri, induzione alla prostituzione, violenze psicologiche. Nello stesso tempo questa ricerca ha messo in evidenza che di questo 14% solo una piccola percentuale denuncia la violenza subita, anche se si tratta di violenze gravi che provocano lesioni sui corpi, e soprattutto sulle menti femminili, ricordando che anche se un ferita non è fisica non significa che non faccia male. La caratteristica comune di queste donne, quella che ferma il loro intento di denuncia, è la paura, la rabbia, l’insicurezza, ma soprattutto la perdita di autostima e di fiducia negli altri. Inoltre queste donne spesso dopo una violenza sono colpite dalla sindrome psichiatrica, denominata Disturbo Post-Traumatico da stress, spesso inoltre gli aggressori si trovano proprio tra le mura domestiche, mariti, fidanzati, conviventi o ex partner, ma anche genitori e parenti di primo grado in generale persone su cui la donna ripone la più grande fiducia, legate da sentimenti affettivi molto forti; la violenza contro le donne è denominata anche "violenza domestica", un fenomeno cui in passato si dava poca importanza, essendo considerato una delle possibili espressioni del conflitto coniugale, al contrario, la violenza faceva talmente parte del panorama della vita quotidiana che vi si prestava ben scarsa attenzione. Questo sostiene che le epoche storiche passate non siano state benevole verso le donne.
La violenza non è solo quella fisica o sessuale, si può infatti avere una vera e proprio violenza psicologica, che è stata definita stalking, caratterizzata da un comportamento, prevalentemente maschile, caratterizzato da persecuzione ripetute, molestie asfissianti, appostamenti, intromissione nella vita privata verso una persona generalmente di sesso opposto . Ed è proprio su questo tipo di violenza che si ha il massimo della tolleranza, anche se è bene sottolineare che negli ultimi anni si è avuto una maggiore attenzione a questo tipo di violenza tanto da far approvare nel 2009 una legge che fornisce una risposta concreta nella lotta contro la violenza effettuata soprattutto a danno delle donne.
Una ricerca, dell'Harvard University ripresa dall'Onu, afferma che la prima causa di morte o d'invalidità, nel mondo, per le donne non è la malattia, la guerra o gli incidenti stradali, ma la violenza domestica, anche sessuale, subita dalla donna da parte del marito, del partner, del genitore.
Sarà per la paura di ritorsioni e nuove spirali di violenza, sarà anche per problemi economici che impediscono alle donne di andare via di casa, fatto sta che in Italia la violenza tra le mura domestiche continua a crescere e, purtroppo, a volte sfocia in una vera e propria strage. Spesso l’aggressore soffre generalmente di gravi turbe mentali, anzi può essere ben adattato nella vita lavorativa e di relazione, non è possibile caratterizzarlo né per grado di istruzione né per classe sociale. A tutto ciò si aggiunge una eccessiva tolleranza maturato in alcuni ambienti religiosi e intellettuali, per cui il criminale gode di eccessive giustificazioni, si cerca sempre un alibi alle azioni più riprovevoli, come: i traumi infantili, l'esclusione sociale, la famiglia, la scuola, la società. Chi si rende colpevole di violenza sulle donne va punito severamente. E talvolta, in un secondo momento, qualora ne esistano le premesse, va cercata una sua riabilitazione tramite una terapia psicologica appropriata.
Alle donne vittime di violenze va poi assicurata assistenza e sostegno, vanno ascoltate, consigliate, vanno loro offerti consulenza giuridica e un alloggio qualora ne abbiano bisogno, vanno incoraggiate all'autonomia e a inserirsi nel mondo del lavoro, sempre nel caso ne abbiano bisogno.
La violenza sulle donne non è naturalmente soltanto un problema italiano. Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della propria esistenza. Anche se i media riportano con sempre più inquietante frequenza gravi fatti di cronaca con protagonisti uomini che sterminano interi nuclei familiari, l’Occidente a mio parere non si può considerare il più violento verso le donne rispetto ad altri contesti geografici e culturali. Possiamo considerare esempi in cui le donne subiscono violenze di tutti i generi, come: le donne africane mutilate ai genitali, le vedove arse vive in India, le donne lapidate e quelle a cui viene violentemente negato l'accesso all'istruzione, in parte del mondo islamico. Il primo passo da compiere, quindi, sarebbe quello di cercare di modificare le culture dove il maschio ha ancora una posizione dominante e troppi privilegi da difendere. Compito quasi del tuto impossibile, laddove c'è chiusura mentale e adesione totale ai dogmi della tradizione o alla religione. Nelle società aperte e democratiche qualcosa si può fare invece, sul piano della prevenzione, sensibilizzando, in particolare le nuove generazioni, al problema ed educando fin da bambini al rispetto della donna.
La testimonianza di una storia vera e di un commento da parte della donna che ha segnalato l’accaduto, ai danni di una sua collega, racconta: io lavoro in una piccola azienda artigiana di 15 operai. Con me lavorano delle donne, ma in particolare volevo riportare quello che una di queste è costretta a subire, purtroppo già da qualche anno. Ricatti, minacce e violenze psicologiche di ogni tipo, alle persone è vietato salutarla, e addirittura le vengono richieste prestazioni sessuali in cambio del posto di lavoro. A molti pare facile dire di denunciare la situazione, ma le conseguenze potrebbero essere davvero pesanti, la causa si vincerebbe facilmente grazie a prove schiaccianti. Infatti, dopo una denuncia di questo tipo la prospettiva di perdere il lavoro è quella più probabile, visto che nessuno gliene garantisce la tutela. Se poi questa donna vive sola, ha due figli preadolescenti da mantenere e deve pagare un affitto, non ha più i genitori a sostegno cosa deve fare? Perdere il lavoro sarebbe la sua fine. La cosa giusta sarebbe denunciare, ma se ci fossero organi che garantiscono, con i fatti e non solo teoricamente, la tutela delle donne che trovano il coraggio di farlo, sicuramente il numero di queste aumenterebbe e poco alla volta forse diminuirebbero i soprusi e le violenze.
Marina e Sara Verzetti
Classe 4ªA Geometri "LA VIOLENZA SULLE DONNE UCCIDE CON UN SOLO TOCCO" ...STOP ALLA VIOLENZA SULLE DONNE...
Nel passato, le donne non avevano diritto di voto nè di esprimere le proprie opinioni, esse venivano sottomesse dagli uomini. Ora che siamo nel 2012, è cambiata molto la posizione della donna; hanno diritto di voto e di conseguenza possono o meno essere elette in parlamento. Nonostante tutte le libertà acquisite dalle donna,la mentalità di alcuni uomini è rimasta nell’antico medioevo. Alcuni uomini, se così possiamo definirli, si prendono troppa libertà verso le donne, perché credono che se la ragazza, ad esempio il sabato sera esca senza la scorta, essi hanno il diritto di prendersela come se fosse un oggetto e farle tutto quello che passa loro per la testa... La maggior parte di queste ragazze che subiscono questi soprusi non denunciano per paura di una vendetta da parte del loro stesso aggressore, sentendosi talmente umiliate tanto da non parlarne con nessuno. Non sempre però l’autore di queste violenza è un perfetto sconosciuto, anzi molte volte è una delle persone alla quale noi diamo la nostra più totale fiducia, come un padre, un datore di lavoro, la nostra insegnante...Quando accadono questi atti di violenza, i sensi di colpa sono molto più forti proprio per il ruolo che riveste l’aguzzino stesso. Un altro tipo di violenza che dal 2009 è stato ritenuto reato è lo stalking, che tradotto significa persecuzione. Generalmente lo stalker è l’ex fidanzato che non accetta di essere stato lasciato, la vittima viene perseguitata, in poche parole non viene lasciata stare. L’unico consiglio che possiamo dare a queste povere ragazze è quello di non avere paura di denunciare il proprio aggressore, perché solo così si possono, non cessare definitivamente questi soprusi, ma per lo meno ridurli considerevolmente.
Daniel Gebbia
Classe 2ªB Grafico Pubblicitario