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Premio Ambientalista dell’Anno 2015 “Luisa Minazzi” – Intervista a Sergio Costa

Fine intuito investigativo e smisurato amore per l'ambiente: sono queste due qualità che forgiano il lavoro attento e coraggioso di Sergio Costa, comandante del Corpo Forestale dello Stato di Napoli. Il suo nome è salito alla ribalta della cronaca nazionale con le indagini ed inchieste che hanno rivelato l’esistenza della Terra dei Fuochi. Grazie alle innovative tecniche investigative messe a punto insieme ai suoi collaboratori, che si basano sull’analisi dei campi magnetici, ha individuato diversi siti agricoli in cui erano sepolti rifiuti tossici e pericolosi, riuscendo così a sganciarsi dal sistema, fino ad allora imperante, del “pentitismo ambientale”. Adesso, come comandante regionale della Campania, sta mappando le aree più compromesse. Per saperne di più su Sergio Costa e sulla sua battaglia, in prima linea, per la legalità e la tutela dell’ambiente e del patrimonio naturale collettivo, leggi la nostra intervista. Qual è la molla che l’ha spinta ad entrare nel Corpo Forestale dello Stato ed a impegnarsi attivamente per l’ambiente? E’ stato proprio il desiderio di dare un volto istituzionale ad un impegno civico. La voglia di combinare il volontarismo, che ho coltivato sin da bambino, con l’azione istituzionale dello Stato. Rammento ancora quando ero un bambino e mio nonno mi insegnava a camminare per boschi e ad acquattarmi dietro un cespuglio per fare quello che poi sarebbe stato chiamato bird watching. Qual è stato il percorso professionale che l’ha condotta ad occuparsi di inquinamento ambientale? Per molti anni ho avuto la fortuna e l’intuizione professionale che l’ecomafia era un settore estremamente vasto del mondo criminale, in quanto fondato su parametri economici vantaggiosissimi per i sodalizi criminali e per i quali le norme all’epoca erano di bassissimo profilo deterrente. Ho avuto la fortuna di incontrare magistrati illuminati, come l’attuale Procuratore Nazionale Antimafia dr. Franco Roberti, che mi hanno insegnato a decodificare i più sofisticati meccanismi criminali elaborati dal crimine organizzato e dal crimine comune per devastare l’ambiente ed il territorio e minare la salute pubblica. Ho studiato tali meccanismi sia in Italia che all’estero, attraverso specializzazioni investigative per le quali il Corpo Forestale dello Stato ha ritenuto avessi la capacità di partecipare. Infine, il territorio fa la differenza: trovarsi a vivere ogni giorno in luoghi che richiedono risposte e dove i cittadini sono finalmente attenti e vigili obbliga un piccolo servitore dello Stato come me a non fermarsi mai e a stare sempre sul “pezzo”. C’è qualche persona che ha ispirato o influenzato in modo particolare il Suo lavoro? Ce ne sono tanti, ma in particolare Michele Liguori, il vigile urbano di Acerra in provincia di Napoli, recentemente deceduto a causa dell’esposizione ai rifiuti tossico nocivi delle tante discariche che ha investigato. Cito lui, in particolare, perché è il simbolo dell’uomo semplice che senza fronzoli e badando al sodo, ha inteso la sua vita come servizio per la collettività non lesinando di esporsi per il bene di tutti. Ecco, io voglio e desidero essere una semplice persona che fa il suo dovere senza clamori. Come è nata l’inchiesta sulla Terra dei Fuochi? Dopo i tanti anni di impegno territoriale nel contrasto all’ecomafia fui promosso colonnello e trasferito in Basilicata proprio per dare un ulteriore senso alla mia conoscenza delle realtà rurali. Lì, in un territorio più spinto verso la risorsa ambiente, sperimentai una nuova tecnica investigativa che, assieme ai miei collaboratori, avevo elaborato in precedenza e che si basa sull’incrocio dello studio dei campi magnetici della crosta terrestre con le ortofotogrammetrie contenute nei database del CFS. Questa tecnica di monitoraggio ambientale a costo zero, abbinata alla conoscenza investigativa del sistema dell’ecomafia, già maturata in precedenza e via via affinata, mi ha consentito, al trasferimento in Campania di applicarla lì dove anni prima, da giovane funzionario, avevo lavorato. Gli esiti sono sotto gli occhi di tutti: abbiamo sovvertito addirittura il sistema del pentitismo ambientale. Oggi scopriamo le discariche “tombate” con o senza i “collaboratori di giustizia” e stiamo finalmente facendo una operazione verità che queste terre meritavano da anni. Come ha sviluppato il suo lavoro di indagine attraverso i campi magnetici? L’intuizione investigativa, nata da tanti anni di lavoro sul campo, parte dal presupposto che ogni discarica tombata è costruita dai sodalizi criminali in modo rigoroso e secondo schemi delinquenziali dal punto di vista ingegneristico. Nelle parti profonde del sottosuolo vengono sistemati i rifiuti di pneumatici fuori uso e via via, a strati secondo lo schema a“biscotto”, rifiuti quali fusti, fanghi industriali contenuti per lo più in big bags, amianto, solventi, colle , ecc… il tutto frammisto, seguendo una logica ingegneristica, con rifiuti edili contenenti cemento armato. Questo poiché, così facendo, la discarica possa essere non più seppellita, ma tombata, cioè mai più scoperta. Se, infatti, si struttura una discarica sottoterra con cemento armato essa non collasserà negli anni ed i piccoli assestamenti del terreno saranno scambiati per normali assestamenti del suolo. I campi magnetici però, in questo caso, sono influenzati dall’armatura del cemento e dai fusti seppelliti e quindi sarà agevole individuare esattamente il sito incriminato. Esso, inoltre, verrà visionato incrociando il dato con quello della Banca Dati del CFS degli ultimi 25 anni che inquadra i movimenti di terra. Pertanto, poi, sarà quasi un gioco da ragazzi circoscrivere l’area in parola e procedere per via giudiziaria. Insomma, un po’ l’uovo di colombo a costo zero che, tra l’altro, è replicabile in ogni parte del pianeta. Durante la Sua attività c’è stato un momento in cui si è sentito incompreso ed ha temuto di non farcela? Quando ti dicono che anche per causa tua il Prodotto Interno Lordo della Campania è sensibilmente diminuito e che la tua attività comporta conseguenze economiche per l’agricoltura della terra dove sei nato rimani sconcertato, quasi senza parole. Poi scopri che chi te lo dice o prende voti proprio in quei settori, oppure ha interessi privati in laboratori di analisi nel settore, oppure ancora che fa il consulente per gruppi di interesse nello specifico campo, allora inizi a darti delle risposte che mai prima avresti neppure lontanamente pensato. Ma ciò che mi ha dato sempre forza per continuare, malgrado anche dei timori per la mia incolumità e quella dei miei cari, è stata la cittadinanza. Rammento ancora il movimento d’opinione che si sollevò allorché si parlò di un mio possibile trasferimento fuori Campania. Migliaia di mail, messaggi e sostegni che ho ricevuto da persone mai conosciute che mi chiedevano di andare avanti e non fermarmi, di farlo per loro e per i loro figli. Quando, infine, me lo chiesero le mamme della Terra dei Fuochi, segnate dalla prova più tremenda che si può chiedere ad una mamma: perdere un proprio figlio, allora capii che ogni cosa andava ricondotta al posto giusto e che bisognava continuare e basta. E cosi è stato e sarà. Come è stato accolto il Suo lavoro dalla popolazione campana? Nel novembre 2014 scendono in piazza 100.000 persone a Napoli chiedendo che vanga fatta chiarezza sulla Terra dei Fuochi nelle provincie di Napoli e Caserta, ma anche in tutte quelle terre dei fuochi presenti in Italia. Nessuna di quelle 100.000 persone marciavano sotto una bandiera o sotto un colore. Erano famiglie che vogliono sapere la verità, anche se magari questa verità è scomoda, ma lo vogliono. Ed io con loro. Io non potevo marciare con loro per motivi istituzionali, ma ero idealmente là con mia moglie e i miei figli. Il momento più emozionante legato all’indagine sulla Terra dei Fuochi? I momenti sono stati tanti: ripenso, ad esempio a quando scoprimmo il primo delinquente ambientale individuato proprio con la nuova tecnica investigativa appena elaborata. Rammento il volto stupito dei magistrati quando compresero che avevamo trovato un modo per stanare i colpevoli. Ma il momento più emozionante in assoluto tocca altre corde che riguardano l’anima di una persona, più che la sua professione. Era luglio 2013, ero a Caivano in provincia di Napoli e, sotto un campo agricolo coltivato a finocchi, scoprimmo tantissimi fusti di vernici e fanghi industriali seppelliti. Immerso in quell’aria fetida che grattava la gola e cerchiava la testa comparve da lontano Padre Maurizio Patriciello, parroco di Caivano e molto attivo nel settore della tutela ambientale, un prete illuminato che tutela i disperati dell’ambiente che vogliono una risposta dalle istituzioni. Ebbene, lui si avvicinò a me e, senza dirci nulla, ci guardammo negli occhi, poi ad entrambi scesero le lacrime e lui, con mia sorpresa, si inginocchiò innanzi a me e mi baciò le mani. Poi, senza proferire parola, andò via. Ancora oggi, al solo ricordo i miei occhi si riempiono di lacrime. Adesso Padre Maurizio ed io siamo amici e fratelli per sempre e spesso ci vediamo in fraterna collaborazione. Che cosa si aspetta a livello politico ed amministrativo perché venga data piena applicazione alla normativa sugli ecoreati recentemente approvata? La nuova legge sui delitti ambientali è stata una conquista importante per il popolo italiano. Una risposta che tutti noi invocavamo da 24 anni e la cui mancanza è stata una delle ragioni del sacco ambientale a cui è stata sottoposta l’Italia. E’ evidente che non è la migliore legge auspicabile, ma è la migliore legge possibile per cui considero la cosa con ottimismo e guardo avanti. Adesso mi aspetto che l’ambiente diventi una priorità non solo repressiva del Governo e del Parlamento, ma anche una priorità gestionale. Cioè individuazione di risorse da destinare alle messe in sicurezza, bonifiche e ripristino dello stato dei luoghi. In questo senso, nella legge di Stabilità di fine anno ci dovrebbero essere 450 milioni di euro per il prossimo triennio, che è un punto di partenza, anche se non saranno certamente sufficienti per risistemare tutti i danni ambientali della Terra dei Fuochi. Ma comunque è un inizio. Mi aspetto che vengano rideterminate le procedure di controllo e vigilanza del sistema ambiente non solo in Campania, ma in tutto il territorio nazionale, onde evitare che insorgano altre terre dei fuochi altrove. Mi aspetto che il Governo nazionale faccia pressione sul governo europeo e sull’ONU, affinché non ci siano altre terre dei fuochi a livello internazionale, cosa non così scontata necessariamente. Mi aspetto, infine, che venga rivista la rete di controllo e autorizzazione dei sistemi ambientali preventivi, rispetto al possibile danno ambientale che poi siamo ogni volta costretti a lamentare. L’ambiente lo si tutela prima, dopo lo si assiste, ma così è già tardi. Tutto questo si può fare, ci vuole solo passione, competenza e dedizione. Quali sono i Suoi prossimi obiettivi in ambito professionale? Sto elaborando un nuovo modello di monitoraggio ambientale, agricolo e sanitario che possa coniugare le necessità produttive agricole con la salvaguardia dell’ambiente e della salute. Cioè un modello che venga prima della scoperta dell’irreparabile e che anticipi i danni, per cui non ci deve essere più la necessità di curarli. Ci sto lavorando e sono prossimo a definire il modello. Non mi fermo, non ci penso proprio. L’ambiente è troppo importante per lasciarlo in mano ai delinquenti. Noi non lo permetteremo mai. * * * I candidati al Premio Luisa Minazzi - Ambientalista dell’anno 2015 sono otto. Oltre a Sergio, Alberto Grossi, Le mamme volanti, Eric Barbizzi, Anna Marson, Dimitri Russo, Elena Carmagnani e il team di avvocati dei Beagle. Il Premio è promosso da Legambiente e dal mensile “La Nuova Ecologia” insieme al Comitato organizzatore di cui fanno parte diverse associazioni di Casale Monferrato. Il vincitore verrà scelto dal pubblico, ma il vero obiettivo è portare in evidenza le storie di quanti s’impegnano nella società civile, nel mondo dell’impresa e nella pubblica amministrazione a favore dell’ambiente, del prossimo e della legalità. I candidati sono proposti dalla Giuria preliminare, passati al vaglio del Comitato organizzatore e sottoposti al voto popolare. Il riconoscimento è puramente simbolico, consiste infatti in una targa e in un abbonamento a “La Nuova Ecologia”. La cerimonia di premiazione si terrà a dicembre a Casale Monferrato. Come votare Per l’edizione 2015 è possibile votare fino al 15 novembre via e-mail scrivendo all'indirizzo ambientalista2015@lanuovaecologia.it indicando il proprio nome, cognome, età e indirizzo più il nome del candidato prescelto.

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Barbara Marini

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