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  • 10 giugno 2026
  • Casale Monferrato

L'economista Angelo Miglietta al Soroptimist

Un incontro con il professore ordinario di Economia delle aziende all’Università IULM di Milano

Giovedì 4 giugno, presso l’accademia Filarmonica, il club Soroptimist ha organizzato una serata conviviale molto interessante ed apprezzata con un illustre relatore, l’economista Angelo Miglietta, professore ordinario di Economia delle aziende e dei mercati internazionali e di Entrepreneurship and Innovation nell’Università IULM di Milano.

La presidente del club Manuela Meni lo ha presentato al folto pubblico composto non solo da sorores ma anche da un nutrito gruppo di soci Lions Marchesi del Monferrato con il presidente Fabio Fava, dal presidente Rotary Lillo D’Ambrosio, dal presidente eletto Rotary Paolo Secco e dal presidente Leo club Michele Casalone, cercando di riassumere il suo ricco ed eccezionale curriculum, senza tralasciare le sue origini casalesi, di cui lui stesso va molto fiero sottolineando più volte il valore del nostro territorio e ritenendo fondamentali i suoi anni di formazione presso il Liceo Scientifico Palli.

Cedendogli la parola, gli ha chiesto di dar vita ad una “civil conversazione”, citando Stefano Guazzo, un altro illustre monferrino del cinquecento, sulla difficile situazione odierna economica italiana. Il professore ha subito iniziato con una disamina che vede l’Italia come uno dei Paesi più in difficoltà del panorama europeo, stretta tra stagnazione economica e declino demografico. Un quadro complesso che impone una riflessione lucida, senza però cedere al pessimismo. Come ricordava Foscolo, la speranza è l’ultima a morire: ed è proprio da qui che occorre ripartire.

Il dato più allarmante resta quello del debito pubblico, tra i più elevati in Europa. In tedesco “Schuld” significa sia debito sia colpa e questo rende bene l’idea della responsabilità che pesa sulle generazioni future, diventando un fardello che incide sulla crescita e limita le scelte politiche. In parallelo, la pressione fiscale è aumentata sensibilmente, comprimendo la capacità di investimento di imprese e famiglie. A questo si aggiunge una percezione diffusa di debolezza del sistema informativo e della stessa opposizione politica, poco incisiva. Il rischio è quello di un confronto pubblico impoverito, dove trovano sempre più spazio posizioni estreme.

Tra le radici del problema vi sono alcune scelte degli ultimi decenni, che hanno fatto crescere la spesa pubblica senza produrre sviluppo duraturo. Il nodo centrale resta il rapporto tra Stato e mercato: un eccesso di burocrazia e regolamentazione ha progressivamente ridotto lo spazio per l’iniziativa privata, contribuendo a fenomeni come la desertificazione commerciale e il rallentamento dell’attività imprenditoriale.

Angelo Miglietta ha sottolineato come la crescita non possa essere sostenuta esclusivamente dall’intervento pubblico, il vero motore dello sviluppo resta la capacità imprenditoriale, accompagnata da un contesto favorevole all’innovazione e all’iniziativa privata, evidenziando come l’Italia disponga di risorse importanti — capitale umano qualificato, capacità di esportazione, creatività imprenditoriale, un buon modello sanitario, fondazioni esemplari — ma sia frenata da un sistema che spesso ostacola invece di facilitare. In quest’ottica, l’eccesso di burocrazia e la pressione fiscale elevata rappresentano fattori critici da affrontare con urgenza: meno tasse ma più trasferimenti a chi ne ha veramente bisogno, lottare contro la povertà e non contro la ricchezza.  La crisi non è solo economica, ma anche culturale ed etica.

Come insegnava Giambattista Vico, la storia procede per “corsi e ricorsi”: fasi di declino e rinascita si alternano. Anche oggi, di fronte al riemergere degli estremismi, diventa fondamentale promuovere una cultura del dialogo e del confronto civile. In questo scenario, il ruolo della scuola è centrale: è lì che nasce lo spirito critico, indispensabile per affrontare la complessità del presente.  La sfida, anche nell’era dell’intelligenza artificiale, resta profondamente umana: saper governare il cambiamento mettendo al centro la persona.


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Paola Demarchi

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