Due giornate di studio a Moncalvo e a Calliano per il letterato Agostino Della Sala Spada
Poeta, romanziere e commediografo in libri di pensosa bellezza ritrasse la vita operosa, dei figli della sua terra rievocò, primo, i fastigi di Roma dei tempi di Cesare”. Il 18 settembre si spense a Moncalvo, dove ebbe casa e studio di avvocato sulla centrale piazza Garibaldi e in via Asilo, l’avvocato Agostino Della Sala Spada, personaggio eclettico ricordato per la sua carriera forense ma soprattutto per un’eredità letteraria che a cento anni dalla sua scomparsa è stata rievocata e celebrata in un convegno avvenuto nello scorso fine settimana fra Moncalvo e Calliano, sua località di nascita.
D’accordo con la famiglia Manacorda di Moncalvo fu seppellito nella stessa Tomba Manacorda dove i pochi versi descrivono efficacemente la personalità del nobile Agostino Della Sala Spada, tracciata venerdì scorso a Moncalvo presso il Teatro attraverso un incontro con trenta ragazzi delle scuole medie dell’Istituto Comprensivo di Moncalvo i quali, preparati sul dialetto dalle insegnanti Marisa Garino e Sonia Boano, hanno anche recitato alcuni proverbi traducendone il significato in italiano regalando sorprese linguistico-culturali come la recita in perfetto dialetto da parte della scolara marocchina Souad Ouadou che ha letto “Chi sa smia as pia” (Chi si assomiglia si prende).
Sabato pomeriggio a Calliano è poi stata tracciata la sua vita e la sua complessa ed umile personalità.
Nato in famiglia nobile il Della Sala Spada si avviò verso gli studi forensi coltivando sempre più la sua passione per la scrittura e dimostrando un incontenibile passione verso il territorio e le sue sfaccettature linguistiche, specchio di tradizioni e stili di vita monferrini. Uomo vittima forse di un “ingiusto oblio in cui lo collocarono i posteri, che ora si devono concretamente porre il problema di restituirgli il posto che merita nella considerazione di ogni persona sensibile ai valori dell’arte e della civiltà”.
Della Sala Spada nacque a Calliano nel 1842 dall’antica e illustre famiglia di estrazione nobile così come non meno antica e prestigiosa era l’origine materna, da parte di Catterina Biglione, oriunda di Mondovì. Avvocatura e passione letteraria apparvero da subito le sue passioni ch’egli volle esercitare senza trasferirsi dal suo Monferrato pur non mancano le condizioni per raggiungere città dagli stimoli culturali più elevati.
Non solo: sedette per molti anni nel Consiglio comunale di Moncalvo – ha precisato sabato lo storico Alessandro Allemano - e fu membro della Società Operaia di Mutuo Soccorso.” Giornalista e collaboratore del giornale casalese “Il Monferrato”, si dedicò a generi letterari diversi approfondendo il tema del folclore monferrino come dimostra, fra le varie opere, la raccolta “I Proverbi Monferrini” (risalente al 1901), ristampata proprio per l’occasione del centenario della morte da parte della Tipografia Astese su volontà dei Comuni di Calliano e Moncalvo e con il contributo della Pro Loco di Calliano e del Centro Montanari di Moncalvo (disponibili complessivamente 700 copie presso i rispettivi Comuni).
Il giornalista moncalveses Giuseppe Prosio ha definito l’opera un vero “condensato di buon senso e di humour” nonché “un quadro preciso della gente dell’epoca”.
Gli ha fatto eco Paolo Monticone parlando dei “vent’anni di raccolta di informazioni e di indagini sui luoghi per arrivare all’opera. Sfogliandone le pagine (seguite dalla postilla del senatore e poeta moncalvese Vincenzo Buronzo) si ritrovano vizi, virtù, amori, affari, agricoltura ma anche “idiotismi” e modi di dire della civiltà monferrina dell’epoca. Un esempio? “Da Rosignan a Sela as sent frisi in ps an tla padela” (Da Rosignano a Cella si sente friggere un pesce nella padella) oppure “I sôño a Cantvneña, i balo a Gabian” (Suonano a Cantavenna, ballano a Gabiano), detti che stanno ad indicare la vicinanza delle rispettive località, l’una con l’altra. Il sindaco di Calliano Alfredo Poli ha tracciato un’analisi dei parallelismi che esistono fra l’opera del Della Sala Spada “Mondo Antico” e quella, premiata dal titolo “Quo vadis?” del polacco Sinkiewicz. “Non abbiamo le prove effettive di plagio”, ha esordito Poli tracciando però i tanti punti di somiglianza dei due testi, frutto del richiamo letterario dell’epoca verso la storia antica. Della Sala Spada ebbe quattro figli dalla prima moglie Luigia e tre dalla seconda Erminia i quali, successivamente alla sua morte, erano già tutti trasferiti fuori dal Monferrato.
Sabato non sono però mancati i rappresentanti della famiglia del Della Sala Spada con la presenza di tre pronipoti che ancora portano il cognome. “L’augurio – ha concluso il primo cittadino – è quello di ritrovarci fra cinquant’anni a celebrare un autore che merita ancor di più se si pensa alla sua qualità oggi generalmente sconosciuta di non sentire mai il bisogno di cercare le luci della ribalta.”