Momenti di vita quotidiana nella Valcerrina dell'Ottocento
Don Luigi Calvo, parroco di S. Aurelio e di Cantavenna di Gabiano e fine studioso ha datto alle stampe ''Momenti di vita quotidiana nella Valcerrina dell'Ottocento''. E' edito da Idea Valcerrina.
Questa la premessa dell'autore
Lo spazio geografico oggi chiamato Valcerrina, - nell’Ottocento definito più esattamente come Valle Stura - si estende ai lati dello Stura, torrente che nasce dalla collina di Moransengo e sbocca nel fiume Po a Pontestura. Lungo questo corso si collocano 29 comunità, corrispondenti alle parrocchie del tempo, oggi però ridimensionate nel loro numero. Ma allo Stura si devono aggiungere altri corsi minori: il torrente Gaminella, che confluisce nello Stura in località appunto Gaminella e annovera 3 comunità limitrofe; il torrente Dardagna, che sbocca nello Stura a Pontestura e bagna 7 comunità; il torrente Marca, che sbocca nel Po a Gabiano ed è attorniato da 3 comunità. In totale sono 42 comunità omogenee. Alcune di loro, però, risultano dallo smembramento da comunità maggiori, avvenuto durante i secoli XVIII-XIX. La maggior parte di esse è situata nel territorio della provincia di Alessandria, poche in quello della provincia di Asti.
Il lasso di tempo preso in considerazione è il secolo XIX, con l’aggiunta di alcuni rimandi al secolo precedente, quando si intravede una certa continuità di eventi tra i due secoli. La ragione di questa opzione è prevalentemente operativa, perché è il secolo che offre la maggior quantità di documentazione.
L’obiettivo è quello di porgere al lettore distratto di oggi uno spaccato di vita quotidiana di quel tempo da commisurare alla realtà presente, riprodotto per lo più mediante l’utilizzazione di episodi significativi e accattivanti, prescindendo da impellenti obblighi di organicità e completezza.
La fonte preminente è l’archivio storico della diocesi di Casale Monferrato, a cui appartiene ecclesiasticamente l’intera zona. Da questo particolare tipo di documentazione, in buona parte incentrato su vertenze giudiziarie canoniche e talora anche civili, consegue una ricostruzione storica che presenta alcuni tratti probabilmente riduttivi, nel senso che la vita sociale delle singole comunità è caratterizzata dalla prevalente presenza e azione di persone legate al mondo ecclesiastico (vescovo, curia, parroco, vicecurato, cappellano-maestro di scuola, membri della Reggenza, sacrestano) e, in descrescendo, a quello dell’autorità comunale (sindaco, consiglieri). In sottofondo e quasi di riflesso si muovono gli altri componenti della comunità. Inoltre il quadro religioso si presenta in chiaroscuro: frequenti sono i dissidi tra parroco e vicecurato, tra parroco e cappellano, tra parroco e membri della Reggenza, tra parroco e amministrazione comunale, mentre emergono in posizione minoritaria figure di ecclesiastici insigni. Di qui una visione non idilliaca, né trionfalistica della chiesa locale, bensì realistica e in rari casi pure drammatica. Del resto, anche la raffigurazione della vita sociale come appare dalla cronaca contemporanea della stampa locale conferma questo particolare aspetto di litigiosità e di aggressività, proprio del secolo. Infine, la dinamica dell’attività della Chiesa in loco non risente, se non marginalmente, dei movimenti e delle tendenze tipici del secolo.
Tuttavia, pur nella constatazione che non vi siano a disposizione dello studioso ulteriori strumenti atti a rappresentare tale epoca in ambito locale, si ritiene che il presente lavoro sia sufficientemente idoneo a delineare un panorama storico aderente alla realtà monferrina. In esso emergono alcuni valori fondamentali, quali la fede incrollabile della popolazione; l’eroica esistenza di tanti pastori trascorsa nell’isolamento, nella povertà, nella incomprensione; l’intraprendenza dimostrata da alcuni titolari di parrocchie di media grandezza nell’affrontare le difficoltà sociali del momento storico; l’audacia splendida di alcuni missionari nati in questa terra e divenuti pionieri nella propagazione della fede e nella ricerca etnologica tra gli indigeni dell’America meridionale.
In ambito espressivo, si è deliberatamente concesso il massimo spazio possibile alla documentazione nella sua originalità, anche a scapito della piena comprensione del discorso, con l’intento che di quel lontano mondo emergano non solo i fatti, ma anche il suo specifico linguaggio.