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Dal Cottolengo a Berlino, il riscatto sociale del trinese Remo

Un trinese al Festival del Cinema di Berlino? Difficile da credere, ma è proprio così. La scoperta è di qualche giorno fa, quando Bruno Ferrarotti, nel leggere un articolo de “La Stampa”, tra i protagonisti di “Dust”, il cortometraggio del regista Gabriele Falsetta che vede coinvolti come attori una decina di ospiti - con handicap fisici e mentali di diversa entità - residenti alla Piccola Casa della Divina Provvidenza del Cottolengo di Torino, si imbatte nel nome di un trinese. Tra di loro, infatti, c’è anche Remo Gardano, nato a Trino il 16 marzo 1944, figlio di Domenico e Maddalena Massa, con un fratello gemello, Giuseppe e un altro più grande di età, Firminio, entrambi già deceduti. Ferrarotti ha incrociato il suo nome durante la ricerca dei soci della Partecipanza dei Boschi per il referendum di qualche tempo fa: nel Gran Libro dei partecipanti Gardano è il n. 1697. Di lui si erano perse le tracce, a Trino vive una nipote e in passato capitava di vederlo in compagnia del fratello gemello, ma in pochi, forse nessuno, sapeva delle sue gesta artistiche. «È la storia di una persona che ha avuto il suo riscatto, nonostante le avversità della vita» ci spiega Ferrarotti. Negli anni ’50-’60 si finiva in centri assistenziali come il Cottolengo per patologie che oggi hanno trattamenti e attenzioni diverse, ma che in passato, spesso e volentieri rappresentavano un “fastidio” per le famiglie, che non volevano avere a che fare con un figlio disabile e che allora preferivano affidarlo a questo tipo di strutture, come il Cottolengo, in cui si cercava di dare dignità con ciò di cui disponeva, ovvero cura, rispetto, amore. Fu una crisi epilettica a segnare il destino di Remo. Il film ha un sottotitolo: “La vita che vorrei” e prende spunto dall’esperienza vera dei protagonisti che mettono in scena se stessi e la vita che sognano. Pur non essendoci una trama vera e propria, questa è la traccia che riguarda il nostro concittadino: “Una sposa, avrebbe desiderato Remo: la giovane donna di cui si era innamorato da ragazzo. Ma da ragazzo, in anni poi non così lontani, una crisi epilettica, una sola, ha scelto per lui la vita. Niente sposa. Per cinquant’anni e più la sposa è diventata il sogno di un’esistenza trascorsa alla Piccola Casa della Divina Provvidenza, il Cottolengo, il luogo per eccellenza dell’umanità «diversa», quella che solo in anni recenti sta conquistando cittadinanza. La malattia aveva spalancato a Remo le porte del Cottolengo, mentre fuori, il suo fratello gemello, quella ragazza l’aveva sposata. La vita nel mondo era andata avanti tra emozioni, lotte, preoccupazioni, soddisfazioni. Anche al Cottolengo la vita era scorsa: un tran tran tranquillo di cure, di amore delle suore, di preghiera, di piccoli lavori. Sui sogni e sui ricordi di Remo, intanto, si depositava la polvere”. I sogni di Remo, come quelli degli altri protagonisti non si sono realizzati, ma nonostante la negazione, la loro vita ha raggiunto un valore molto alto, grazie anche a questa opportunità cinematografica, che prende spunto da un progetto teatrale che il Cottolengo ha avviato da anni con Scuola del Teatro Stabile di Torino. Il cortometraggio è stato girato con Remo e altri sette ospiti del Cottolengo tra Piccola Casa, nella sala del Consiglio comunale di Torino, in location post-industriali e nella splendida cornice di Palazzo Madama. Dopo la presentazione dei giorni scorsi alla Berlinale-European Film Market e dopo essere stato in concorso all’ultimo Torino Film Festival, “Dust” parteciperà al «We care Film Festival» di New Delhi con il patrocinio dell’Unesco, per poi proseguire nel promuovere l’attenzione per la disabilità in Iran, Kuwait, Oman e Francia.

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