Chiusa la Casa di Riposo Boltri-Lavagno di Ozzano: il bilancio in perdita
di Pier Luigi Rollino
Mercoledì la Casa di Riposo Boltri-Lavagno ha chiuso definitivamente i battenti.
A determinare la cessazione dell’attività è stata la costante perdita economica del servizio. I 19 anziani ospiti della struttura di via San Rocco 2 realizzata da don Luigi Lavagno (lascito Boltri) gestita dalla Confraternita dei Disciplinanti e condotta dalla cooperativa San Giuseppe Lavoratore sono stati trasferiti in altre Case di Riposo monferrine. La Boltri-Lavagno appartiene alla parrocchia ozzanese.
Commenta il diacono Gigi Cabrino prossimo all’ordinazione sacerdotale dell’8 dicembre che dal mese di settembre affianca don Giancarlo Casalone nella conduzione della parrocchia ozzanese di San Salvatore: «La Casa di Riposo ha chiuso solo per un unico motivo: non poteva più essere gestita in perdita. Ma, oltre a questo motivo principale, non figuravano più i presupposti per continuare mancando ogni prospettiva futura. Con il vescovo si è deciso pertanto di chiudere la Boltri-Lavagno. Era stato consigliato di nominare un commissario ma poi non se ne è fatto nulla. La perdita economica era notevole, dell’ordine di 8-10.000 euro al mese! Continuare così sarebbe stato un “suicidio economico”. Ho spiegato tutto questo agli ozzanesi durante la messa domenicale proprio per non creare equivoci e non alimentare polemiche e voci incontrollate».
La Boltri-Lavagno è stata realizzata nel 1983 e, nel corso degli anni, ha ospitato molte iniziative a beneficio degli anziani. Anni addietro fu anche presentato un progetto di ristrutturazione di un paio di miliardi di vecchie lire che, però, non venne finanziato.
Priore della Confraternita dei Disciplinante che gestiva la Boltri-Lavagno è Marco Beltrame, ex sindaco e attuale consigliere di minoranza il quale non ha rilasciato commenti.
Sulla chiusura della Casa di Riposo interviene il sindaco Davide Fabbri: «Spiace - commenta - perchè un servizio che perde il paese. Beltrame deve essere orgoglioso del lavoro svolto in questi anni ma le normative sono purtroppo cambiate, c’era troppo da spendere per adeguare la struttura alle moderne esigenze. Elevati i costi gestionali e del personale, vertiginose le spese. Ci siamo sentiti per cercare di intavolare trattative con i privati e nuove soluzioni. Contatti ne abbiamo avuti ma è ovvio che i privati guardano ai loro tornaconti e così ogni intesa è stata interrotta. C’è crisi e nessuno ha voluto investire. Sotto i 30 posti oggi è davvero arduo mantenere in vita una Casa di riposo. C’è poi anche il lato umano: gli anziani, divisi dai trasferimenti, perdono le vecchie amicizie».
In paese, specie tra gli anziani, c’è mugugno per la chiusura della Boltri-Lavagno: «È stato perso - dicono - un importante servizio sociale».