Bocciati Museo e arredo urbano - Campanello d'allarme per il Teatro - Le pagelle dell'artista Marco Porta alla cultura casalese
«Un cadavere che ospita cadaveri». La bocciatura più severa è per il Museo Civico, nelle «pagelle» date dal professor Marco Porta alla cultura cittadina.
L'artista casalese, scultore di fama internazionale (conosciuto in città anche come autore del monumento a padre Pio) e per vent'anni insegnante ai Licei, ha animato l'intermeeting Lions Casale-Soroptimist in programma in Filarmonica interpretando senza peli sulla lingua il tema della serata: «Casale città di cultura. Solo un ricordo del passato? Proposte e prospettive di rilancio».
Porta, già assessore provinciale alla Cultura, è partito dall'analisi della situazione esistente, secondo lui «non troppo adeguata al XXI secolo». Voto sufficiente per la Biblioteca civica, che almeno è un «luogo di aggregazione, l'unico in cui gli studenti possano studiare insieme». Parole di fuoco verso la gestione del Museo Civico: «È solo un raccoglitore di cose: i musei occidentali non sono fatti così. E poi è inospitale verso l'arte contemporanea: non c'è spazio nemmeno per i nonni dei viventi. Ma se la nostra città pensa che il mondo finisca con Bistolfi, è giusto che muoia. Artisti come Mondino e Gilardi, che hanno esposto nei grandi musei, non hanno avuto diritto di cittadinanza nel Museo di Casale: le loro mostre sono state confinate nel chiostro di San Domenico e alla Misericordia».
Campanello d'allarme (serio, secondo Porta) per il Teatro: «Il numero degli abbonamenti per i giovani è precipitato, l'età media è sempre più alta. Se non si inverte la tendenza, presto non si potrà più considerare una proposta per la città».
Il cinema: «C'è la multisala, con una offerta commerciale corretta, ma non c'è nulla per un cinema contemporaneo di proposta o per quello storico».
La fotografia: «Era partita una bella iniziativa, con le mostre nel foyer, grazie a Elio Carmi e poi Luciano Bocca, ma ora non si fa più nulla».
Ma non è solo il settore delle attività culturali in senso stretto che - secondo Porta - segna rosso. «Si parla di turismo, per una città che è stata bella. Ma lo è ancora? Si faccia attenzione all'urbanistica, alle nuove costruzioni, al commercio nel centro storico, perché altrimenti cosa trova il visitatore?».
Il Marco Porta show ha preso di mira l'illuminazione pubblica: «E' stata rinnovata negli ultimi dieci anni, con una spesa importante. Ma credo che Casale sia una città catalogo, perché c'è di tutto. I venditori possono portare qui i clienti, a mostrar loro tutta la gamma: liberty, moderno, futurista».
Il problema è che Casale «era una città di marchesi, ma ora è una città di tanti, troppi, principi», con evidente allusione agli assessori che - secondo lo scultore - lavorano ognuno per conto proprio e senza un apparente filo logico conduttore. Dalle rotonde («compresa la mia», quella del palazzetto con le statue degli atleti firmate dallo stesso Porta) all'«illuminazione cangiante dei monumenti in stile Gardaland» fino ai concorsi organizzati con progettisti di livello e poi diventati lettera morta. Come nel caso del bando per la progettazione delle fontane o per il monumento alle vittime dell'amianto. E quasi sicuramente Porta pensa al concorso sulla risistemazione di piazza Castello quando dice che in realtà «a Casale si ha paura di far vincere i grandi maestri europei, coloro che possono portare qualcosa di nuovo».
Altro capitolo le sculture nel nartece del Duomo, già oggetto di un vivace dibattito in città: «Con 300.000 euro, si sarebbe potuto avere uno dei migliori artisti contemporanei, esclusi solo i primi dieci del mondo, che costano di più».
Il restauro del castello? «Sono perplesso sul trasferimento della biblioteca, perché per motivi di umidità non è un ambiente idoneo. Ed è sempre un errore iniziare a restaurare qualcosa senza sapere esattamente quale sarà la sua destinazione».
Dalle critiche alla proposte. Che cosa bisogna fare, per invertire la tendenza? «Bisogna fare programmazione a lungo termine; creare proposte originali e di livello, puntare al meglio che ci si può permettere. Nella politica culturale i piccoli contributi a pioggia non hanno alcun senso. Non è vero che mancano le risorse: è vero che non bisogna sprecarle, ma convogliarle in progetti di grande respiro per stare al passo con i tempi, come fanno altre città vicine. Qui invece non si piantano più alberi, al massimo si curano quelli del passato, invece dobbiamo pensare ai nostri figli. Se ci chiedono un buon motivo per restare a Casale, non possiamo limitarci a rispondergli: 'Perché è la tua città'. Dobbiamo poter dire loro: perché è un bel posto per stare».