Giovedì 2 giugno nella manica lunga del Castello del monferrato è stata inaugurata l'edizione 2011 del festival OyOyOy! Domenica la conclusione dopo venti eventi di successo
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È stata una festa dove culture differenti si sono abbracciate, attraversando un ideale “ponte”, nello spirito più autentico che ha portato sei anni fa a creare OyOyOy! il Festival di cultura ebraica nato a Casale Monferrato e poi diventato patrimonio di un vasto territorio. Musiche, parole e immagini che in questa edizione sono arrivate ad un pubblico di oltre 4.000 persone che ha affollato gli oltre 20 appuntamenti dei cinque giorni della manifestazione. Fin dall'inaugurazione Antonio Monaco, presidente dell'Associazione Monferrato Cult, organizzatrice del Festival, ha subito chiarito - programma alla mano - che questo sarebbe stato un Festival ricco di confronti: “La musica etnica di Natacha Atlas e il jazz di Uri Caine, le sculture di vetro di Silvio Vigliaturo e le opere su carta di Ali Hassoun...” è stato così, ma gli oltre 50 ospiti protagonisti del Festival sono andati oltre: hanno saputo riempirlo anche di commozione, ricordi e di tanta amicizia, dimostrando così che il Festival è un appuntamento atteso e irrinunciabile nel panorama culturale della Provincia.
I ricordi sono stati al centro dell'inaugurazione avvenuta alla presenza del Sindaco di Casale Giorgio Demezzi, dello scrittore Roberto Piumini e del compositore Andrea Basevi. Merito della mostra OyOyOy!Rewind, che ha ripercorso i momenti di tutte le edizioni precedenti del Festival. Poi tutti insieme per le strade di Casale dietro la pirotecnica Orchestra Bailam, un corteo che si è fatto sempre più numeroso, avvicinandosi alla Sinagoga per l'inaugurazione della mostra del fotografo Pino Ninfa, tutta dedicata al compositore Antonio Brioschi e ai luoghi da lui visitati in Europa.
Il momento più toccante della prima giornata è stato strettamente connesso alla Festa della Repubblica: sotto la guida dell'attrice Caterina Deregibus nel pomeriggio si sono alternati alla lettura della Costituzione Italiana, cittadini di diverse etnie presenti in città. Gli articoli che hanno fondato la nostra storia sono risuonati in italiano, albanese, arabo, ebraico, spagnolo, inglese, cinese. Voci con marcati accenti, ma piene di orgoglio nel citare il documento fondante della nostra società, specchio di una nuova Italia di culture diverse che, pur mantenendo la loro identità, si riconoscono in quei principi.
Un concetto rafforzato dalla prima assoluta, andata in scena da lì a pochi minuti nel suggestivo coro di Santa Caterina, di “Cantiamo la Costituzione” in cui il Coro Gesher e il Coro dell'Opera dei Ragazzi (cori anche questi multietnici) hanno letteralmente cantato la Costituzione Italiana trasformata in liriche dai versi di Roberto Piumini e da 15 compositori contemporanei. Un'esecuzione che si è conclusa con 10 minuti di applausi e un tripudio di bandiere tricolori.
Infine lo spettacolare e coinvolgente concerto di Natacha Atlas: l'artista di origine egiziana ha conquistato il pubblico del Teatro Municipale con la sua stupenda voce. Tutti sono stati trasportati in un vibrante oriente musicale riprodotto con fedeltà da musicisti di grande levatura e da una danza del ventre sinuosa ed elegante.
La seconda giornata del Festival non è stata da meno. Pomeriggio dedicato sopratutto ai bambini con due iniziative al Castello, che si sono ripetute nei seguenti giorni. Prima tutti attorno ad un tavolo nella Biblioteca dei Ragazzi (non a caso intitolata a Lele Luzzati), proprio nel cuore del castello per il laboratorio che Barbara Corino ha dedicato all'alimentazione, tra letture tratte dal libro di Ruby Roth “Indovina chi c'è nel piatto”, una trentina di bambini hanno imparato il modo più “giusto” per fare merenda. Lo spazio per la fantasia non finiva qui, dato che nella manica lunga c'era ad attenderli Claudio Castelli del Magico Teatro, per inviarli a realizzare favole e burattini con cui evocare altre storie.
L'evento clou della giornata, che sicuramente rimarrà negli annali del festival, è stato lo straordinario concerto di Uri Caine, che ha avuto luogo al teatro Municipale di Casale.
Uri Caine è un pianista capace di andare oltre le definizioni ed i generi. “Collaborando con ogni genere di artista ho imparato che la musica è sempre un qualcosa che unisce”, ha spiegato alle telecamere della Rai in una lunga intervista prima del concerto. Il resto della serata lo ha passato a mettere in pratica il concetto davanti a un teatro pieno. Mahler, Stravinsky, Mozart, ma anche Thelonius Monk, Irving Berlin, sono stati decostruiti in maniera deliziosa. I temi popolari sono diventati rag time, le marce funebri trasformate in blues e tutto rinasce nel segno della “Jewish Music”, che fa da collante ad ogni proposta. Una ricetta ideale per entusiasmare il pubblico di OyOyOy! che gli ha tributato una vera ovazione e sommerso di richieste di bis.
La giornata di sabato ha messo nuovi mattoni per rinforzare il ponte di OyOyOy! Il Festival si è trasferito alla Galleria il Labirinto per un pomeriggio iniziato con un Meeting albanese e mediorientale che ha visto centinaia di partecipanti. Una festa albanese non manca mai nelle edizioni di OyOyOy!, sia perché Casale ha una tradizione di accoglienza ventennale nei confronti di questo popolo, sia perché l'Albania è l'unica nazione che si è opposta collettivamente alle politiche razziali durante l'occupazione nazifascista. Per il primo anno è arrivato a Casale anche il console albanese Gjon Coba, protagonista di un incontro insieme ai giornalisti Rosita Ferrato e Benko Gjata, e allo storico Claudio Vercelli e dell’artista Ali Hassoun.
Parole toccanti e legate alla attualità sono venute dal console che ha ricordato l'arrivo in Italia dei primi profughi albanesi nel 1991: “In questi momenti in cui le cronache ci parlano di tante tragedie del mare nel canale di Sicilia, il nostro pensiero va ai nostri connazionali che non ce l'hanno fatta in quegli anni. Noi forse abbiamo avuto il vantaggio di essere i primi profughi che arrivavano in Italia, le popolazioni di Bari e Brindisi saranno sempre nel nostro ricordo per il modo stupendo in cui ci hanno accolte. Ma questo ci dice che quando un popolo ha la necessità di uscire dai suoi confini niente riesce a fermarlo”. La mostra del pittore di origine libanese Ali Hassoun inaugurata in questa occasione ha impressionato molto il pubblico proprio per la capacità di conciliare tecniche e iconografia di Europa e Oriente: tradizione cattolica e musulmana La festa si è conclusa con un rinfresco che ha mostrato altrettante contaminazioni gastronomiche.
Spazio ancora all'arte visiva domenica mattina. Questa volta con un dibattito che ha visto dialogare in Sinagoga l'assessore alla cultura di Casale Monferrato Giuliana Bussola, Silvio Vigliaturo, protagonista di una personale nella Comunità ebraica di Casale, David Terracini e Paolo Cohen. È stata proprio Giuliana Bussola a far notare come il titolo della mostra “Mescolanze” fosse perfettamente pertinente con il tema del Festival e come il vetro utilizzato da Vigliaturo per le sue sculture sia esso stesso un materiale che fonde insieme culture e storie del Mediterraneo, dai Fenici ai Veneziani.
Il pomeriggio al Castello ha visto un altro momento irrinunciabile per il Festival: l'assegnazione del premio OyOyOy!. Un momento per fare bilanci e celebrare questa straordinaria avventura, capace di coinvolgere tutto il territorio. Antonio Monaco ha evidenziato soprattutto la dimensione del Festival: “In sei anni 50.000 persone hanno partecipato agli eventi a Casale capitale del Festival e in altre 15 città piemontesi, di sei province del Piemonte”.
È stata sopratutto una festa dell'amicizia, anche perché il premio è andato ad un protagonista di tanti incontri di OyOyOy!, un uomo capace di realizzare lo spirito del Festival: Paolo De Benedetti. In tanti amici da tutta Italia hanno voluto essere a Casale per festeggiarlo. Il primo a renderlo palese è stato Massimo Giuliani: “Paolo De Benedetti ha il merito di essere stato in Italia per molti decenni costruttore di ponti tra culture, sostenendo con convinzione i cambiamenti del Concilio Vaticano II. Il suo è stato un contributo straordinario di idee tra cristiani cattolici ed ebrei. Il suo modo di essere si potrebbe definire un equilibrio instabile, ha fatto scuola con le parole e con la sua vita”
Michela Bianchi, editrice di De Benedetti: “Paolo è stato per me un maestro gentile e gioioso”. Vito Mancuso ha dichiarato: “Quando mi trovo di fronte a Paolo De Benedetti e a quello che scrive, mi sento in totale comunione con lui”. Stefano Levi della Torre lo ha definito ”Grande protagonista del dialogo tra ebrei e cristiani”. Quando è stato la volta di Paolo De Benedetti il suo arguto umorismo ha deliziato i presenti, ma il suo intervento è stato sopratutto una magistrale definizione del dialogo tra le culture: “Dialogo è un’azione che cerca di arricchire reciprocamente le due parti”. Un altro tema affrontato è stato quello dell’amicizia, quella verso gli uomini e soprattutto verso gli animali: “Tutti gli animali dovranno risorgere, perché se così non fosse vorrebbe dir che la morte in certi aspetti del creato è più forte di Dio”.
De Benedetti ha poi ricevuto il premio dalle mani del Sindaco Giorgio Demezzi, con la seguente motivazione: “A Paolo De Benedetti, maestro di dialogo, per il suo cuore intelligente e la sua mente tenera”.
La festa è proseguita nella manica lunga del Castello con uno stuzzicante aperitivo GiustoGusto ebraico-monferrino accompagnato da vini kasher.
Conclusione ufficiale del Festival in Sinagoga con un suggestivo viaggio nel tempo musicale. Sono risuonate le note della cantata Oshana Rabbà che il compositore Antonio Brioschi realizzò per la Comunità ebraica di Casale Monferrato nel 1733 e che venne eseguita proprio nella stessa sala di preghiera. Ad eseguirla il gruppo (ma sarebbe più giusto definirlo orchestra) Atalanta Fugiens. Perfetta la loro interpretazione delle musiche di questo autore attivo a Casale tra il 1725 e il 1750, ma in realtà collegato al mondo della musica europea da una fitta rete di relazioni e viaggi. Una deliziosa sintesi dello stile galante che fece la fortuna di Haendel, Sammartini, Galuppi ripoposta in una cornice multimediale: sullo schermo alle spalle dei musicisti scorrevano le immagini delle capitali europee visitate dal nostro compositore e gli artisti dell'Atalanta aprivano scrigni di archivi musicali, portando alla luce vere gemme sonore.
E il Festival non poteva finire davvero che con un altro omaggio all'amicizia: un brindisi nel cortile della Comunità tra krumiri e vino kasher ed un arrivederci forse anche prima di quanto non si possa immaginare.
Monferrato Cult, organizzatore del Festival, ringrazia per il loro significativo intervento, la Regione Piemonte, la Provincia di Alessandria, il Comune di Casale Monferrato, la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, la Fondazione CRT di Torino, la Fondazione ArteStoria Cultura Ebraica a Casale Monferrato e nel Piemonte Orientale-Onlus, l’Unione delle Comunità ebraiche italiane, la Comunità Ebraica di Casale e gli sponsor tecnici: Edizioni Sonda, Krumiri Rossi, Libreria Labirinto. In diversi modi contribuiscono per realizzare un evento che non vuole essere rivolto soltanto all'ebraismo ma che si apre all’intera società.