Processo breve: preoccupazione anche per il caso Eternit
La Giunta provinciale di Alessandria esprime «grande preoccupazione» per il decreto legislativo sul processo breve, «che prevederebbe l’estinzione, per violazione dei termini di durata ragionevole del processo - sottolinea un comunicato stampa diffuso ieri da Palazzo Ghilini - anche per reati in materia di sicurezza dei lavoratori, tra cui quelli relativi alle vittime dell’amianto e dei malati cronici dei dipendenti dell’ex Eternit di Casale Monferrato».
Il ddl contenente misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, recentemente presentato dal Governo, prevede, per i processi per i quali la pena risulta inferiore ad un massimo di dieci anni di reclusione - sottolinea ancora la Provincia riassumento i termini del provvedimento - il non doversi procedere per estinzione del processo stesso, per violazione dei termini di durata ragionevole del procedimento identificati in due anni per grado di giudizio.
«Lo scorso 6 aprile si è svolta la prima udienza preliminare del processo contro l’Eternit di Casale, azienda produttrice di manufatti in amianto accusata della morte di quasi 3 mila lavoratori uccisi dalle polveri del metallo dal 1983 ad oggi. La proposta formulata dal Governo – afferma il presidente della Provincia di Alessandria Paolo Filippi – potrebbe riguardare anche i reati in materia di sicurezza dei lavoratori dell’Eternit, finendo per comportare pesanti ripercussioni sulla vertenza in sede civile per il riconoscimento dei danni subiti. Questo renderebbe vani anni di lotta da parte dell’associazione dei famigliari delle vittime dell’amianto, in quella che è stata una lunghissima vertenza che ha visto coinvolti anche gli enti locali e le associazioni sindacali».
Il documento del PD
Sono le stesse preoccupazioni dei consiglieri comunali del PD di Casale - primo firmatario Gianni Crisafulli - che hanno presentato un ordine del giorno che invita il sindaco Giorgio Demezzi «a intraprendere ogni utile azione nei confronti della Presidenza del Consiglio, della Presidenza della Camera dei Deputati e della Presidenza del Senato della Repubblica, per impedire che nel testo di legge, possano essere previste norme che impediscano ai lavoratori ed ai cittadini di ottenere giustizia».