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Mandala: la sabbia e la rosa, dolore e speranza

Lo splendido «mandala del Buddha della Medicina», coloratissimo e raffinato, è infine stato distrutto per ricordare la fugacità delle cose ma anche la rinascita e la sabbia di cui era composto «spazzata» dentro un recipiente e poi versata nel Po. L’installazione «Un mandala per Casale», patrocinata dalle Associazioni casalesi «Familiari e Vittime dell’amianto» (Afeva) e «Voci della memoria», su iniziativa di Elsa Chiesa da anni in continuo contatto con la cultura tibetana, era iniziata giovedì 4 aprile al Parco della Cittadella. A creare, con i granelli di sabbia colorata, una delle più eleganti e originali espressioni artistiche del buddismo, sette rappresentanti del monastero di Sera Je, una comunità monastica tibetana ricostruita in esilio nel sud dell’India e che raggruppa oltre quattromila religiosi. Giovedì sera 4 aprile la presentazione dell’iniziativa alla Camera del Lavoro in via Galeotto del Carretto era stata un’interessante occasione di confronto fra due culture, dice Michela di «Voci della memoria». «Sono persone che comunicano una serenità incredibile e insegnano la gentilezza nei rapporti umani, qualcosa cui non siamo più abituati, rifiutando qualsiasi strumento di risoluzione delle controversie che non siano il dialogo e il confronto. Nessuna guerra è infatti considerata “giusta” neppure quella per liberarsi dagli oppressori perché la guerra genera solo odio». La presidente dell’Afeva Romana Blasotti Pavesi dopo avere riconosciuto che i “mantra” sono preghiere universali che accomunano anche chi ha fede diversa, ha però sottolineato che soprattutto i giovani devono imparare a difendersi, pacificamente e senza violenza, non per se stessi ma per chi soffre. Il coinvolgimento dell’Afeva nell’evento, strutturato proprio sulla storia e sui luoghi di sofferenza di Casale, era stato infatti motivato con il significato di speranza del gesto della dispersione delle sabbie per una città divenuta simbolo della lotta contro la polvere letale dell’amianto. E Casale ha risposto positivamente all’iniziativa sia con le visite alla Cittadella sia con «Cibo d’incontro» l’offerta ai monaci di generi alimentari come gesto di accoglienza verso un’altra cultura. Discorso a parte per le scuole cui le associazioni organizzatrici hanno regolarmente inviato i comunicati che hanno invece snobbato l’importanza e il significato sociale e culturale dell’evento. Domenica mattina 7 aprile per la cerimonia di distruzione del mandala l’edificio che in Cittadella ha ospitato l’opera era stracolmo. Dopo le preghiere rituali di offerta dell’opera al budda e alle altre divinità sono state praticate quattro incisioni in diagonale nel disegno poi subito dissolto. La sabbia con cui era stato costruito è stata poi rovesciata nel Po, e una rosa bianca è stata gettata nelle stesse acque torbide del fiume dalla signora Romana vi in ricordo di tutti i morti per l’amianto, insieme un messaggio di pace che non può essere comunque mai disgiunto dalla richiesta di giustizia, ricerca e bonifica.

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Barbara Marini

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