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Per Leri-Cavour servono dodici milioni di euro

Si avvicina l’appuntamento con il 2011, quando si celebrerà il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e anche in previsione di questo evento, il sindaco Giovanni Ravasenga ha convocato un incontro per discutere del futuro del borgo di Leri-Cavour, che si è tenuto venerdì scorso nella chiesa della piccola grangia. Erano presenti il prefetto di Vercelli Pasquale Minunni, l’architetto Gianni Bergadano, direttore regionale della Soprintendenza ai Beni Culturali, l’assessore provinciale Marco Fra, l’architetto Maria Teresa Roli dell’Associazione Italia Nostra, il presidente dell’Ovest Sesia Dario Bussandri, il presidente della Fondazione Cavour Ippolito Calvi di Bergolo, Domenico Molzino dell’Associazione Tridinum. «Recuperare le strutture e riportare la gente a vivere in questa grangia resta l’obiettivo principale per salvare questo borgo - ha spiegato Ravasenga - bisognerà pensare inizialmente ad intervento conservativo, per poi inserire il borgo in un itinerario di percorsi storici: la storia del Conte di Cavour e dell’Italia è legata a questo territorio». Il borgo di Leri fa parte delle sette grange di Lucedio, l’unica che di fatto è stata completamente abbandonata, nell’indifferenza generale. L’anno scorso il Comune di Trino ne ha rilevato la proprietà dall’Enel, per la cifra simbolica di mille euro. Per i primi interventi di pulizia e salvaguardia generale servirebbero almeno 2 milioni di euro, «ma uno studio di fattibilità per il recupero completo, ci dice che l’investimento complessivo dovrebbe essere di 12 milioni» ha sottolineato il primo cittadino. «Su invito della Presidenza della Repubblica mi sono mosso per documentare l’attuale situazione - ha spiegato il prefetto - proprio nell’ambito dei festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Noto un certo interesse, ma è chiaro che stiamo parlando di cifre importanti se si pensa alla disponibilità generale di fondi a disposizione per questo tipo di interventi. E’ importante evitare che si torni al degrado». Per la Soprindentenza «ci troviamo di fronte ad una realtà molto complessa - ha detto l’architetto Bergadano - l’intento è quello di formare un tavolo di collaborazione dove ognuno possa portare il suo contributo. Bisogna poi pensare ad un sistema di gestione e valorizzazione nel lungo periodo, il primo passo spetta però al Comune di Trino, proprietario del bene”. E Ravasenga replica: «Per evitare questo degrado ci sarebbe voluta un minimo di sensibilità da parte dei proprietari precedenti, che non hanno avuto alcuna delicatezza per la salvaguardia di questi immobili. Adesso è importante dare un minimo di decoro a questo luogo, per fare in modo che nel 2011, chi vorrà arrivare da queste parti lo possa fare. Con i proprietari dei terreni abbiamo parlato e c’è un interesse per risolvere il problema della custodia e della gestione». La questione viene seguita da qualche anno con particolare attenzione da Italia Nostra: «Più volte abbiamo sollecitato la Soprintendenza che da alcuni anni ha messo un vincolo su queste strutture. Credo che sia colpevole l’atteggiamento della vecchia proprietà, in quanto tutto è potuto accadere perchè non c’era alcuna tutela. Un’acquisizione ad uso pubblico e una gestione ad uso agricolo sarebbe la soluzione ideale. Alla Soprintendenza chiediamo la chiave di modalità del recupero». Alla progettualità sono pronti ad aderire la Provincia di Vercelli e l’Ovest Sesia, ma è chiaro che la strada da percorrere è quella di recuperare fondi da parte di privati, come ha invitato a fare il prefetto, che ha anche consigliato alle parti in causa di stipulare un protocollo d’intesa per mettere in campo nuove sinergie e formalizzare di fatto questa proposta di collaborazione. Lo stesso prefetto si è poi impegnato a scrivere alle istituzioni locali e regionali per sottoporre alla loro attenzione questa iniziativa. Il presidente della Fondazione Cavour, ha fatto notare come «il patrimonio di Cavour sia enorme. Lo statista si formò nelle sue capacità imprenditoriali proprio a Leri. All’estero la sua figura ha un richiamo forte e bisogna fare vin modo che tutti i suoi luoghi vengano legati da un filo conduttore». Gli itinerari europei sono insomma molteplici e questa potrebbe essere un’ulteriore chiave di lettura per rilanciare questo borgo che deve essere caro non solo agli abitanti di questo territorio, ma a tutti gli italiani.

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